Tre vincitori, sedici anni di storie e una Piazza del Popolo stracolma di gente. Il Premio Fabula chiude la sua XVI edizione con una serata che ha tenuto insieme emozioni, risate, riflessioni e soprattutto i ragazzi, protagonisti assoluti di una manifestazione che continua a crescere senza perdere il suo punto di partenza: dare loro la possibilità di raccontarsi.
Sul palco, per il gran finale, Luca Trapanese e Francesco Paolantoni. Due mondi lontani, due linguaggi completamente diversi, ma entrambi capaci di entrare in relazione con i giovani creativi del Fabula. Trapanese ha parlato di inclusione e normalità, partendo dalla sua storia e da Alba. «Alba non è speciale. È una bambina, come tutti i bambini sono bambini», ha detto ai ragazzi, riportando il discorso sul valore più semplice e più importante: non esistono persone da rinchiudere dentro definizioni, ma persone, con la loro storia, i loro talenti e le loro fragilità. Perché sentirsi parte di qualcosa è il primo passo per essere davvero liberi di essere se stessi.
Poi è arrivato Francesco Paolantoni, fiume di ironia e racconti. «I miei difetti sono diventati le mie virtù», ha spiegato ripercorrendo una carriera costruita proprio su quelle caratteristiche che, all’inizio, sembravano essere limiti. «Bisogna coltivare i propri difetti, sono proprio le caratteristiche principali che ti fanno diventare un individuo unico». Un messaggio consegnato ai ragazzi, invitati a non cercare di assomigliare agli altri.
Ma il momento più atteso della serata è stato quello della proclamazione dei vincitori. Per la prima volta nella storia del Premio Fabula, il festival ideato da Andrea Volpe, sono stati assegnati tre riconoscimenti, uno per ciascuna fascia d’età. Una scelta nata proprio dalla risposta arrivata dai ragazzi delle scuole superiori, che non sono obbligati a partecipare al concorso ma che, anche quest’anno, hanno scelto di scrivere e mettersi in gioco.
Nella categoria Favole, dedicata alle maglie gialle (scuole elementari), ha vinto Anna Rubino, 9 anni, di Montecorvino Pugliano. Per lei era la prima partecipazione al Premio Fabula. Ha raccontato di aver scritto la sua favola perché «a volte faccio del mio meglio per fare del bene ma non sempre gli altri se ne accorgono». Un messaggio semplice e potente: tutti hanno un dono e possono usarlo per fare del bene, anche quando non vengono immediatamente apprezzati. «Per me il Premio Fabula è una cosa nuova e bellissima», ha raccontato Anna. «È la prima volta che partecipo e sono molto emozionata perché ho potuto raccontare una storia nata dalla mia fantasia».
Nella categoria Affabulatori, dedicata alle maglie bianche (scuole medie), il premio è andato a Sofia Taurisano, 13 anni, di Salerno, che frequenterà il primo anno del liceo linguistico Alfano I. Il suo racconto, «L’ultimo pezzo di ghiaccio», nasce dalle immagini e dai documentari sugli orsi polari visti sui social e dalla volontà di dare voce alla sofferenza di animali e di un pianeta sempre più fragile. Per Sofia il Fabula è «un posto sicuro dove sentirsi liberi di essere se stessi con la certezza di non essere mai giudicati». Partecipa alla manifestazione da tre edizioni e per lei essere «Fuori dal mondo» significa essere diversi dalla massa e avere il coraggio di esprimersi senza vivere nella paura di non essere approvati.
La novità più significativa di questa edizione è arrivata con la terza categoria. Per la prima volta è stato infatti assegnato il premio agli Affabulatori delle maglie blu, licei e oltre. A vincere è stata Caterina Maria Rachele Montella, vent’anni, una vera veterana del Premio Fabula. Non era obbligata a partecipare al concorso, ma ha scelto di farlo. E ha vinto.
Caterina ha commosso Piazza del Popolo con un lungo testo scritto di suo pugno e letto sul palco, una lettera che ha ripercorso gli anni e i temi del Fabula, dalle edizioni di «Volevo essere un duro» e «Supereroi», fino a «Salvami l’anima» e all’attuale «Fuori dal mondo». Un’occasione per ringraziare anche tutta la squadra che lavora dietro le quinte del premio infaticabilmente. «Per me Fabula non finisce stasera. Fabula me la porto a casa. Nelle amicizie nuove, nelle risate, in tutto quello che ho imparato», ha detto. Una dichiarazione che, forse più di ogni altra, ha raccontato cosa sia diventato questo festival per i ragazzi: non soltanto un concorso, ma un luogo di rapporti umani e di crescita personale.
E accanto ai tre vincitori sono arrivate anche le menzioni speciali. La commissione, capitanata dalla professoressa Manera, ha deciso di assegnarle a: Matilde Spinola per «La tartaruga e il colore del cuore», Gioia Palmieri per «Il mondo è oltre il display», Caterina De Luca per «Il mio segreto sotto la manica», Umberto Iannaco per «Cara musica», Luisa Terralavoro per «Oltre l’apparenza», Pasquale Napolitano per «Paco e Leo, i salvatori di Grigiopoli», Ferruccio Vitale per «L’era della gentilezza», Cloe Gaeta per «Gli insetti in una parola: stupore», Angelo Florio per «Amici di penna», Jacopo Manzione per «Il pianeta delle parole smarrite», Vincenzo Siano per «Il mio posto nel mondo», Alba Pia Testa per «Il groviglio di seta invisibile», Maria Lucia Caiazzo per «A testa in giù verso le stelle», Rebecca Morretta per «La ragazza che parlava con le stelle», Alfredo Vittorio Napoli per «Un ragazzo dagli occhi color cielomare», Fabio Michele Ventriglia per «La foglia che sognava di volare», Aron Lleshi per «Il ballo degli occhi», Anna Panza per «Lilla e Bruno», Sara Falanga per «L’arte di essere se stessi» e Alessia Battipaglia per «Una missione incantata».
La piazza, gremita fino all’ultimo posto, ha accompagnato l’intera serata condotta da Antonio Sica. Presenti anche numerosi amministratori e rappresentanti delle istituzioni, tra cui i sindaci di Ottati, Sant’Angelo a Fasanella, Pellezzano, San Cipriano Picentino e Corleto Monforte, oltre a rappresentanti del Comune di Salerno con l’assessore Massimiliano Natella e delle istituzioni del territorio. Nelle serate precedenti era intervenuto anche l’assessore al turismo della Regione Campania Enzo Maraio.
«Ogni anno diciamo che al Premio Fabula vincono tutti e anche questa volta è stato così», sottolinea Giovanni Serritella, presidente dell’associazione che organizza la manifestazione. «I premi sono importanti e rappresentano il riconoscimento per chi ha saputo trasformare un’idea in una storia. Ma il risultato più grande è vedere centinaia di ragazzi arrivare qui, incontrarsi, conoscersi, fare domande, emozionarsi e tornare a casa con qualcosa in più. Fabula è questo: un luogo nel quale i giovani possono sentirsi liberi di essere se stessi. E quest’anno la risposta arrivata anche dai ragazzi più grandi ci ha convinti che stavamo andando nella direzione giusta».
La XVI edizione si chiude così, dopo sei giorni di incontri, laboratori e spettacoli. Con tre vincitori, venti menzioni, centinaia di storie e una piazza piena di ragazzi e famiglie.
di Napoli Magazine
03/09/2026 - 13:18
Tre vincitori, sedici anni di storie e una Piazza del Popolo stracolma di gente. Il Premio Fabula chiude la sua XVI edizione con una serata che ha tenuto insieme emozioni, risate, riflessioni e soprattutto i ragazzi, protagonisti assoluti di una manifestazione che continua a crescere senza perdere il suo punto di partenza: dare loro la possibilità di raccontarsi.
Sul palco, per il gran finale, Luca Trapanese e Francesco Paolantoni. Due mondi lontani, due linguaggi completamente diversi, ma entrambi capaci di entrare in relazione con i giovani creativi del Fabula. Trapanese ha parlato di inclusione e normalità, partendo dalla sua storia e da Alba. «Alba non è speciale. È una bambina, come tutti i bambini sono bambini», ha detto ai ragazzi, riportando il discorso sul valore più semplice e più importante: non esistono persone da rinchiudere dentro definizioni, ma persone, con la loro storia, i loro talenti e le loro fragilità. Perché sentirsi parte di qualcosa è il primo passo per essere davvero liberi di essere se stessi.
Poi è arrivato Francesco Paolantoni, fiume di ironia e racconti. «I miei difetti sono diventati le mie virtù», ha spiegato ripercorrendo una carriera costruita proprio su quelle caratteristiche che, all’inizio, sembravano essere limiti. «Bisogna coltivare i propri difetti, sono proprio le caratteristiche principali che ti fanno diventare un individuo unico». Un messaggio consegnato ai ragazzi, invitati a non cercare di assomigliare agli altri.
Ma il momento più atteso della serata è stato quello della proclamazione dei vincitori. Per la prima volta nella storia del Premio Fabula, il festival ideato da Andrea Volpe, sono stati assegnati tre riconoscimenti, uno per ciascuna fascia d’età. Una scelta nata proprio dalla risposta arrivata dai ragazzi delle scuole superiori, che non sono obbligati a partecipare al concorso ma che, anche quest’anno, hanno scelto di scrivere e mettersi in gioco.
Nella categoria Favole, dedicata alle maglie gialle (scuole elementari), ha vinto Anna Rubino, 9 anni, di Montecorvino Pugliano. Per lei era la prima partecipazione al Premio Fabula. Ha raccontato di aver scritto la sua favola perché «a volte faccio del mio meglio per fare del bene ma non sempre gli altri se ne accorgono». Un messaggio semplice e potente: tutti hanno un dono e possono usarlo per fare del bene, anche quando non vengono immediatamente apprezzati. «Per me il Premio Fabula è una cosa nuova e bellissima», ha raccontato Anna. «È la prima volta che partecipo e sono molto emozionata perché ho potuto raccontare una storia nata dalla mia fantasia».
Nella categoria Affabulatori, dedicata alle maglie bianche (scuole medie), il premio è andato a Sofia Taurisano, 13 anni, di Salerno, che frequenterà il primo anno del liceo linguistico Alfano I. Il suo racconto, «L’ultimo pezzo di ghiaccio», nasce dalle immagini e dai documentari sugli orsi polari visti sui social e dalla volontà di dare voce alla sofferenza di animali e di un pianeta sempre più fragile. Per Sofia il Fabula è «un posto sicuro dove sentirsi liberi di essere se stessi con la certezza di non essere mai giudicati». Partecipa alla manifestazione da tre edizioni e per lei essere «Fuori dal mondo» significa essere diversi dalla massa e avere il coraggio di esprimersi senza vivere nella paura di non essere approvati.
La novità più significativa di questa edizione è arrivata con la terza categoria. Per la prima volta è stato infatti assegnato il premio agli Affabulatori delle maglie blu, licei e oltre. A vincere è stata Caterina Maria Rachele Montella, vent’anni, una vera veterana del Premio Fabula. Non era obbligata a partecipare al concorso, ma ha scelto di farlo. E ha vinto.
Caterina ha commosso Piazza del Popolo con un lungo testo scritto di suo pugno e letto sul palco, una lettera che ha ripercorso gli anni e i temi del Fabula, dalle edizioni di «Volevo essere un duro» e «Supereroi», fino a «Salvami l’anima» e all’attuale «Fuori dal mondo». Un’occasione per ringraziare anche tutta la squadra che lavora dietro le quinte del premio infaticabilmente. «Per me Fabula non finisce stasera. Fabula me la porto a casa. Nelle amicizie nuove, nelle risate, in tutto quello che ho imparato», ha detto. Una dichiarazione che, forse più di ogni altra, ha raccontato cosa sia diventato questo festival per i ragazzi: non soltanto un concorso, ma un luogo di rapporti umani e di crescita personale.
E accanto ai tre vincitori sono arrivate anche le menzioni speciali. La commissione, capitanata dalla professoressa Manera, ha deciso di assegnarle a: Matilde Spinola per «La tartaruga e il colore del cuore», Gioia Palmieri per «Il mondo è oltre il display», Caterina De Luca per «Il mio segreto sotto la manica», Umberto Iannaco per «Cara musica», Luisa Terralavoro per «Oltre l’apparenza», Pasquale Napolitano per «Paco e Leo, i salvatori di Grigiopoli», Ferruccio Vitale per «L’era della gentilezza», Cloe Gaeta per «Gli insetti in una parola: stupore», Angelo Florio per «Amici di penna», Jacopo Manzione per «Il pianeta delle parole smarrite», Vincenzo Siano per «Il mio posto nel mondo», Alba Pia Testa per «Il groviglio di seta invisibile», Maria Lucia Caiazzo per «A testa in giù verso le stelle», Rebecca Morretta per «La ragazza che parlava con le stelle», Alfredo Vittorio Napoli per «Un ragazzo dagli occhi color cielomare», Fabio Michele Ventriglia per «La foglia che sognava di volare», Aron Lleshi per «Il ballo degli occhi», Anna Panza per «Lilla e Bruno», Sara Falanga per «L’arte di essere se stessi» e Alessia Battipaglia per «Una missione incantata».
La piazza, gremita fino all’ultimo posto, ha accompagnato l’intera serata condotta da Antonio Sica. Presenti anche numerosi amministratori e rappresentanti delle istituzioni, tra cui i sindaci di Ottati, Sant’Angelo a Fasanella, Pellezzano, San Cipriano Picentino e Corleto Monforte, oltre a rappresentanti del Comune di Salerno con l’assessore Massimiliano Natella e delle istituzioni del territorio. Nelle serate precedenti era intervenuto anche l’assessore al turismo della Regione Campania Enzo Maraio.
«Ogni anno diciamo che al Premio Fabula vincono tutti e anche questa volta è stato così», sottolinea Giovanni Serritella, presidente dell’associazione che organizza la manifestazione. «I premi sono importanti e rappresentano il riconoscimento per chi ha saputo trasformare un’idea in una storia. Ma il risultato più grande è vedere centinaia di ragazzi arrivare qui, incontrarsi, conoscersi, fare domande, emozionarsi e tornare a casa con qualcosa in più. Fabula è questo: un luogo nel quale i giovani possono sentirsi liberi di essere se stessi. E quest’anno la risposta arrivata anche dai ragazzi più grandi ci ha convinti che stavamo andando nella direzione giusta».
La XVI edizione si chiude così, dopo sei giorni di incontri, laboratori e spettacoli. Con tre vincitori, venti menzioni, centinaia di storie e una piazza piena di ragazzi e famiglie.