Vent’anni dopo Berlino 2006, il ricordo è ancora lì, vivido. Per Simone Barone, campione del mondo con l’Italia di Marcello Lippi, la nostalgia è il passato che serve soprattutto a guardare al futuro. A Palermo, prima della sfida speciale a padel con Di Canio, Amelia e Fiore, l’ex centrocampista azzurro riflette sul momento del calcio italiano, la Nazionale e il futuro del Palermo, la città che considera casa sua. A vent’anni dal trionfo mondiale del 2006, l’insegnamento di quella Nazionale sarebbe utile per far ripartire il mondo azzurro, adesso in crisi: "Vent’anni sono tanti e col passare del tempo ti rendi davvero conto di ciò che hai fatto e di quanto sia difficile vincere un Mondiale – dice a margine del FIP Silver Mediolanum Padel Cup - Lo capisci ancora di più oggi, vedendo che l’Italia ha saltato le ultime tre edizioni. È qualcosa che fa male a tutti. L’insegnamento è che bisogna ripartire dalle basi, dalle cose semplici: dalla passione dei bambini per il calcio, dalla qualità degli insegnanti nei settori giovanili, che rappresentano le fondamenta di tutto il movimento. Poi serve più coraggio quando i ragazzi crescono. Bisogna dare spazio ai giovani italiani, farli giocare, lasciarli sbagliare e migliorare. Solo così potremo tornare dove l’Italia merita di stare, anche se servirà tempo perché il divario accumulato è importante".
NAZIONALE - Il discorso porta inevitabilmente alla Nazionale e alle possibili scelte per il nuovo corso azzurro. "Malagò e Mancini? Intanto credo che Baldini abbia fatto molto bene in queste amichevoli. Ha portato gran parte del gruppo Under 21, ad eccezione di alcuni ragazzi che avevano già avuto esperienze in Nazionale maggiore come Pio Esposito, Pisilli o Donnarumma. È stata una bella opportunità di crescita per loro e anche un modo per capire quanto sia speciale indossare la maglia azzurra. Per quanto riguarda i nomi che circolano – prosegue Barone - sia Mancini sia Conte sono allenatori di altissimo livello. Hanno già guidato la Nazionale, conoscono perfettamente quelle dinamiche e sono uomini di calcio. La cosa più importante è scegliere persone che abbiano ancora entusiasmo, passione e motivazioni forti per affrontare un percorso che non si esaurirà in pochi mesi, ma che dovrà portare risultati nel prossimo biennio e guardare anche ai prossimi quattro anni".
L’AMORE PER IL PALERMO - Dall’amore per la Nazionale a quello per il Palermo il passaggio è dolce e obbligato, anche se quel ko nei playoff è una punta di dolore. Quindi, cosa manca per rivedere la sua ex squadra protagonista nel calcio italiano? "Manca poco e manca tanto allo stesso tempo. Lo dico anche da tifoso del Palermo, perché qui sono stato benissimo e questa città mi è rimasta nel cuore. Palermo merita la Serie A per passione, calore e partecipazione. A volte, però, proprio questa enorme voglia di tornare subito in alto può trasformarsi in pressione eccessiva. In certe partite può rendere la squadra più tesa rispetto agli avversari. Adesso è arrivato un allenatore preparato come Inzaghi. Non è riuscito a centrare subito la promozione, ma sappiamo bene che la Serie B è un campionato complicatissimo, dove ogni anno ci sono squadre molto attrezzate e spesso anche qualche sorpresa". Però il futuro potrebbe essere roseo. Anzi, rosanero. "La base tecnica c’è eccome. Il Palermo è una squadra forte, una società che ha investito molto e che può contare su giocatori importanti. Penso a Pohjanpalo, a Gomes, a Ceccaroni, a Segre, a tanti elementi che rappresentano una base significativa. In più Palermo – prosegue il campione del mondo 2006 - è una piazza viva, affascinante, che può attirare sia giovani interessanti sia giocatori più esperti. Per questo credo che la strada sia quella di continuare a costruire senza stravolgere tutto. Servono gli innesti giusti, le persone giuste e la capacità di lavorare con equilibrio. La qualità per puntare in alto c’è già. L’importante è non caricarsi di ulteriori pressioni rispetto a quelle che naturalmente una piazza come Palermo porta con sé. Se si riuscirà a mantenere questo equilibrio, ci saranno tutte le condizioni per provare a raggiungere l’obiettivo che tutti aspettano".
di Napoli Magazine
14/06/2026 - 14:04
Vent’anni dopo Berlino 2006, il ricordo è ancora lì, vivido. Per Simone Barone, campione del mondo con l’Italia di Marcello Lippi, la nostalgia è il passato che serve soprattutto a guardare al futuro. A Palermo, prima della sfida speciale a padel con Di Canio, Amelia e Fiore, l’ex centrocampista azzurro riflette sul momento del calcio italiano, la Nazionale e il futuro del Palermo, la città che considera casa sua. A vent’anni dal trionfo mondiale del 2006, l’insegnamento di quella Nazionale sarebbe utile per far ripartire il mondo azzurro, adesso in crisi: "Vent’anni sono tanti e col passare del tempo ti rendi davvero conto di ciò che hai fatto e di quanto sia difficile vincere un Mondiale – dice a margine del FIP Silver Mediolanum Padel Cup - Lo capisci ancora di più oggi, vedendo che l’Italia ha saltato le ultime tre edizioni. È qualcosa che fa male a tutti. L’insegnamento è che bisogna ripartire dalle basi, dalle cose semplici: dalla passione dei bambini per il calcio, dalla qualità degli insegnanti nei settori giovanili, che rappresentano le fondamenta di tutto il movimento. Poi serve più coraggio quando i ragazzi crescono. Bisogna dare spazio ai giovani italiani, farli giocare, lasciarli sbagliare e migliorare. Solo così potremo tornare dove l’Italia merita di stare, anche se servirà tempo perché il divario accumulato è importante".
NAZIONALE - Il discorso porta inevitabilmente alla Nazionale e alle possibili scelte per il nuovo corso azzurro. "Malagò e Mancini? Intanto credo che Baldini abbia fatto molto bene in queste amichevoli. Ha portato gran parte del gruppo Under 21, ad eccezione di alcuni ragazzi che avevano già avuto esperienze in Nazionale maggiore come Pio Esposito, Pisilli o Donnarumma. È stata una bella opportunità di crescita per loro e anche un modo per capire quanto sia speciale indossare la maglia azzurra. Per quanto riguarda i nomi che circolano – prosegue Barone - sia Mancini sia Conte sono allenatori di altissimo livello. Hanno già guidato la Nazionale, conoscono perfettamente quelle dinamiche e sono uomini di calcio. La cosa più importante è scegliere persone che abbiano ancora entusiasmo, passione e motivazioni forti per affrontare un percorso che non si esaurirà in pochi mesi, ma che dovrà portare risultati nel prossimo biennio e guardare anche ai prossimi quattro anni".
L’AMORE PER IL PALERMO - Dall’amore per la Nazionale a quello per il Palermo il passaggio è dolce e obbligato, anche se quel ko nei playoff è una punta di dolore. Quindi, cosa manca per rivedere la sua ex squadra protagonista nel calcio italiano? "Manca poco e manca tanto allo stesso tempo. Lo dico anche da tifoso del Palermo, perché qui sono stato benissimo e questa città mi è rimasta nel cuore. Palermo merita la Serie A per passione, calore e partecipazione. A volte, però, proprio questa enorme voglia di tornare subito in alto può trasformarsi in pressione eccessiva. In certe partite può rendere la squadra più tesa rispetto agli avversari. Adesso è arrivato un allenatore preparato come Inzaghi. Non è riuscito a centrare subito la promozione, ma sappiamo bene che la Serie B è un campionato complicatissimo, dove ogni anno ci sono squadre molto attrezzate e spesso anche qualche sorpresa". Però il futuro potrebbe essere roseo. Anzi, rosanero. "La base tecnica c’è eccome. Il Palermo è una squadra forte, una società che ha investito molto e che può contare su giocatori importanti. Penso a Pohjanpalo, a Gomes, a Ceccaroni, a Segre, a tanti elementi che rappresentano una base significativa. In più Palermo – prosegue il campione del mondo 2006 - è una piazza viva, affascinante, che può attirare sia giovani interessanti sia giocatori più esperti. Per questo credo che la strada sia quella di continuare a costruire senza stravolgere tutto. Servono gli innesti giusti, le persone giuste e la capacità di lavorare con equilibrio. La qualità per puntare in alto c’è già. L’importante è non caricarsi di ulteriori pressioni rispetto a quelle che naturalmente una piazza come Palermo porta con sé. Se si riuscirà a mantenere questo equilibrio, ci saranno tutte le condizioni per provare a raggiungere l’obiettivo che tutti aspettano".