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L’EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: “Napoli, si attende ancora il vero Anguissa, è il punto di riferimento che occorre ritrovare"
01.10.2026 07:00 di Napoli Magazine
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NAPOLI - Il Napoli aspetta ancora il vero Frank Zambo Anguissa. Quello che conosciamo, quello capace di prendere in mano il centrocampo, di vincere duelli, di strappare, di accompagnare l'azione, di dare fisicità e personalità alla squadra.

Quello che, soprattutto, riesce a diventare un punto di riferimento.

Perché oggi è proprio questo che manca.

Non è una bocciatura, sia chiaro. E non sarebbe corretto nemmeno ignorare i problemi fisici che hanno condizionato il suo avvio di stagione. Anguissa ha saltato Arsenal e Bologna per un problema all'adduttore, è tornato tra i convocati per Firenze e ha giocato soltanto dal 90' al 95', prima di accusare un fastidio per una lesione miofasciale di basso grado dell’adduttore lungo della coscia destra, che lo ha condotto subito ad iniziare l’iter riabilitativo che dovrebbe restituirlo ad Allegri dopo la sosta per le Nazionali. 

Ma proprio perché si tratta di Anguissa, le aspettative sono inevitabilmente più alte.

Il Napoli ha bisogno di lui.

E quando dico "bisogno", non mi riferisco soltanto alla presenza in campo.

Mi riferisco alla sua capacità di incidere sulla partita.

Anguissa deve tornare a essere quello che si vede, che si propone, che aggredisce gli spazi, che porta palla, che dà una soluzione ai compagni.

Deve tornare a essere quel centrocampista che, quando riceve il pallone, trasmette immediatamente la sensazione che possa succedere qualcosa.

Perché la sua forza è sempre stata questa: non essere semplicemente un mediano, ma un giocatore capace di spostare gli equilibri.

E il Napoli, in questo momento, ha bisogno proprio di questo.

L'avvio non è stato semplice. A San Siro contro l'Inter c'è stato anche quell'episodio pesante sotto porta, con Anguissa che ha avuto una grande occasione per segnare e non è riuscito a concretizzarla. Poi il problema fisico, l'assenza contro Arsenal e Bologna, il rientro lampo a Firenze e il nuovo stop.

Troppi contrattempi per poter pretendere di vedere immediatamente il miglior Anguissa.

Ma quando tornerà davvero disponibile, servirà qualcosa in più.

Servirà continuità.

Perché un punto di riferimento non può esserlo soltanto a intermittenza.

Il Napoli ha bisogno di un Anguissa presente nelle due fasi, capace di aiutare Lobotka nella costruzione ma anche di dare fisicità quando la squadra deve recuperare palloni e proteggere il risultato.

Ha bisogno delle sue incursioni.

Delle sue progressioni.

Della sua forza nei contrasti.

Dei suoi inserimenti.

E, perché no, anche dei suoi gol.

Non gli si chiede di diventare De Bruyne.

Non gli si chiede di risolvere ogni partita.

Gli si chiede di tornare a essere Anguissa.

Quello che conosciamo.

Quello che ha dimostrato di poter essere decisivo.

Allegri, alla vigilia di Fiorentina-Napoli, aveva sottolineato come Anguissa fosse tornato a lavorare con il gruppo dopo una settimana di allenamento differenziato. Era un segnale positivo, ma evidentemente non sufficiente per considerare definitivamente superato il problema.

E questo porta a un altro aspetto.

Prima di tutto viene la salute.

Non serve forzare il rientro di Anguissa per poi perderlo nuovamente.

Il Napoli deve recuperarlo bene.

E Anguissa deve recuperarsi bene.

Poi, però, quando sarà realmente pronto, dovrà ritrovare quella continuità che lo ha reso uno dei riferimenti della squadra.

Perché il centrocampo azzurro può cambiare volto con la sua presenza.

Lobotka può avere più libertà.

De Bruyne può essere accompagnato meglio nella fase di possesso.

Gli esterni possono ricevere palloni in condizioni migliori.

La squadra può avere maggiore fisicità.

E anche la fase di non possesso può beneficiarne.

È tutto collegato.

Ecco perché il vero Anguissa è così importante, pur avendo il contratto in scadenza al 30 giugno 2027.

Non perché debba caricarsi il Napoli sulle spalle, ma perché la sua presenza modifica gli equilibri della squadra.

E allora il messaggio è semplice.

Frank, prima recupera completamente.

Poi torna a essere il giocatore che conosciamo.

Più continuo.

Più presente.

Più determinante.

Più "punto di riferimento".

Il Napoli non ha bisogno di un Anguissa costretto a giocare a tutti i costi.

Ha bisogno di un Anguissa sano e pienamente dentro la partita.

Perché quando il camerunense è al massimo, la sua fisicità diventa un'arma.

E quando tornerà davvero a disposizione, dovrà tornare anche quella sensazione che per troppo tempo è mancata in questo avvio:

con Anguissa in mezzo al campo, il Napoli è un'altra squadra.

Adesso serve recuperarlo.

Poi servirà ritrovarlo.

E, soprattutto, servirà rivederlo protagonista.

Il Napoli aspetta ancora il vero Frank.

Antonio Petrazzuolo
 
Napoli Magazine
 
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
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L’EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: “Napoli, si attende ancora il vero Anguissa, è il punto di riferimento che occorre ritrovare"

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01/10/2026 - 07:00

NAPOLI - Il Napoli aspetta ancora il vero Frank Zambo Anguissa. Quello che conosciamo, quello capace di prendere in mano il centrocampo, di vincere duelli, di strappare, di accompagnare l'azione, di dare fisicità e personalità alla squadra.

Quello che, soprattutto, riesce a diventare un punto di riferimento.

Perché oggi è proprio questo che manca.

Non è una bocciatura, sia chiaro. E non sarebbe corretto nemmeno ignorare i problemi fisici che hanno condizionato il suo avvio di stagione. Anguissa ha saltato Arsenal e Bologna per un problema all'adduttore, è tornato tra i convocati per Firenze e ha giocato soltanto dal 90' al 95', prima di accusare un fastidio per una lesione miofasciale di basso grado dell’adduttore lungo della coscia destra, che lo ha condotto subito ad iniziare l’iter riabilitativo che dovrebbe restituirlo ad Allegri dopo la sosta per le Nazionali. 

Ma proprio perché si tratta di Anguissa, le aspettative sono inevitabilmente più alte.

Il Napoli ha bisogno di lui.

E quando dico "bisogno", non mi riferisco soltanto alla presenza in campo.

Mi riferisco alla sua capacità di incidere sulla partita.

Anguissa deve tornare a essere quello che si vede, che si propone, che aggredisce gli spazi, che porta palla, che dà una soluzione ai compagni.

Deve tornare a essere quel centrocampista che, quando riceve il pallone, trasmette immediatamente la sensazione che possa succedere qualcosa.

Perché la sua forza è sempre stata questa: non essere semplicemente un mediano, ma un giocatore capace di spostare gli equilibri.

E il Napoli, in questo momento, ha bisogno proprio di questo.

L'avvio non è stato semplice. A San Siro contro l'Inter c'è stato anche quell'episodio pesante sotto porta, con Anguissa che ha avuto una grande occasione per segnare e non è riuscito a concretizzarla. Poi il problema fisico, l'assenza contro Arsenal e Bologna, il rientro lampo a Firenze e il nuovo stop.

Troppi contrattempi per poter pretendere di vedere immediatamente il miglior Anguissa.

Ma quando tornerà davvero disponibile, servirà qualcosa in più.

Servirà continuità.

Perché un punto di riferimento non può esserlo soltanto a intermittenza.

Il Napoli ha bisogno di un Anguissa presente nelle due fasi, capace di aiutare Lobotka nella costruzione ma anche di dare fisicità quando la squadra deve recuperare palloni e proteggere il risultato.

Ha bisogno delle sue incursioni.

Delle sue progressioni.

Della sua forza nei contrasti.

Dei suoi inserimenti.

E, perché no, anche dei suoi gol.

Non gli si chiede di diventare De Bruyne.

Non gli si chiede di risolvere ogni partita.

Gli si chiede di tornare a essere Anguissa.

Quello che conosciamo.

Quello che ha dimostrato di poter essere decisivo.

Allegri, alla vigilia di Fiorentina-Napoli, aveva sottolineato come Anguissa fosse tornato a lavorare con il gruppo dopo una settimana di allenamento differenziato. Era un segnale positivo, ma evidentemente non sufficiente per considerare definitivamente superato il problema.

E questo porta a un altro aspetto.

Prima di tutto viene la salute.

Non serve forzare il rientro di Anguissa per poi perderlo nuovamente.

Il Napoli deve recuperarlo bene.

E Anguissa deve recuperarsi bene.

Poi, però, quando sarà realmente pronto, dovrà ritrovare quella continuità che lo ha reso uno dei riferimenti della squadra.

Perché il centrocampo azzurro può cambiare volto con la sua presenza.

Lobotka può avere più libertà.

De Bruyne può essere accompagnato meglio nella fase di possesso.

Gli esterni possono ricevere palloni in condizioni migliori.

La squadra può avere maggiore fisicità.

E anche la fase di non possesso può beneficiarne.

È tutto collegato.

Ecco perché il vero Anguissa è così importante, pur avendo il contratto in scadenza al 30 giugno 2027.

Non perché debba caricarsi il Napoli sulle spalle, ma perché la sua presenza modifica gli equilibri della squadra.

E allora il messaggio è semplice.

Frank, prima recupera completamente.

Poi torna a essere il giocatore che conosciamo.

Più continuo.

Più presente.

Più determinante.

Più "punto di riferimento".

Il Napoli non ha bisogno di un Anguissa costretto a giocare a tutti i costi.

Ha bisogno di un Anguissa sano e pienamente dentro la partita.

Perché quando il camerunense è al massimo, la sua fisicità diventa un'arma.

E quando tornerà davvero a disposizione, dovrà tornare anche quella sensazione che per troppo tempo è mancata in questo avvio:

con Anguissa in mezzo al campo, il Napoli è un'altra squadra.

Adesso serve recuperarlo.

Poi servirà ritrovarlo.

E, soprattutto, servirà rivederlo protagonista.

Il Napoli aspetta ancora il vero Frank.

Antonio Petrazzuolo
 
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