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A ROMA - Il MACRO inaugura il primo ciclo di mostre della programmazione 2026
28.04.2026 16:14 di Napoli Magazine
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Dal 29 aprile 2026 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma inaugura il primo ciclo di mostre della programmazione 2026, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, e ideata dalla Direttrice Artistica Cristiana Perrella, dando avvio alla stagione primaverile con un insieme articolato di progetti espositivi che riflettono la pluralità di pratiche e linguaggi al centro della visione del museo.

Questo nuovo capitolo si inserisce nel quadro della programmazione del museo segnando un passaggio significativo verso una dimensione sempre più aperta e internazionale, in cui il MACRO si configura come uno spazio di produzione culturale capace di mettere in relazione ambiti disciplinari differenti e di interrogare il presente attraverso prospettive molteplici. Le mostre in apertura delineano infatti un percorso che attraversa installazione video, ricerca archivistica, racconto immersivo della società letteraria italiana, pratiche femministe legate all’uso dell’immagine in movimento e un’attenzione specifica dedicata al suono e all’ascolto, restituendo la complessità del contemporaneo e rafforzando l’idea del museo come luogo di presa di posizione poetica, attraversamento e confronto pubblico.

Fulcro di questo primo ciclo espositivo è Mechanical Kurds di Hito Steyerl, a cura di Alice Labor, installazione video realizzata nel 2025 e presentata per la prima volta in Italia. Commissionata dal Jeu de Paume di Parigi e dal New Museum di New York — dove è attualmente esposta in occasione della riapertura del museo — l’opera combina un video monocanale con elementi installativi immersivi, espandendo la narrazione cinematografica nello spazio espositivo. Il progetto affronta in modo critico le relazioni tra intelligenza artificiale, lavoro digitale e conflitti geopolitici, portando alla luce i corpi, i territori e le tensioni che rimangono invisibili nei processi di produzione delle tecnologie contemporanee. Attraverso una costruzione che intreccia documentario e finzione, la narrazione si sviluppa tra il campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno, e ambienti generativi, rivelando la precarietà di un’economia digitale fondata su sistemi estrattivi di risorse umane ed energetiche e inserendosi nel dibattito internazionale sulle nuove forme di produzione e controllo dell’immagine.

 

Accanto a questa proposta, la mostra Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega, a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, ripercorre la storia del più importante premio letterario italiano, restituendone il ruolo di osservatorio privilegiato dei mutamenti culturali e linguistici del Paese. Il progetto espositivo, firmato da Supervoid con il progetto grafico di Caneva-Nishimoto, si configura come un’indagine che mette in dialogo letteratura, editoria e arti visive, evidenziando come il Premio Strega abbia contribuito a definire nel tempo immaginari, narrazioni e identità culturali. Dalla costruzione di una “biblioteca ideale” di oltre mille volumi dal 1947 a oggi, organizzati in sequenza cronologica tra protagonisti e narrazioni critiche delle edizioni del Premio, al nastro fotografico che corre lungo il perimetro della sala, fino al volumetto che raccoglie i fatti salienti di ciascun anno, trasformando la lettura in parte integrante dell’esperienza, il percorso espositivo si sviluppa come un racconto stratificato. Al centro, la rievocazione del salotto Bellonci come diorama domestico e relazionale, popolato da opere e oggetti di Casa Bellonci, completa un dispositivo espositivo che si muove tra dimensione pubblica e privata, restituendo il ritratto di un’istituzione centrale nell’immaginario culturale italiano.

La programmazione include inoltre la quattordicesima edizione di SHE DEVIL, storica rassegna di videoarte tutta al femminile ideata da Stefania Miscetti, che trova spazio nella nuova sala video del museo, all’interno della nuova area dedicata all’immagine in movimento e al suono negli spazi dell’ex Birreria Peroni. Pensata come uno spazio corale e dinamico, capace di restituire la pluralità delle pratiche contemporanee legate al video e al film d’artista in ambito femminista, la rassegna SHE DEVIL festeggia i suoi vent’anni di attività presentando al MACRO un panorama ampio e trasversale che esplora i molteplici significati che il sentimento della paura assume oggi. Tra le artiste invitate figurano: Monira Al Qadiri, Cecelia Condit, Raffaella Crispino, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Helen Anna Flanagan & Josefin Arnell, Regina José Galindo, Camille Henrot, Laure Prouvost, P.Staff, Janis Rafa, Tabita Rezaite, Marianna Simnett, Berta Tilmantaite, Neringa Rekašiute, Ruta Meilutyte, Aurelija Urbonaviciute, Yuyan Wang.

In linea con l’attenzione del MACRO per la dimensione sonora e per le pratiche legate alla parola, la sala audio ospita Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, progetto a cura di Andrea Cortellessa dedicato a una delle voci più significative della poesia italiana del Novecento. A trent’anni dalla scomparsa di Amelia Rosselli, il lavoro propone un attraversamento della sua ricerca poetica attraverso materiali sonori e documentari, restituendo la centralità della voce come spazio espressivo e forma di indagine linguistica. Il progetto si articola in due momenti distinti e consecutivi: la prima parte, dal 29 aprile al 28 giugno, è incentrata sulla rivisitazione dei materiali audio presentati nella serie Con l’Ascia Dietro le Spalle. Dieci Anni Senza Amelia Rosselli, realizzata da Andrea Cortellessa per il “Terzo anello” di Radio 3 RAI nel 2006; a partire dal 29 giugno, la programmazione si concentra invece sulla lettura integrale di Impromptu (Edizioni San Marco dei Giustiniani), approfondendo ulteriormente la sua produzione poetica.

Con questo primo ciclo di mostre, aperte fino al 30 agosto 2026, il MACRO inaugura la nuova stagione di mostre che si completerà a fine maggio con l’inaugurazione della grande retrospettiva di Miriam Cahn, Ciò che mi guarda, a cura di Cristiana Perrella, e con Le imperfezioni, a cura di Sara Dolfi Agostini, che presenta le tre vincitrici del Premio Paul Thorel 2025 Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, attive sulla ricerca digitale.

«Con l’apertura della nuova stagione di mostre prende forma un passaggio importante nella costruzione della programmazione del MACRO – dichiara Cristiana Perrella, Direttrice Artistica –. Questo primo ciclo restituisce la volontà di lavorare su una pluralità di pratiche che attraversano e mettono in relazione linguaggi diversi, dalla videoarte alla letteratura, dal suono alla ricerca teorica. Il museo si configura come uno spazio che non semplifica il presente, ma lo rende attraversabile, accogliendone la complessità come condizione necessaria per costruire nuove forme di esperienza e di condivisione».

 
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A ROMA - Il MACRO inaugura il primo ciclo di mostre della programmazione 2026

di Napoli Magazine

28/04/2026 - 16:14

Dal 29 aprile 2026 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma inaugura il primo ciclo di mostre della programmazione 2026, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, e ideata dalla Direttrice Artistica Cristiana Perrella, dando avvio alla stagione primaverile con un insieme articolato di progetti espositivi che riflettono la pluralità di pratiche e linguaggi al centro della visione del museo.

Questo nuovo capitolo si inserisce nel quadro della programmazione del museo segnando un passaggio significativo verso una dimensione sempre più aperta e internazionale, in cui il MACRO si configura come uno spazio di produzione culturale capace di mettere in relazione ambiti disciplinari differenti e di interrogare il presente attraverso prospettive molteplici. Le mostre in apertura delineano infatti un percorso che attraversa installazione video, ricerca archivistica, racconto immersivo della società letteraria italiana, pratiche femministe legate all’uso dell’immagine in movimento e un’attenzione specifica dedicata al suono e all’ascolto, restituendo la complessità del contemporaneo e rafforzando l’idea del museo come luogo di presa di posizione poetica, attraversamento e confronto pubblico.

Fulcro di questo primo ciclo espositivo è Mechanical Kurds di Hito Steyerl, a cura di Alice Labor, installazione video realizzata nel 2025 e presentata per la prima volta in Italia. Commissionata dal Jeu de Paume di Parigi e dal New Museum di New York — dove è attualmente esposta in occasione della riapertura del museo — l’opera combina un video monocanale con elementi installativi immersivi, espandendo la narrazione cinematografica nello spazio espositivo. Il progetto affronta in modo critico le relazioni tra intelligenza artificiale, lavoro digitale e conflitti geopolitici, portando alla luce i corpi, i territori e le tensioni che rimangono invisibili nei processi di produzione delle tecnologie contemporanee. Attraverso una costruzione che intreccia documentario e finzione, la narrazione si sviluppa tra il campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno, e ambienti generativi, rivelando la precarietà di un’economia digitale fondata su sistemi estrattivi di risorse umane ed energetiche e inserendosi nel dibattito internazionale sulle nuove forme di produzione e controllo dell’immagine.

 

Accanto a questa proposta, la mostra Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega, a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, ripercorre la storia del più importante premio letterario italiano, restituendone il ruolo di osservatorio privilegiato dei mutamenti culturali e linguistici del Paese. Il progetto espositivo, firmato da Supervoid con il progetto grafico di Caneva-Nishimoto, si configura come un’indagine che mette in dialogo letteratura, editoria e arti visive, evidenziando come il Premio Strega abbia contribuito a definire nel tempo immaginari, narrazioni e identità culturali. Dalla costruzione di una “biblioteca ideale” di oltre mille volumi dal 1947 a oggi, organizzati in sequenza cronologica tra protagonisti e narrazioni critiche delle edizioni del Premio, al nastro fotografico che corre lungo il perimetro della sala, fino al volumetto che raccoglie i fatti salienti di ciascun anno, trasformando la lettura in parte integrante dell’esperienza, il percorso espositivo si sviluppa come un racconto stratificato. Al centro, la rievocazione del salotto Bellonci come diorama domestico e relazionale, popolato da opere e oggetti di Casa Bellonci, completa un dispositivo espositivo che si muove tra dimensione pubblica e privata, restituendo il ritratto di un’istituzione centrale nell’immaginario culturale italiano.

La programmazione include inoltre la quattordicesima edizione di SHE DEVIL, storica rassegna di videoarte tutta al femminile ideata da Stefania Miscetti, che trova spazio nella nuova sala video del museo, all’interno della nuova area dedicata all’immagine in movimento e al suono negli spazi dell’ex Birreria Peroni. Pensata come uno spazio corale e dinamico, capace di restituire la pluralità delle pratiche contemporanee legate al video e al film d’artista in ambito femminista, la rassegna SHE DEVIL festeggia i suoi vent’anni di attività presentando al MACRO un panorama ampio e trasversale che esplora i molteplici significati che il sentimento della paura assume oggi. Tra le artiste invitate figurano: Monira Al Qadiri, Cecelia Condit, Raffaella Crispino, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Helen Anna Flanagan & Josefin Arnell, Regina José Galindo, Camille Henrot, Laure Prouvost, P.Staff, Janis Rafa, Tabita Rezaite, Marianna Simnett, Berta Tilmantaite, Neringa Rekašiute, Ruta Meilutyte, Aurelija Urbonaviciute, Yuyan Wang.

In linea con l’attenzione del MACRO per la dimensione sonora e per le pratiche legate alla parola, la sala audio ospita Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, progetto a cura di Andrea Cortellessa dedicato a una delle voci più significative della poesia italiana del Novecento. A trent’anni dalla scomparsa di Amelia Rosselli, il lavoro propone un attraversamento della sua ricerca poetica attraverso materiali sonori e documentari, restituendo la centralità della voce come spazio espressivo e forma di indagine linguistica. Il progetto si articola in due momenti distinti e consecutivi: la prima parte, dal 29 aprile al 28 giugno, è incentrata sulla rivisitazione dei materiali audio presentati nella serie Con l’Ascia Dietro le Spalle. Dieci Anni Senza Amelia Rosselli, realizzata da Andrea Cortellessa per il “Terzo anello” di Radio 3 RAI nel 2006; a partire dal 29 giugno, la programmazione si concentra invece sulla lettura integrale di Impromptu (Edizioni San Marco dei Giustiniani), approfondendo ulteriormente la sua produzione poetica.

Con questo primo ciclo di mostre, aperte fino al 30 agosto 2026, il MACRO inaugura la nuova stagione di mostre che si completerà a fine maggio con l’inaugurazione della grande retrospettiva di Miriam Cahn, Ciò che mi guarda, a cura di Cristiana Perrella, e con Le imperfezioni, a cura di Sara Dolfi Agostini, che presenta le tre vincitrici del Premio Paul Thorel 2025 Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, attive sulla ricerca digitale.

«Con l’apertura della nuova stagione di mostre prende forma un passaggio importante nella costruzione della programmazione del MACRO – dichiara Cristiana Perrella, Direttrice Artistica –. Questo primo ciclo restituisce la volontà di lavorare su una pluralità di pratiche che attraversano e mettono in relazione linguaggi diversi, dalla videoarte alla letteratura, dal suono alla ricerca teorica. Il museo si configura come uno spazio che non semplifica il presente, ma lo rende attraversabile, accogliendone la complessità come condizione necessaria per costruire nuove forme di esperienza e di condivisione».