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ON AIR - Anellucci: "McTominay ha ancora margini di crescita, ma in Italia è dominante"
09.01.2026 11:56 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, presidente dell’US Angri. 

Mesi fa lei aveva rilasciato alcune dichiarazioni su Scott McTominay, ritenendolo uno dei centrocampisti più forti d’Europa. Secondo lei come sta reagendo al nuovo modulo di Antonio Conte e dove verrà inserito quando ci sarà il rientro di André-Frank Zambo Anguissa? 

“Io dissi anche che secondo me l’unico che, in maniera quasi inevitabile, ha ''festeggiato'' l’infortunio di Kevin De Bruyne è stato McTominay, perché con De Bruyne accanto era un altro tipo di giocatore e veniva un po’ snaturata quella che è la sua enorme qualità, che invece ha fatto vedere in questi mesi al Napoli. Con l’infortunio di De Bruyne è tornato devastante. È chiaro che poi ci sono anche dei passaggi a vuoto in alcune partite, ma fa parte della crescita professionale e mentale di un ragazzo che, nell’ultimo anno a Manchester, ha giocato tanto e ha dimostrato di essere un giocatore vero. Dobbiamo essere sinceri, il livello del campionato italiano oggi è molto basso, quindi i giocatori veramente forti fanno la differenza, come sta dimostrando McTominay. Siamo di fronte a un calciatore che ha ancora margini di crescita, ma per il campionato italiano è chiaramente dominante. Arriva da un campionato inglese performante, importante, dal Manchester United e viene a fare il titolare nel Napoli campione d’Italia. Questo dà l’idea di quanto il nostro calcio stia andando purtroppo sempre più in basso. Lo dico amaramente, perché faccio parte di questo mondo da tanti anni. Ma questo non toglie nulla al fatto che McTominay sia un grandissimo giocatore".

Questi esuberi dello United e più in generale della Premier League, in Italia fanno la differenza. Secondo lei anche Kobbie Mainoo potrebbe incidere allo stesso modo? 

“Non lo so, lo conosco veramente poco. Quando do un giudizio è perché ho visto un giocatore almeno una ventina di volte. Su Mainoo non ho una conoscenza così profonda, quindi preferisco tacere piuttosto che dare una valutazione che potrebbe essere smentita. Detto questo, è evidente che giocatori che trovano poco spazio in squadre medio-alte del campionato inglese, in Italia fanno la differenza".

Dopo sei mesi potrebbe però già concludersi l’esperienza di Lorenzo Lucca, cercato da altre squadre ma che non ha mai inciso con la maglia partenopea. È stato un acquisto sbagliato sin dall’inizio? 

“Il mercato è diventato folle. Ricordati che io, in tempi non sospetti, forse sono stato uno dei primi a dirti che Lucca sarebbe andato al Napoli, ma a cifre folli. Quando paghi circa 30 milioni un giocatore come Lucca, è chiaro che poi tutto il tuo mercato ne risente, perché da campione d’Italia ogni acquisto costa di più. Questo è il bello e il brutto del mercato. Lucca è arrivato al Napoli per una cifra folle, ma ha dimostrato di non essere all’altezza di una maglia importante come quella azzurra. Le maglie pesano e fanno la differenza. Non è solo una questione di struttura fisica o di tecnica, di calciare col destro o col sinistro: è la testa che fa la differenza. Se non sei pronto mentalmente, non puoi reggere certe pressioni. È diverso giocare con tutto il rispetto per Pisa o Como rispetto a indossare la maglia del Napoli o del Milan ed entrare in certi stadi dove devi essere protagonista. Evidentemente, oggi, Lucca non è ancora pronto".

Un tema molto discusso in questi giorni è quello delle decisioni arbitrali. Cosa ne pensa? 

“Io sto vivendo un’esperienza in categorie più basse, dove non c’è nemmeno l’aiuto della tecnologia, e vedo errori dovuti a una scarsità evidente. Ma più sali di categoria e più vedo cose vergognose, al limite dell’imbarazzante, nonostante l’aiuto della tecnologia. Il VAR ha creato solo confusione e imbarazzo. L’unica cosa che non è mai stata messa in discussione è la goal-line technology, se vibra l’orologio è gol, punto. Perché? Perché è elettronica, non è interpretabile. Sul VAR invece si è perso il senso, doveva aiutare l’arbitro a sbagliare meno, non creare caos. Così rischi di far saltare un sistema intero e di togliere credibilità all’arbitro in campo, che è un uomo, sotto la pioggia, il freddo, gli insulti, mentre altri uomini, comodi davanti a un monitor, danno interpretazioni diverse. Guarda cosa è successo in partite come Napoli-Verona, Udinese-Lazio o Lazio-Fiorentina: il dialogo del VAR è imbarazzante. Questa confusione genera retropensieri, come ha detto anche Conte. Basterebbe fare cose semplici: il calcio più è semplice e più funziona. Il VAR dovrebbe intervenire in tempo reale, con regole chiare, fatte da chi conosce il calcio e non da chi cerca solo poltrone".

Lei sta portando avanti un progetto puntando molto sui giovani: perché investire sugli under? 

“Perché il giovane è il futuro. Lo dicevo già quindici anni fa, bisognava investire nei settori giovanili perché era finito il tempo delle vacche grasse. I presidenti che mettevano soldi di tasca propria sono spariti, il calcio è in mano ai fondi, che per natura non possono nemmeno possedere squadre. Se non investi sui giovani, non li fai giocare e non li responsabilizzi, hai fallito come imprenditore e come presidente. Io ad Angri vengo insultato perché non faccio giocare i più grandi, ma non mi interessa. Il mio obiettivo è, ogni anno, tirare fuori uno o due profili da mandare in categorie superiori. Questa è la crescita di un club. Oggi non ci sono biglietterie, abbonamenti, diritti TV nelle categorie inferiori, non entra un euro. Devi organizzarti ed essere bravo. Io ho una squadra giovanissima, 22 anni di media, e solo per necessità ho preso qualche 2002 o 2003. Il calcio dei 37-38 anni non mi interessa più e questo vale anche per la Nazionale, se non fai giocare i giovani dalle categorie inferiori, quando lo fai il ricambio? Dopo la prima mancata qualificazione ai Mondiali bisognava azzerare tutto e ripartire, come ha fatto la Germania. L’Italia non può permettersi di saltare due o tre Mondiali, sarebbe un fallimento totale".

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ON AIR - Anellucci: "McTominay ha ancora margini di crescita, ma in Italia è dominante"

di Napoli Magazine

09/01/2026 - 11:56

A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, presidente dell’US Angri. 

Mesi fa lei aveva rilasciato alcune dichiarazioni su Scott McTominay, ritenendolo uno dei centrocampisti più forti d’Europa. Secondo lei come sta reagendo al nuovo modulo di Antonio Conte e dove verrà inserito quando ci sarà il rientro di André-Frank Zambo Anguissa? 

“Io dissi anche che secondo me l’unico che, in maniera quasi inevitabile, ha ''festeggiato'' l’infortunio di Kevin De Bruyne è stato McTominay, perché con De Bruyne accanto era un altro tipo di giocatore e veniva un po’ snaturata quella che è la sua enorme qualità, che invece ha fatto vedere in questi mesi al Napoli. Con l’infortunio di De Bruyne è tornato devastante. È chiaro che poi ci sono anche dei passaggi a vuoto in alcune partite, ma fa parte della crescita professionale e mentale di un ragazzo che, nell’ultimo anno a Manchester, ha giocato tanto e ha dimostrato di essere un giocatore vero. Dobbiamo essere sinceri, il livello del campionato italiano oggi è molto basso, quindi i giocatori veramente forti fanno la differenza, come sta dimostrando McTominay. Siamo di fronte a un calciatore che ha ancora margini di crescita, ma per il campionato italiano è chiaramente dominante. Arriva da un campionato inglese performante, importante, dal Manchester United e viene a fare il titolare nel Napoli campione d’Italia. Questo dà l’idea di quanto il nostro calcio stia andando purtroppo sempre più in basso. Lo dico amaramente, perché faccio parte di questo mondo da tanti anni. Ma questo non toglie nulla al fatto che McTominay sia un grandissimo giocatore".

Questi esuberi dello United e più in generale della Premier League, in Italia fanno la differenza. Secondo lei anche Kobbie Mainoo potrebbe incidere allo stesso modo? 

“Non lo so, lo conosco veramente poco. Quando do un giudizio è perché ho visto un giocatore almeno una ventina di volte. Su Mainoo non ho una conoscenza così profonda, quindi preferisco tacere piuttosto che dare una valutazione che potrebbe essere smentita. Detto questo, è evidente che giocatori che trovano poco spazio in squadre medio-alte del campionato inglese, in Italia fanno la differenza".

Dopo sei mesi potrebbe però già concludersi l’esperienza di Lorenzo Lucca, cercato da altre squadre ma che non ha mai inciso con la maglia partenopea. È stato un acquisto sbagliato sin dall’inizio? 

“Il mercato è diventato folle. Ricordati che io, in tempi non sospetti, forse sono stato uno dei primi a dirti che Lucca sarebbe andato al Napoli, ma a cifre folli. Quando paghi circa 30 milioni un giocatore come Lucca, è chiaro che poi tutto il tuo mercato ne risente, perché da campione d’Italia ogni acquisto costa di più. Questo è il bello e il brutto del mercato. Lucca è arrivato al Napoli per una cifra folle, ma ha dimostrato di non essere all’altezza di una maglia importante come quella azzurra. Le maglie pesano e fanno la differenza. Non è solo una questione di struttura fisica o di tecnica, di calciare col destro o col sinistro: è la testa che fa la differenza. Se non sei pronto mentalmente, non puoi reggere certe pressioni. È diverso giocare con tutto il rispetto per Pisa o Como rispetto a indossare la maglia del Napoli o del Milan ed entrare in certi stadi dove devi essere protagonista. Evidentemente, oggi, Lucca non è ancora pronto".

Un tema molto discusso in questi giorni è quello delle decisioni arbitrali. Cosa ne pensa? 

“Io sto vivendo un’esperienza in categorie più basse, dove non c’è nemmeno l’aiuto della tecnologia, e vedo errori dovuti a una scarsità evidente. Ma più sali di categoria e più vedo cose vergognose, al limite dell’imbarazzante, nonostante l’aiuto della tecnologia. Il VAR ha creato solo confusione e imbarazzo. L’unica cosa che non è mai stata messa in discussione è la goal-line technology, se vibra l’orologio è gol, punto. Perché? Perché è elettronica, non è interpretabile. Sul VAR invece si è perso il senso, doveva aiutare l’arbitro a sbagliare meno, non creare caos. Così rischi di far saltare un sistema intero e di togliere credibilità all’arbitro in campo, che è un uomo, sotto la pioggia, il freddo, gli insulti, mentre altri uomini, comodi davanti a un monitor, danno interpretazioni diverse. Guarda cosa è successo in partite come Napoli-Verona, Udinese-Lazio o Lazio-Fiorentina: il dialogo del VAR è imbarazzante. Questa confusione genera retropensieri, come ha detto anche Conte. Basterebbe fare cose semplici: il calcio più è semplice e più funziona. Il VAR dovrebbe intervenire in tempo reale, con regole chiare, fatte da chi conosce il calcio e non da chi cerca solo poltrone".

Lei sta portando avanti un progetto puntando molto sui giovani: perché investire sugli under? 

“Perché il giovane è il futuro. Lo dicevo già quindici anni fa, bisognava investire nei settori giovanili perché era finito il tempo delle vacche grasse. I presidenti che mettevano soldi di tasca propria sono spariti, il calcio è in mano ai fondi, che per natura non possono nemmeno possedere squadre. Se non investi sui giovani, non li fai giocare e non li responsabilizzi, hai fallito come imprenditore e come presidente. Io ad Angri vengo insultato perché non faccio giocare i più grandi, ma non mi interessa. Il mio obiettivo è, ogni anno, tirare fuori uno o due profili da mandare in categorie superiori. Questa è la crescita di un club. Oggi non ci sono biglietterie, abbonamenti, diritti TV nelle categorie inferiori, non entra un euro. Devi organizzarti ed essere bravo. Io ho una squadra giovanissima, 22 anni di media, e solo per necessità ho preso qualche 2002 o 2003. Il calcio dei 37-38 anni non mi interessa più e questo vale anche per la Nazionale, se non fai giocare i giovani dalle categorie inferiori, quando lo fai il ricambio? Dopo la prima mancata qualificazione ai Mondiali bisognava azzerare tutto e ripartire, come ha fatto la Germania. L’Italia non può permettersi di saltare due o tre Mondiali, sarebbe un fallimento totale".