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L'EX - Agostinelli: "Il Napoli dovrebbe rinforzarsi con un giocatore per reparto, Allegri non ha mai amato avere una rosa troppo ampia, Italia lontana anni luce dalle altre nazionali"
21.07.2026 12:16 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, programma in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Se guardiamo soltanto alla finale, non c'è alcun dubbio: la Spagna ha strameritato di vincere. È una vittoria meritata anche in relazione a tutto il percorso che ha compiuto durante il Mondiale?
 
“Guarda, io credo che abbia vinto l'unica vera squadra che ho visto in questo Mondiale. Sono tutte nazionali, certo, ma questa Spagna mi è sembrata una grandissima squadra di club, come se l'allenatore lavorasse con questi calciatori ogni giorno. È stata davvero straordinaria e il successo è assolutamente meritato. Credo che non ci sia alcun dubbio su questo.”
 
È stata la vittoria, come dice giustamente lei, di una squadra di club. Io la traduco come il successo del collettivo contro gli ottimi individualismi dell'Argentina. Ancora oggi, nel calcio, il collettivo fa la differenza?
 
“Sì, ma nel collettivo devono esserci anche grandi calciatori. Attenzione, perché nella Spagna ci sono giocatori di altissimo livello. Se a questo aggiungi un'organizzazione collettiva così importante, diventa una squadra quasi imbattibile.”
 
Chi è stato il calciatore che le ha rubato maggiormente l'occhio durante questo Mondiale?
 
“Lionel Messi. A 39 anni fare quello che ha fatto lui è qualcosa di incredibile. Per me è stato sopra tutti. Poi ci sono stati tanti giovani molto interessanti. Mi ha colpito tantissimo Gonzalo García del Real Madrid e ho apprezzato molto anche Rodrigo e Dani Olmo della Spagna.”
 
Quanto siamo distanti, come movimento calcistico italiano, dalle migliori nazionali del mondo?
 
“Siamo lontanissimi, davvero anni luce.”
 
Come si colma questo gap?
 
“Ci vorrà tempo, diversi anni, e sinceramente non so se ce la faremo. Basta guardare i numeri: i calciatori che militano nel campionato italiano hanno segnato pochissimi gol complessivamente al Mondiale, mentre quelli provenienti dalla Premier League hanno inciso enormemente. Questo rende bene l'idea della differenza tra i due campionati.”
 
Pesa pure una questione numerica, perché negli altri campionati ci sono molti più calciatori convocati. Purtroppo la Serie A sta diventando, tra i cinque maggiori campionati europei, quella che sembra occupare l'ultimo posto. Non trova?
 
“È proprio così. Siamo calati molto senza rendercene conto. Oggi, al di là della scelta del nuovo commissario tecnico, che è importante, quello che serve davvero è una riforma profonda del nostro calcio.”
 
A proposito di commissario tecnico, nelle ultime ore si è parlato del viaggio di Paolo Maldini e Leonardo in Spagna per incontrare Pep Guardiola. Crede che Guardiola possa essere il profilo ideale per la Nazionale italiana?
 
“Sarebbe straordinario. Ridarebbe entusiasmo a tutto l'ambiente. Però ripeto: non basta un grande allenatore. Serve una riforma dei settori giovanili e bisogna rendere obbligatorio l'impiego di un certo numero di giovani italiani. È questo che è mancato negli ultimi dieci o quindici anni.”
 
Se i giovani non nascono e non vengono valorizzati, anche schierare quelli che abbiamo, che spesso non sono ancora al livello dei loro coetanei europei, rischia di servire a poco.
 
“Ha senso solo se sei obbligato a farli giocare. Si cresce soltanto giocando, non restando in panchina. Una volta si diceva che i giovani imparavano allenandosi con i grandi campioni, ma allora in Italia c'erano Platini, Falcao, Maradona e tanti altri fuoriclasse. Oggi non è più così.”
 
Passiamo alla Serie A. Le grandi squadre, a eccezione del Milan, stanno incontrando diverse difficoltà sul mercato. Prendiamo l'Inter: a oggi sembra ancora senza un'alternativa definitiva sulla fascia destra. È soltanto un problema economico oppure pensa che ci sia stato qualche errore nello scouting?
 
“Io credo che sia soprattutto un problema economico. Le società italiane devono stare molto attente ai bilanci e anche pochi milioni di differenza possono diventare decisivi.”
 
Quindi non mancano le idee, ma mancano le risorse economiche?
 
“Esattamente. Le idee ci sono, ma poi arriva una società inglese che investe 50 o 60 milioni e diventa impossibile competere.”
 
Veniamo al Napoli. Anche qui la situazione è particolare. Il presidente ritiene che la squadra sia già competitiva, così come l'allenatore. Dove pensa che questa rosa possa essere migliorata?
 
“Bisogna prima capire se resteranno Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne. Per ora condivido quanto dice il presidente. Il Napoli dovrebbe rinforzarsi con un giocatore per reparto, ma se dovessero restare Lukaku e De Bruyne bisogna anche considerare gli equilibri della rosa. Massimiliano Allegri, storicamente, non ha mai amato avere una rosa troppo ampia".
 
Quindi ci sta dicendo che Allegri preferisce lavorare con un organico numericamente contenuto?
 
“Sì, è una caratteristica che ha sempre avuto.”
 
Dal punto di vista della società, crede che l'avventura di Claudio Lotito alla guida della Lazio sia arrivata al capolinea?
 
“Credo che ormai non ci sia più una via di ritorno. Secondo me dovrebbe vendere il club. La disaffezione della piazza è evidente, lo stadio si è svuotato ed è una situazione davvero particolare". 
 
Mister, cosa ne pensa di Mattia Esposito, giovane talento acquistato dal Napoli dal Sorrento?"
 
“Non lo conosco ancora bene, ma se Aurelio De Laurentiis ha deciso di investire personalmente su di lui, spendendo anche una cifra importante, significa che il ragazzo possiede qualità importanti e un futuro promettente. Sono curioso di vederlo all'opera". 
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L'EX - Agostinelli: "Il Napoli dovrebbe rinforzarsi con un giocatore per reparto, Allegri non ha mai amato avere una rosa troppo ampia, Italia lontana anni luce dalle altre nazionali"

di Napoli Magazine

21/07/2026 - 12:16

A “1 Football Club”, programma in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Se guardiamo soltanto alla finale, non c'è alcun dubbio: la Spagna ha strameritato di vincere. È una vittoria meritata anche in relazione a tutto il percorso che ha compiuto durante il Mondiale?
 
“Guarda, io credo che abbia vinto l'unica vera squadra che ho visto in questo Mondiale. Sono tutte nazionali, certo, ma questa Spagna mi è sembrata una grandissima squadra di club, come se l'allenatore lavorasse con questi calciatori ogni giorno. È stata davvero straordinaria e il successo è assolutamente meritato. Credo che non ci sia alcun dubbio su questo.”
 
È stata la vittoria, come dice giustamente lei, di una squadra di club. Io la traduco come il successo del collettivo contro gli ottimi individualismi dell'Argentina. Ancora oggi, nel calcio, il collettivo fa la differenza?
 
“Sì, ma nel collettivo devono esserci anche grandi calciatori. Attenzione, perché nella Spagna ci sono giocatori di altissimo livello. Se a questo aggiungi un'organizzazione collettiva così importante, diventa una squadra quasi imbattibile.”
 
Chi è stato il calciatore che le ha rubato maggiormente l'occhio durante questo Mondiale?
 
“Lionel Messi. A 39 anni fare quello che ha fatto lui è qualcosa di incredibile. Per me è stato sopra tutti. Poi ci sono stati tanti giovani molto interessanti. Mi ha colpito tantissimo Gonzalo García del Real Madrid e ho apprezzato molto anche Rodrigo e Dani Olmo della Spagna.”
 
Quanto siamo distanti, come movimento calcistico italiano, dalle migliori nazionali del mondo?
 
“Siamo lontanissimi, davvero anni luce.”
 
Come si colma questo gap?
 
“Ci vorrà tempo, diversi anni, e sinceramente non so se ce la faremo. Basta guardare i numeri: i calciatori che militano nel campionato italiano hanno segnato pochissimi gol complessivamente al Mondiale, mentre quelli provenienti dalla Premier League hanno inciso enormemente. Questo rende bene l'idea della differenza tra i due campionati.”
 
Pesa pure una questione numerica, perché negli altri campionati ci sono molti più calciatori convocati. Purtroppo la Serie A sta diventando, tra i cinque maggiori campionati europei, quella che sembra occupare l'ultimo posto. Non trova?
 
“È proprio così. Siamo calati molto senza rendercene conto. Oggi, al di là della scelta del nuovo commissario tecnico, che è importante, quello che serve davvero è una riforma profonda del nostro calcio.”
 
A proposito di commissario tecnico, nelle ultime ore si è parlato del viaggio di Paolo Maldini e Leonardo in Spagna per incontrare Pep Guardiola. Crede che Guardiola possa essere il profilo ideale per la Nazionale italiana?
 
“Sarebbe straordinario. Ridarebbe entusiasmo a tutto l'ambiente. Però ripeto: non basta un grande allenatore. Serve una riforma dei settori giovanili e bisogna rendere obbligatorio l'impiego di un certo numero di giovani italiani. È questo che è mancato negli ultimi dieci o quindici anni.”
 
Se i giovani non nascono e non vengono valorizzati, anche schierare quelli che abbiamo, che spesso non sono ancora al livello dei loro coetanei europei, rischia di servire a poco.
 
“Ha senso solo se sei obbligato a farli giocare. Si cresce soltanto giocando, non restando in panchina. Una volta si diceva che i giovani imparavano allenandosi con i grandi campioni, ma allora in Italia c'erano Platini, Falcao, Maradona e tanti altri fuoriclasse. Oggi non è più così.”
 
Passiamo alla Serie A. Le grandi squadre, a eccezione del Milan, stanno incontrando diverse difficoltà sul mercato. Prendiamo l'Inter: a oggi sembra ancora senza un'alternativa definitiva sulla fascia destra. È soltanto un problema economico oppure pensa che ci sia stato qualche errore nello scouting?
 
“Io credo che sia soprattutto un problema economico. Le società italiane devono stare molto attente ai bilanci e anche pochi milioni di differenza possono diventare decisivi.”
 
Quindi non mancano le idee, ma mancano le risorse economiche?
 
“Esattamente. Le idee ci sono, ma poi arriva una società inglese che investe 50 o 60 milioni e diventa impossibile competere.”
 
Veniamo al Napoli. Anche qui la situazione è particolare. Il presidente ritiene che la squadra sia già competitiva, così come l'allenatore. Dove pensa che questa rosa possa essere migliorata?
 
“Bisogna prima capire se resteranno Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne. Per ora condivido quanto dice il presidente. Il Napoli dovrebbe rinforzarsi con un giocatore per reparto, ma se dovessero restare Lukaku e De Bruyne bisogna anche considerare gli equilibri della rosa. Massimiliano Allegri, storicamente, non ha mai amato avere una rosa troppo ampia".
 
Quindi ci sta dicendo che Allegri preferisce lavorare con un organico numericamente contenuto?
 
“Sì, è una caratteristica che ha sempre avuto.”
 
Dal punto di vista della società, crede che l'avventura di Claudio Lotito alla guida della Lazio sia arrivata al capolinea?
 
“Credo che ormai non ci sia più una via di ritorno. Secondo me dovrebbe vendere il club. La disaffezione della piazza è evidente, lo stadio si è svuotato ed è una situazione davvero particolare". 
 
Mister, cosa ne pensa di Mattia Esposito, giovane talento acquistato dal Napoli dal Sorrento?"
 
“Non lo conosco ancora bene, ma se Aurelio De Laurentiis ha deciso di investire personalmente su di lui, spendendo anche una cifra importante, significa che il ragazzo possiede qualità importanti e un futuro promettente. Sono curioso di vederlo all'opera".