Mentre le 48 nazionali qualificate sono impegnate ai Mondiali, l'Italia studia la ripartenza con Giovanni Malagò. L'ultima Coppa del Mondo per la nostra Nazionale risale al 2014, quando in panchina c'era Cesare Prandelli. L'ex CT ha parlato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport, partendo da ciò che gli rimane dalla sconfitta ai playoff contro la Bosnia: "Il pianto di mio nipote Francesco che è nato nel 2015 e ha undici anni. Abbiamo visto Bosnia-Italia in tv e alla fine era in lacrime. 'Nonno, non andiamo al Mondiale'. Non potevo dirgli molto, ma so che continuando così ci saranno tanti altri bambini in lacrime in futuro. Dovremo muoverci subito, non c'è tempo".
Un'emergenza che rimane irrisolta da troppo tempo, nonostante un tentativo di riforma proposto anche dallo stesso Prandelli: "Siete tutti testimoni di quello che è successo. Ricordo di aver presentato con altri una relazione al presidente Abete, era il 2013, prima del Brasile. Sentivamo il bisogno di intervenire. La proposta era semplice, legata al fatto che i giovani, dopo l'Under 21, non giocavano quasi più nei club ed erano immaturi per la Nazionale. Bravi solo fino alle giovanili".
L'idea dell'allora CT anticipava la comparsa degli anni successivi delle formazioni Under 23: "Volevo creare una Nazionale Under 23 come le squadre di Juve e Milan. Un'Italia Futuro da iscrivere in un campionato di Serie C. Con tutti giocatori che i club non vogliono utilizzare una volta finito il ciclo Under 21. A spese federali, senza chiedere premi di rivalutazione. Due anni in questo "club". Risposta dei presidenti: sì, ma noi compriamo i giovani all'estero perché costano meno. Non è vero". E alla fine un nulla di fatto: "La proposta era piaciuta, la politica del pallone si oppose. Mi dissero: 'Un CT deve fare il CT', come se avessi invaso un campo non mio. Così continueremo a far crescere i giovani da 14 a 21 anni e poi li perderemo. Anche Gravina era interessato. Arriva l'avvocato e ti dice che non è nello statuto, arriva un altro e ti dice che non c'è una città. Ma per favore, lo statuto si cambia, c'è Coverciano, la Fiorentina darebbe il Viola Park. E non solo".
E per Prandelli, non si parla solo di calciatori: "Perdiamo anche un'altra occasione: creando questa struttura, con più tecnici, crescerebbero i ragazzi e crescerebbero anche i tecnici federali. Dove è cresciuto Chivu come tecnico? Se quel tecnico ti segue da 10 a 21 anni diventa più di un allenatore, ma un riferimento umano. Cambia tutto. Per tornare anche ad avere un ct federale. La nostra storia di successi è questa: Maldini, Vicini, Bearzot".
Prandelli si dice però pessimista, o meglio "realista", riguardo ciò che attende quello che sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale: "Parliamo tutti di grandi CT. Ne abbiamo avuti ma non sono riusciti a fare risultati perché il CT non può fare niente se non ha giocatori, Il rischio è che anche in futuro sarà così,. Anche il prossimo avrà problemi". Pochi dubbi, però, sul nome che sceglierebbe: "Baldini. Ha visto come era la sua Italia? Umanità, valori. Sarebbe un riferimento non solo calcistico. Uno che lavora con i giovani, per bene, che sa di calcio. Ma devono farlo lavorare. Gattuso ha avuto poco tempo, non poteva allenare i giocatori e ha deciso di incontrarli, creare gruppo, ha fatto una cosa splendida, ma non gli hanno dato due giorni di allenamento. Due giorni, cavolo! Ci sono nazioni che hanno fermato il campionato e Rino non ha avuto due giorni. Che poteva fare?".
di Napoli Magazine
24/06/2026 - 20:38
Mentre le 48 nazionali qualificate sono impegnate ai Mondiali, l'Italia studia la ripartenza con Giovanni Malagò. L'ultima Coppa del Mondo per la nostra Nazionale risale al 2014, quando in panchina c'era Cesare Prandelli. L'ex CT ha parlato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport, partendo da ciò che gli rimane dalla sconfitta ai playoff contro la Bosnia: "Il pianto di mio nipote Francesco che è nato nel 2015 e ha undici anni. Abbiamo visto Bosnia-Italia in tv e alla fine era in lacrime. 'Nonno, non andiamo al Mondiale'. Non potevo dirgli molto, ma so che continuando così ci saranno tanti altri bambini in lacrime in futuro. Dovremo muoverci subito, non c'è tempo".
Un'emergenza che rimane irrisolta da troppo tempo, nonostante un tentativo di riforma proposto anche dallo stesso Prandelli: "Siete tutti testimoni di quello che è successo. Ricordo di aver presentato con altri una relazione al presidente Abete, era il 2013, prima del Brasile. Sentivamo il bisogno di intervenire. La proposta era semplice, legata al fatto che i giovani, dopo l'Under 21, non giocavano quasi più nei club ed erano immaturi per la Nazionale. Bravi solo fino alle giovanili".
L'idea dell'allora CT anticipava la comparsa degli anni successivi delle formazioni Under 23: "Volevo creare una Nazionale Under 23 come le squadre di Juve e Milan. Un'Italia Futuro da iscrivere in un campionato di Serie C. Con tutti giocatori che i club non vogliono utilizzare una volta finito il ciclo Under 21. A spese federali, senza chiedere premi di rivalutazione. Due anni in questo "club". Risposta dei presidenti: sì, ma noi compriamo i giovani all'estero perché costano meno. Non è vero". E alla fine un nulla di fatto: "La proposta era piaciuta, la politica del pallone si oppose. Mi dissero: 'Un CT deve fare il CT', come se avessi invaso un campo non mio. Così continueremo a far crescere i giovani da 14 a 21 anni e poi li perderemo. Anche Gravina era interessato. Arriva l'avvocato e ti dice che non è nello statuto, arriva un altro e ti dice che non c'è una città. Ma per favore, lo statuto si cambia, c'è Coverciano, la Fiorentina darebbe il Viola Park. E non solo".
E per Prandelli, non si parla solo di calciatori: "Perdiamo anche un'altra occasione: creando questa struttura, con più tecnici, crescerebbero i ragazzi e crescerebbero anche i tecnici federali. Dove è cresciuto Chivu come tecnico? Se quel tecnico ti segue da 10 a 21 anni diventa più di un allenatore, ma un riferimento umano. Cambia tutto. Per tornare anche ad avere un ct federale. La nostra storia di successi è questa: Maldini, Vicini, Bearzot".
Prandelli si dice però pessimista, o meglio "realista", riguardo ciò che attende quello che sarà il prossimo commissario tecnico della Nazionale: "Parliamo tutti di grandi CT. Ne abbiamo avuti ma non sono riusciti a fare risultati perché il CT non può fare niente se non ha giocatori, Il rischio è che anche in futuro sarà così,. Anche il prossimo avrà problemi". Pochi dubbi, però, sul nome che sceglierebbe: "Baldini. Ha visto come era la sua Italia? Umanità, valori. Sarebbe un riferimento non solo calcistico. Uno che lavora con i giovani, per bene, che sa di calcio. Ma devono farlo lavorare. Gattuso ha avuto poco tempo, non poteva allenare i giocatori e ha deciso di incontrarli, creare gruppo, ha fatto una cosa splendida, ma non gli hanno dato due giorni di allenamento. Due giorni, cavolo! Ci sono nazioni che hanno fermato il campionato e Rino non ha avuto due giorni. Che poteva fare?".