Nei Campi Flegrei il territorio torna a essere racconto, memoria e visione condivisa grazie ad AnimAzione Flegrea, il progetto che nei mesi scorsi ha coinvolto centinaia di studenti in un percorso laboratoriale dedicato ai linguaggi del contemporaneo: video-interviste, fotografia e podcast. Un’iniziativa che ha attraversato otto istituti scolastici tra Bagnoli, Fuorigrotta, Pozzuoli, Monteruscello e Monte di Procida, con l’obiettivo di offrire ai ragazzi strumenti concreti per leggere e reinterpretare il proprio contesto attraverso l’arte della narrazione.
Il progetto ha preso forma come un vero e proprio laboratorio di orientamento culturale e creativo, capace di mettere in dialogo il mondo della scuola con le potenzialità espressive dei nuovi media. Non solo tecnica, dunque, ma una riflessione profonda sul modo in cui un territorio può essere osservato, restituito e raccontato senza stereotipi.
Il documentario come sguardo sul reale
Nel laboratorio di video-interviste, sviluppato tra dicembre e febbraio, studenti e studentesse sono stati guidati alla scoperta del linguaggio documentaristico. Attraverso incontri di due ore per ciascun istituto, il percorso ha affrontato il medium dell’intervista cinematografica, spesso percepito come semplice strumento informativo ma in realtà capace di diventare dispositivo narrativo complesso.
Le lezioni interattive hanno alternato analisi teorica e visione di materiali audiovisivi, spaziando dai documentari di maggiore diffusione su piattaforme come Netflix e Rai fino al cinema d’autore di registi come Mario Martone, Pietro Marcello, Alice Rohrwacher e Agostino Ferrente.
Il confronto con questi modelli ha permesso ai partecipanti di cogliere analogie, differenze e soprattutto il legame tra linguaggio audiovisivo e tessuto umano. Il documentario è stato così restituito nella sua funzione più autentica: uno strumento per leggere il reale e restituirne la complessità.
Nella fase finale del percorso, ai ragazzi è stato chiesto di individuare un aspetto del proprio territorio da raccontare, scegliendo una prospettiva capace di andare oltre una narrazione compiacente o superficiale dell’area flegrea.
Fotografia: dall’autocelebrazione alla consapevolezza
Parallelamente, il laboratorio fotografico ha lavorato su un tema centrale nel rapporto tra giovani e immagini: l’uso consapevole della fotografia.
Partendo dall’etimologia stessa del termine, gli incontri hanno invitato gli studenti a riflettere sul ruolo dell’immagine come linguaggio e non come semplice esposizione di sé. In un’epoca dominata dall’istantaneità degli smartphone e dei social network, la fotocamera è stata reinterpretata come strumento di osservazione e documentazione.
Attraverso lo studio della composizione e dei grandi maestri della fotografia, i partecipanti hanno compreso che ogni scatto nasce da una scelta: cosa includere, cosa escludere, quale significato attribuire allo sguardo.
L’eterogeneità delle scuole coinvolte ha restituito una visione ricca e articolata dei Campi Flegrei. Se il tema del bradisismo è emerso con frequenza, il lavoro di gruppo ha spinto a superare questa chiave di lettura spesso dominante, aprendo l’attenzione verso il patrimonio umano, culturale e produttivo del territorio.
Tra gli esempi più significativi, l’interesse suscitato dal porto di Pozzuoli e dalla nave posacavi, simbolo di un’identità operosa e strategica, capace di connettere le isole del Mediterraneo. Un racconto che restituisce ai Campi Flegrei una dimensione di eccellenza e contemporaneità.
I prossimi incontri porteranno alla formazione di gruppi di lavoro chiamati a sviluppare veri e propri progetti fotografici, con produzione di materiali originali che saranno oggetto di analisi collettiva.
Podcast: il territorio diventa voce
Il laboratorio podcast ha introdotto i giovani al linguaggio della narrazione audio, trasformando il racconto in una forma seriale capace di dare struttura e continuità alle idee.
Anche in questo caso, il progetto ha coinvolto otto scuole, con due classi per quasi tutti gli istituti e tre in un caso specifico. Gli studenti hanno lavorato su un esercizio pratico basato su luoghi, aspetti positivi e criticità del territorio, costruendo storie organizzate in episodi.
Ne è emerso un mosaico di narrazioni che ha unito autobiografia e immaginazione. Accanto ai racconti personali sono nate storie comiche, fantascientifiche, horror e true crime, segno di una creatività viva e capace di usare registri diversi.
Luoghi simbolici come il Lago d'Averno e la Piscina Mirabilis sono entrati nei racconti come elementi attivi della narrazione, non semplici sfondi.
Particolarmente significativo il contributo degli studenti provenienti da aree periferiche come Monteruscello e Monte di Procida, dove il rapporto con il territorio si è rivelato ancora più forte, diventando elemento identitario e risposta a una percezione di marginalità.
Un nuovo modo di abitare il territorio
Il bilancio del primo ciclo di attività di AnimAzione Flegrea restituisce un dato chiaro: quando ai giovani vengono offerti strumenti espressivi adeguati, il territorio smette di essere un semplice spazio geografico e diventa materia narrativa, luogo di relazione, appartenenza e immaginazione.
Video, fotografia e podcast si sono rivelati molto più di laboratori tecnici: sono diventati occasioni per costruire uno sguardo critico e personale sulla realtà.
In un’area complessa e stratificata come quella flegrea, questo processo assume un valore ancora più significativo. Perché raccontare il proprio territorio significa anche imparare ad abitarlo in modo nuovo, riconoscendone fragilità, potenzialità e ricchezza umana. E soprattutto, significa dare voce a una generazione che non vuole limitarsi a osservare, ma desidera diventare protagonista del proprio racconto.
di Napoli Magazine
27/04/2026 - 18:49
Nei Campi Flegrei il territorio torna a essere racconto, memoria e visione condivisa grazie ad AnimAzione Flegrea, il progetto che nei mesi scorsi ha coinvolto centinaia di studenti in un percorso laboratoriale dedicato ai linguaggi del contemporaneo: video-interviste, fotografia e podcast. Un’iniziativa che ha attraversato otto istituti scolastici tra Bagnoli, Fuorigrotta, Pozzuoli, Monteruscello e Monte di Procida, con l’obiettivo di offrire ai ragazzi strumenti concreti per leggere e reinterpretare il proprio contesto attraverso l’arte della narrazione.
Il progetto ha preso forma come un vero e proprio laboratorio di orientamento culturale e creativo, capace di mettere in dialogo il mondo della scuola con le potenzialità espressive dei nuovi media. Non solo tecnica, dunque, ma una riflessione profonda sul modo in cui un territorio può essere osservato, restituito e raccontato senza stereotipi.
Il documentario come sguardo sul reale
Nel laboratorio di video-interviste, sviluppato tra dicembre e febbraio, studenti e studentesse sono stati guidati alla scoperta del linguaggio documentaristico. Attraverso incontri di due ore per ciascun istituto, il percorso ha affrontato il medium dell’intervista cinematografica, spesso percepito come semplice strumento informativo ma in realtà capace di diventare dispositivo narrativo complesso.
Le lezioni interattive hanno alternato analisi teorica e visione di materiali audiovisivi, spaziando dai documentari di maggiore diffusione su piattaforme come Netflix e Rai fino al cinema d’autore di registi come Mario Martone, Pietro Marcello, Alice Rohrwacher e Agostino Ferrente.
Il confronto con questi modelli ha permesso ai partecipanti di cogliere analogie, differenze e soprattutto il legame tra linguaggio audiovisivo e tessuto umano. Il documentario è stato così restituito nella sua funzione più autentica: uno strumento per leggere il reale e restituirne la complessità.
Nella fase finale del percorso, ai ragazzi è stato chiesto di individuare un aspetto del proprio territorio da raccontare, scegliendo una prospettiva capace di andare oltre una narrazione compiacente o superficiale dell’area flegrea.
Fotografia: dall’autocelebrazione alla consapevolezza
Parallelamente, il laboratorio fotografico ha lavorato su un tema centrale nel rapporto tra giovani e immagini: l’uso consapevole della fotografia.
Partendo dall’etimologia stessa del termine, gli incontri hanno invitato gli studenti a riflettere sul ruolo dell’immagine come linguaggio e non come semplice esposizione di sé. In un’epoca dominata dall’istantaneità degli smartphone e dei social network, la fotocamera è stata reinterpretata come strumento di osservazione e documentazione.
Attraverso lo studio della composizione e dei grandi maestri della fotografia, i partecipanti hanno compreso che ogni scatto nasce da una scelta: cosa includere, cosa escludere, quale significato attribuire allo sguardo.
L’eterogeneità delle scuole coinvolte ha restituito una visione ricca e articolata dei Campi Flegrei. Se il tema del bradisismo è emerso con frequenza, il lavoro di gruppo ha spinto a superare questa chiave di lettura spesso dominante, aprendo l’attenzione verso il patrimonio umano, culturale e produttivo del territorio.
Tra gli esempi più significativi, l’interesse suscitato dal porto di Pozzuoli e dalla nave posacavi, simbolo di un’identità operosa e strategica, capace di connettere le isole del Mediterraneo. Un racconto che restituisce ai Campi Flegrei una dimensione di eccellenza e contemporaneità.
I prossimi incontri porteranno alla formazione di gruppi di lavoro chiamati a sviluppare veri e propri progetti fotografici, con produzione di materiali originali che saranno oggetto di analisi collettiva.
Podcast: il territorio diventa voce
Il laboratorio podcast ha introdotto i giovani al linguaggio della narrazione audio, trasformando il racconto in una forma seriale capace di dare struttura e continuità alle idee.
Anche in questo caso, il progetto ha coinvolto otto scuole, con due classi per quasi tutti gli istituti e tre in un caso specifico. Gli studenti hanno lavorato su un esercizio pratico basato su luoghi, aspetti positivi e criticità del territorio, costruendo storie organizzate in episodi.
Ne è emerso un mosaico di narrazioni che ha unito autobiografia e immaginazione. Accanto ai racconti personali sono nate storie comiche, fantascientifiche, horror e true crime, segno di una creatività viva e capace di usare registri diversi.
Luoghi simbolici come il Lago d'Averno e la Piscina Mirabilis sono entrati nei racconti come elementi attivi della narrazione, non semplici sfondi.
Particolarmente significativo il contributo degli studenti provenienti da aree periferiche come Monteruscello e Monte di Procida, dove il rapporto con il territorio si è rivelato ancora più forte, diventando elemento identitario e risposta a una percezione di marginalità.
Un nuovo modo di abitare il territorio
Il bilancio del primo ciclo di attività di AnimAzione Flegrea restituisce un dato chiaro: quando ai giovani vengono offerti strumenti espressivi adeguati, il territorio smette di essere un semplice spazio geografico e diventa materia narrativa, luogo di relazione, appartenenza e immaginazione.
Video, fotografia e podcast si sono rivelati molto più di laboratori tecnici: sono diventati occasioni per costruire uno sguardo critico e personale sulla realtà.
In un’area complessa e stratificata come quella flegrea, questo processo assume un valore ancora più significativo. Perché raccontare il proprio territorio significa anche imparare ad abitarlo in modo nuovo, riconoscendone fragilità, potenzialità e ricchezza umana. E soprattutto, significa dare voce a una generazione che non vuole limitarsi a osservare, ma desidera diventare protagonista del proprio racconto.