Calcio
IL COMMENTO - Di Fiore: "Bisogna dare il giusto peso e rilevanza alle vicende che hanno coinvolto Maradona"
26.03.2026 19:00 di Napoli Magazine
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Su CRC, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto il giornalista Gigi Di Fiore: "Ho lavorato per 38 anni al “Il Mattino” di Napoli e, purtroppo, da grande tifoso del Napoli e amante di Maradona mi sono ritrovato a scrivere anche degli aspetti bui della vita di Diego. Ricordo quando fui invitato nel 1990 a Roma per partecipare al Processo del Lunedì in Rai e c'era anche Gianni Brera che definiva Maradona un "indio". Devo ammettere che ho seguito la vicenda con grande professionalità e rigore, ma anche con grande dolore. Ho rievocato qualche mio ricordo all’interno della puntata di Saviano su La7 di ieri. Una in particolare è quella che riguarda quel lunedì in albis quando Maradona, saputo della positività al doping, era pronto a lasciare Napoli. Aveva la casa piena di bagagli e la moglie, Claudia, era già partita con le figle per l’Argentina. Andarono a trovarlo alcuni suoi compagni di squadra e il suo avvocato, Enzo Siniscalchi, che gli portò una pastiera che Maradona non toccò proprio. Dopo un po’, chi seguiva all’epoca la cronaca giudiziaria sa che un giornale sparò in prima pagina una notizia: “Prossimo ritiro del passaporto per Maradona” ma era una notizia falsa. Siniscalchi mi raccontò che a quel punto Diego andò a chiudersi in bagno e scoppiò a piangere poiché aveva paura di non poter partire e raggiungere in Argentina la moglie e i figli. Il suo avvocato a quel punto chiamò il Ministro Vincenzo Scotti, suo caro amico, che aveva avuto un ruolo fondamentale nell’acquisizione e nella fideiussione del Banco di Napoli, e gli chiese se fosse vera quella notizia sul possibile ritiro del passaporto al suo assistito e che non poteva partire. Il Ministro Scotti chiuse il telefono e gli chiese di aspettare cinque minuti. Dopo lo richiamò e gli disse che non c’era alcun problema e che Maradona poteva tranquillamente partire. Tra le tante cose di cui Maradona è stato accusato e per cui ha violato la legge, due sono state quelle che più hanno addolorato il campione argentino: la prima è il fatto di aver assunto la cocaina prima di giocare a calcio. Lui non aveva mai avuto problemi di interferenza tra il calcio e la cocaina. Dopo di che, c’è stata la vicenda con Diego Junior che riuscì a risolvere negli ultimi anni della sua vita in maniera brillante. Quella è stata una storia di affetto e di amore. Non si può separare il calcio dalla vita di tutti giorni e dalla nostra città. Questi aspetti prima o poi si intrecciano fra di loro poiché seguono un percorso parallelo che si intreccia con le vicende della città in cui vivi. Bisogna dare il giusto peso e rilevanza alle vicende che hanno coinvolto Maradona nel corso degli anni e mettere tutto nella giusta dimensione. L’approccio alla cocaina non iniziò a Napoli ma a Barcellona per via del cognato. Lui non aveva mai incontrato e conosciuto Luigi Giuliano. L’unico esponente dell'omonimo clan napoletano che conosceva Maradona e lo chiamava a telefono era Carmine Giuliano. Maradona non ebbe mai alcun legame con la famiglia Giuliano".

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26/03/2026 - 19:00

Su CRC, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto il giornalista Gigi Di Fiore: "Ho lavorato per 38 anni al “Il Mattino” di Napoli e, purtroppo, da grande tifoso del Napoli e amante di Maradona mi sono ritrovato a scrivere anche degli aspetti bui della vita di Diego. Ricordo quando fui invitato nel 1990 a Roma per partecipare al Processo del Lunedì in Rai e c'era anche Gianni Brera che definiva Maradona un "indio". Devo ammettere che ho seguito la vicenda con grande professionalità e rigore, ma anche con grande dolore. Ho rievocato qualche mio ricordo all’interno della puntata di Saviano su La7 di ieri. Una in particolare è quella che riguarda quel lunedì in albis quando Maradona, saputo della positività al doping, era pronto a lasciare Napoli. Aveva la casa piena di bagagli e la moglie, Claudia, era già partita con le figle per l’Argentina. Andarono a trovarlo alcuni suoi compagni di squadra e il suo avvocato, Enzo Siniscalchi, che gli portò una pastiera che Maradona non toccò proprio. Dopo un po’, chi seguiva all’epoca la cronaca giudiziaria sa che un giornale sparò in prima pagina una notizia: “Prossimo ritiro del passaporto per Maradona” ma era una notizia falsa. Siniscalchi mi raccontò che a quel punto Diego andò a chiudersi in bagno e scoppiò a piangere poiché aveva paura di non poter partire e raggiungere in Argentina la moglie e i figli. Il suo avvocato a quel punto chiamò il Ministro Vincenzo Scotti, suo caro amico, che aveva avuto un ruolo fondamentale nell’acquisizione e nella fideiussione del Banco di Napoli, e gli chiese se fosse vera quella notizia sul possibile ritiro del passaporto al suo assistito e che non poteva partire. Il Ministro Scotti chiuse il telefono e gli chiese di aspettare cinque minuti. Dopo lo richiamò e gli disse che non c’era alcun problema e che Maradona poteva tranquillamente partire. Tra le tante cose di cui Maradona è stato accusato e per cui ha violato la legge, due sono state quelle che più hanno addolorato il campione argentino: la prima è il fatto di aver assunto la cocaina prima di giocare a calcio. Lui non aveva mai avuto problemi di interferenza tra il calcio e la cocaina. Dopo di che, c’è stata la vicenda con Diego Junior che riuscì a risolvere negli ultimi anni della sua vita in maniera brillante. Quella è stata una storia di affetto e di amore. Non si può separare il calcio dalla vita di tutti giorni e dalla nostra città. Questi aspetti prima o poi si intrecciano fra di loro poiché seguono un percorso parallelo che si intreccia con le vicende della città in cui vivi. Bisogna dare il giusto peso e rilevanza alle vicende che hanno coinvolto Maradona nel corso degli anni e mettere tutto nella giusta dimensione. L’approccio alla cocaina non iniziò a Napoli ma a Barcellona per via del cognato. Lui non aveva mai incontrato e conosciuto Luigi Giuliano. L’unico esponente dell'omonimo clan napoletano che conosceva Maradona e lo chiamava a telefono era Carmine Giuliano. Maradona non ebbe mai alcun legame con la famiglia Giuliano".