Calcio
IL PARERE - Di Canio: "Italia? Il talento c’è, ma i ragazzi devono diventare protagonisti nei club in cui giocano"
14.06.2026 13:46 di Napoli Magazine
aA

Dalla crisi della Nazionale al futuro del calcio italiano, passando per la Lazio e il Mondiale. Paolo Di Canio, ex attaccante, ha affrontato i principali temi dell'attualità da Palermo, dove ha preso parte a una partita speciale insieme agli ex azzurri Marco Amelia, Simone Barone e Stefano Fiore. l'ex Lazio si è soffermato in particolare sulla necessità di rilanciare il movimento partendo dai giovani e dal recupero di identità e senso di appartenenza.

 

RIPARTIRE DALLA BASE  - "Bisogna partire dalla base – dice Di Canio durante il FIP Silver Mediolanum Padel Cup - Per avere una Nazionale competitiva servono ragazzi che crescano bene nei settori giovanili, non soltanto dal punto di vista tecnico e tattico ma anche umano. Servono valori, senso di appartenenza e orgoglio di rappresentare il proprio Paese". L’ex West Ham e Lazio riflette e aggiunge: "In passato avevamo qualcosa di speciale: il talento unito alla voglia di essere protagonisti e di rendere orgogliosi gli italiani. Oggi quel sentimento si è un po’ perso. Non per colpa dei ragazzi, ma perché il mondo è cambiato, si è ridotto il senso di identità. Per questo bisogna investire sui giovani italiani, soprattutto in quella fascia d’età in cui maturano".

 

C’è entusiasmo sull’Under 21 di Baldini, un punto dal quale ripartire: "In questi anni ho sentito troppi giudizi superficiali. Io sono molto critico verso il calcio italiano, ma proprio perché gli voglio bene. Anche quando si vince bisogna fare autocritica. Significa assumersi responsabilità e spingere chi decide a migliorare il sistema. Per questo non credo che basti convocare tanti giovani per risolvere il problema e prima di tutto devono giocare nei loro club. Penso a Pio Esposito, Bartesaghi e ad altri ragazzi interessanti: il talento c’è, ma devono diventare protagonisti".

 

MALAGO’ E MANCINI - La rinascita della FIGC e della Nazionale potrebbe essere affidata alla coppia Malagò Mancini: "Bisogna fare presto, perché siamo già in ritardo. Detto questo, l’idea di un progetto di lungo periodo mi convince. Ho sentito parlare di sei anni, ma per rigenerare davvero un sistema ne servono almeno dieci. L’esempio dell’Inghilterra è lì da vedere: hanno investito per anni e oggi continuano a produrre talenti in ogni reparto. Malagò è una persona che ha ottenuto risultati importanti nello sport italiano e conosce bene il sistema. Quanto a Mancini, qualcuno ricorda soltanto il finale della sua esperienza in Nazionale, ma non dimentichiamo che l’ultimo grande trofeo dell’Italia porta la sua firma. Abbiamo vinto un Europeo con una forte identità, grazie anche al lavoro straordinario di Gianluca Vialli nel creare uno spirito di famiglia. Credo che Mancini possa ancora trasmettere quel senso di appartenenza".

 

LA MISSIONE DI GATTUSO - Dall’azzurro della Nazionale ai colori del cuore, quelli della Lazio: "Gattuso? Chiunque arrivi alla Lazio deve considerarsi fortunato. È una piazza straordinaria, con una tifoseria meravigliosa. Il problema è che ai tifosi, negli ultimi tempi, è mancata l’illusione. E l’illusione è l’ultima cosa che resta a chi ama una squadra. Non parlo soltanto della speranza o del sogno: parlo della possibilità di immaginare che qualcosa di grande possa accadere. La società ha avuto anche dei meriti e dei risultati, questo va riconosciuto. Ma non c’è mai stata continuità e negli ultimi due anni la situazione è peggiorata e poi, se dovessero essere confermate forme di protesta con pochi abbonamenti e una presenza ridotta allo stadio, il lavoro dell’allenatore diventerebbe ancora più difficile. Puoi spiegare ai giocatori l’importanza della maglia, puoi motivarli ogni giorno, ma quando giochi in uno stadio vuoto o senti più i cori degli avversari che quelli dei tuoi tifosi, tutto diventa più complicato. Il compito di chi arriverà sulla panchina della Lazio sarà particolarmente complesso: dovrà ricostruire appartenenza, entusiasmo e fiducia".

 

MONDIALE  - Infine il Mondiale. "Chi vince? Se guardiamo al talento puro, la risposta è facile: la Francia. Uso un gioco di parole: ha una quantità di qualità individuale impressionante. Con i cinque cambi che incidono sempre di più nelle partite moderne, avere così tanto talento soprattutto dal centrocampo in su può fare la differenza in qualsiasi momento. Hanno esperienza, fisicità, tecnica. Però non li considero favoriti in maniera schiacciante come fanno molti, perché non sempre riescono a essere una vera squadra. Restano comunque davanti a tutti":

ULTIMISSIME CALCIO
TUTTE LE ULTIMISSIME
NOTIZIE SUCCESSIVE >>>
IL PARERE - Di Canio: "Italia? Il talento c’è, ma i ragazzi devono diventare protagonisti nei club in cui giocano"

di Napoli Magazine

14/06/2026 - 13:46

Dalla crisi della Nazionale al futuro del calcio italiano, passando per la Lazio e il Mondiale. Paolo Di Canio, ex attaccante, ha affrontato i principali temi dell'attualità da Palermo, dove ha preso parte a una partita speciale insieme agli ex azzurri Marco Amelia, Simone Barone e Stefano Fiore. l'ex Lazio si è soffermato in particolare sulla necessità di rilanciare il movimento partendo dai giovani e dal recupero di identità e senso di appartenenza.

 

RIPARTIRE DALLA BASE  - "Bisogna partire dalla base – dice Di Canio durante il FIP Silver Mediolanum Padel Cup - Per avere una Nazionale competitiva servono ragazzi che crescano bene nei settori giovanili, non soltanto dal punto di vista tecnico e tattico ma anche umano. Servono valori, senso di appartenenza e orgoglio di rappresentare il proprio Paese". L’ex West Ham e Lazio riflette e aggiunge: "In passato avevamo qualcosa di speciale: il talento unito alla voglia di essere protagonisti e di rendere orgogliosi gli italiani. Oggi quel sentimento si è un po’ perso. Non per colpa dei ragazzi, ma perché il mondo è cambiato, si è ridotto il senso di identità. Per questo bisogna investire sui giovani italiani, soprattutto in quella fascia d’età in cui maturano".

 

C’è entusiasmo sull’Under 21 di Baldini, un punto dal quale ripartire: "In questi anni ho sentito troppi giudizi superficiali. Io sono molto critico verso il calcio italiano, ma proprio perché gli voglio bene. Anche quando si vince bisogna fare autocritica. Significa assumersi responsabilità e spingere chi decide a migliorare il sistema. Per questo non credo che basti convocare tanti giovani per risolvere il problema e prima di tutto devono giocare nei loro club. Penso a Pio Esposito, Bartesaghi e ad altri ragazzi interessanti: il talento c’è, ma devono diventare protagonisti".

 

MALAGO’ E MANCINI - La rinascita della FIGC e della Nazionale potrebbe essere affidata alla coppia Malagò Mancini: "Bisogna fare presto, perché siamo già in ritardo. Detto questo, l’idea di un progetto di lungo periodo mi convince. Ho sentito parlare di sei anni, ma per rigenerare davvero un sistema ne servono almeno dieci. L’esempio dell’Inghilterra è lì da vedere: hanno investito per anni e oggi continuano a produrre talenti in ogni reparto. Malagò è una persona che ha ottenuto risultati importanti nello sport italiano e conosce bene il sistema. Quanto a Mancini, qualcuno ricorda soltanto il finale della sua esperienza in Nazionale, ma non dimentichiamo che l’ultimo grande trofeo dell’Italia porta la sua firma. Abbiamo vinto un Europeo con una forte identità, grazie anche al lavoro straordinario di Gianluca Vialli nel creare uno spirito di famiglia. Credo che Mancini possa ancora trasmettere quel senso di appartenenza".

 

LA MISSIONE DI GATTUSO - Dall’azzurro della Nazionale ai colori del cuore, quelli della Lazio: "Gattuso? Chiunque arrivi alla Lazio deve considerarsi fortunato. È una piazza straordinaria, con una tifoseria meravigliosa. Il problema è che ai tifosi, negli ultimi tempi, è mancata l’illusione. E l’illusione è l’ultima cosa che resta a chi ama una squadra. Non parlo soltanto della speranza o del sogno: parlo della possibilità di immaginare che qualcosa di grande possa accadere. La società ha avuto anche dei meriti e dei risultati, questo va riconosciuto. Ma non c’è mai stata continuità e negli ultimi due anni la situazione è peggiorata e poi, se dovessero essere confermate forme di protesta con pochi abbonamenti e una presenza ridotta allo stadio, il lavoro dell’allenatore diventerebbe ancora più difficile. Puoi spiegare ai giocatori l’importanza della maglia, puoi motivarli ogni giorno, ma quando giochi in uno stadio vuoto o senti più i cori degli avversari che quelli dei tuoi tifosi, tutto diventa più complicato. Il compito di chi arriverà sulla panchina della Lazio sarà particolarmente complesso: dovrà ricostruire appartenenza, entusiasmo e fiducia".

 

MONDIALE  - Infine il Mondiale. "Chi vince? Se guardiamo al talento puro, la risposta è facile: la Francia. Uso un gioco di parole: ha una quantità di qualità individuale impressionante. Con i cinque cambi che incidono sempre di più nelle partite moderne, avere così tanto talento soprattutto dal centrocampo in su può fare la differenza in qualsiasi momento. Hanno esperienza, fisicità, tecnica. Però non li considero favoriti in maniera schiacciante come fanno molti, perché non sempre riescono a essere una vera squadra. Restano comunque davanti a tutti":