Paulo Fonseca non dimentica il Milan. Intervistato da SportWeek, l’attuale allenatore dell’Olympique Lione è tornato sulla sua esperienza in rossonero, iniziata nell’estate del 2024 e terminata dopo appena 24 partite ufficiali. Al suo posto a fine dicembre arrivò Sergio Conceicao, ma il portoghese ex Roma conserva ancora diversi rimpianti per un’avventura chiusa senza aver avuto, a suo giudizio, il tempo necessario per portare avanti il progetto.
Il rammarico emerge chiaramente dalle sue parole: "Ero stato voluto per cambiare mentalità. Non mi hanno dato il tempo, ma abbiamo giocato tante belle partite e dopo di me non è più successo".
Fonseca ha poi ricordato il suo primo giorno a Milanello, sottolineando la differenza rispetto all’accoglienza riservata successivamente a Ruben Amorim: "Ho visto Amorim arrivare a Milanello e c’era Cardinale in persona ad attenderlo. Quando arrivai io, invece, non c’era nessuno".
L'allenatore portoghese ha rivendicato anche la fermezza mostrata nella gestione dello spogliatoio. Una linea portata avanti senza fare distinzioni tra titolari e riserve: "In Italia spesso i calciatori contano più del club. Se qualcuno, anche forte, non meritava, con me non giocava. Nessuno è più grande del Milan".
Non è mancata, infine, una riflessione sulla filosofia calcistica del nostro Paese, ancora - secondo Fonseca - troppo legata al risultato: "La vostra idea di calcio non si vede da nessun’altra parte. Per 90 minuti non giochi e ti difendi, però se all’ultimo segni e vinci va tutto bene e sei bravo".
Differente a suo modo di vedere, invece, il modello portoghese, soprattutto nella crescita dei talenti: "In Portogallo abbiamo la capacità di lavorare bene con i giovani, preparandoli ad arrivare a un livello più alto. Siamo il Paese che lavora meglio sotto questo aspetto".
di Napoli Magazine
17/07/2026 - 16:46
Paulo Fonseca non dimentica il Milan. Intervistato da SportWeek, l’attuale allenatore dell’Olympique Lione è tornato sulla sua esperienza in rossonero, iniziata nell’estate del 2024 e terminata dopo appena 24 partite ufficiali. Al suo posto a fine dicembre arrivò Sergio Conceicao, ma il portoghese ex Roma conserva ancora diversi rimpianti per un’avventura chiusa senza aver avuto, a suo giudizio, il tempo necessario per portare avanti il progetto.
Il rammarico emerge chiaramente dalle sue parole: "Ero stato voluto per cambiare mentalità. Non mi hanno dato il tempo, ma abbiamo giocato tante belle partite e dopo di me non è più successo".
Fonseca ha poi ricordato il suo primo giorno a Milanello, sottolineando la differenza rispetto all’accoglienza riservata successivamente a Ruben Amorim: "Ho visto Amorim arrivare a Milanello e c’era Cardinale in persona ad attenderlo. Quando arrivai io, invece, non c’era nessuno".
L'allenatore portoghese ha rivendicato anche la fermezza mostrata nella gestione dello spogliatoio. Una linea portata avanti senza fare distinzioni tra titolari e riserve: "In Italia spesso i calciatori contano più del club. Se qualcuno, anche forte, non meritava, con me non giocava. Nessuno è più grande del Milan".
Non è mancata, infine, una riflessione sulla filosofia calcistica del nostro Paese, ancora - secondo Fonseca - troppo legata al risultato: "La vostra idea di calcio non si vede da nessun’altra parte. Per 90 minuti non giochi e ti difendi, però se all’ultimo segni e vinci va tutto bene e sei bravo".
Differente a suo modo di vedere, invece, il modello portoghese, soprattutto nella crescita dei talenti: "In Portogallo abbiamo la capacità di lavorare bene con i giovani, preparandoli ad arrivare a un livello più alto. Siamo il Paese che lavora meglio sotto questo aspetto".