Luca Cigarini, ex centrocampista tra le altre del Napoli, ha rilasciato un'intervista al podcast Sky Calcio Unplugged: "Ranieri? Abbiamo fatto sei mesi a Parma dove mi ha portato dall’essere un giocatore normale a un buon calciatore. Mi ha dato tanta responsabilità e fiducia. Abbiamo fatto un percorso straordinario insieme a lui e Giuseppe Rossi che ci portarono alla salvezza. Il mister è una persona per bene, anzi se dico così non rendo l’idea. È tutto quello che di meglio si può trovare in un allenatore e in un uomo. Nell’ultima settimana ci sono stati un po’ di problemi anche se bisogna capire a fondo come sono andate le cose. Però mi dispiace perché è un uomo di calcio vero e perdere questi personaggi dispiace. Nazionale? Non sarebbe male. Motta? Dopo tre o quattro allenamenti da quando era stato aggregato dalla Primavera alla Prima Squadra, in un classico 5 contro 5, ho detto al preparatore dei portieri che non era male. Poi abbiamo iniziato questo giochetto in cui in 3 o 4 minuti si tirava in porta 50 volte ciascuno e non ne aveva parata forse una. Ci siamo sentiti qualche mese fa. È un ragazzo molto per bene, inquadrato e focalizzato su quello che fa. Non si esalta ma se fa un errore non si abbatte, questa è la sua forza. Ha fatto i primi mesi alla Reggiana, qualche errore l’ha fatto ma poi ha parato il doppio. Da questo punto di vista è una forza della natura. Va avanti per la sua strada, convinto di quello può fare, sa che deve migliorare molto e si allena forte, ma è consapevole di quello che ha nel suo bagaglio. Secondo me può migliorare dal punto di vista della comunicazione. È giovane e alle prime esperienze. Non è uno che guida la squadra ma lo dovrà fare. Sono tutte caratteristiche che con l'esperienza si mettono dentro. Non averla ma avere una base molto buona, si può solo crescere. Gli farà fare un grande step nella sua carriera, speriamo. La mia Academy? Diciamo che l'idea è quella di trasferire quello che ho acquisito in carriera ai ragazzi. Ora si punta molto sulla fisicità e l'intensità, ma io penso che se uno ha la tecnica è uno step avanti agli altri. Poi il resto si può sistemare. Ma nel calcio di oggi è difficile, le richieste sono altre. Se io penso a un giocatore del futuro, sarebbe bello vedere abbinate le qualità fisiche che sono richieste in questo momento e metterle insieme a una qualità tecnica che si è persa e fino a 20/25 anni fa ne eravamo il capostipite in tutto il mondo. Sono molto contenti, hanno molta voglia di imparare e hanno un'età che gli permette di apprendere velocemente. Bisogna insegnare per bene la tecnica ai ragazzi, perché o ce l'hai innata, e ne abbiamo avuti tantissimi, altrimenti la devi imparare. Più importante della tattica? Analisi perfetta. La postura del corpo è fondamentale in un giocatore. Sapersi girare, muoversi, guardarsi attorno: non hai più tanto tempo per farlo, quindi serve a un modo per ovviare. Se fai il primo controllo per bene puoi giocare fino a 50 anni, senza problemi. Secondo me ci sono i giovani italiani. Il problema è dopo. I ragazzi ci sono ma lo step che blocca è dopo: dall’uscita da una Primavera all'arrivo in Prima Squadra. Dobbiamo dare fiducia agli italiani, che poi crescono. Come ha fatto Motta o Vergara.Si potrebbe puntare di più sui giovani italiani".
di Napoli Magazine
24/04/2026 - 17:45
Luca Cigarini, ex centrocampista tra le altre del Napoli, ha rilasciato un'intervista al podcast Sky Calcio Unplugged: "Ranieri? Abbiamo fatto sei mesi a Parma dove mi ha portato dall’essere un giocatore normale a un buon calciatore. Mi ha dato tanta responsabilità e fiducia. Abbiamo fatto un percorso straordinario insieme a lui e Giuseppe Rossi che ci portarono alla salvezza. Il mister è una persona per bene, anzi se dico così non rendo l’idea. È tutto quello che di meglio si può trovare in un allenatore e in un uomo. Nell’ultima settimana ci sono stati un po’ di problemi anche se bisogna capire a fondo come sono andate le cose. Però mi dispiace perché è un uomo di calcio vero e perdere questi personaggi dispiace. Nazionale? Non sarebbe male. Motta? Dopo tre o quattro allenamenti da quando era stato aggregato dalla Primavera alla Prima Squadra, in un classico 5 contro 5, ho detto al preparatore dei portieri che non era male. Poi abbiamo iniziato questo giochetto in cui in 3 o 4 minuti si tirava in porta 50 volte ciascuno e non ne aveva parata forse una. Ci siamo sentiti qualche mese fa. È un ragazzo molto per bene, inquadrato e focalizzato su quello che fa. Non si esalta ma se fa un errore non si abbatte, questa è la sua forza. Ha fatto i primi mesi alla Reggiana, qualche errore l’ha fatto ma poi ha parato il doppio. Da questo punto di vista è una forza della natura. Va avanti per la sua strada, convinto di quello può fare, sa che deve migliorare molto e si allena forte, ma è consapevole di quello che ha nel suo bagaglio. Secondo me può migliorare dal punto di vista della comunicazione. È giovane e alle prime esperienze. Non è uno che guida la squadra ma lo dovrà fare. Sono tutte caratteristiche che con l'esperienza si mettono dentro. Non averla ma avere una base molto buona, si può solo crescere. Gli farà fare un grande step nella sua carriera, speriamo. La mia Academy? Diciamo che l'idea è quella di trasferire quello che ho acquisito in carriera ai ragazzi. Ora si punta molto sulla fisicità e l'intensità, ma io penso che se uno ha la tecnica è uno step avanti agli altri. Poi il resto si può sistemare. Ma nel calcio di oggi è difficile, le richieste sono altre. Se io penso a un giocatore del futuro, sarebbe bello vedere abbinate le qualità fisiche che sono richieste in questo momento e metterle insieme a una qualità tecnica che si è persa e fino a 20/25 anni fa ne eravamo il capostipite in tutto il mondo. Sono molto contenti, hanno molta voglia di imparare e hanno un'età che gli permette di apprendere velocemente. Bisogna insegnare per bene la tecnica ai ragazzi, perché o ce l'hai innata, e ne abbiamo avuti tantissimi, altrimenti la devi imparare. Più importante della tattica? Analisi perfetta. La postura del corpo è fondamentale in un giocatore. Sapersi girare, muoversi, guardarsi attorno: non hai più tanto tempo per farlo, quindi serve a un modo per ovviare. Se fai il primo controllo per bene puoi giocare fino a 50 anni, senza problemi. Secondo me ci sono i giovani italiani. Il problema è dopo. I ragazzi ci sono ma lo step che blocca è dopo: dall’uscita da una Primavera all'arrivo in Prima Squadra. Dobbiamo dare fiducia agli italiani, che poi crescono. Come ha fatto Motta o Vergara.Si potrebbe puntare di più sui giovani italiani".