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Ciclismo, Mondiali su pista, Italia doppio argento nell'inseguimento, Salvoldi: "Possiamo aspirare a fare di più"
15.10.2026 17:56 di Napoli Magazine
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Nel Mondiale su pista che segna il giro di boa verso i Giochi di Los Angeles, l'Italia della bicicletta si conferma ai vertici assoluti dell'inseguimento, nonostante i noti problemi strutturali e gli impegni su strada degli atleti durante l'anno. Un doppio argento di peso, ottenuto prima dal quartetto maschile e poi dal quartetto femminile, che pure dopo due finali in cui il risultato all'arrivo pende nettamente dalla parte degli avversari (rispettivamente Danimarca, al quarto titolo consecutivo, e Gran Bretagna) permette di guardare al futuro con fiducia. La finale degli azzurri - qualificatisi 24 ore prima - non ha storia fin dal primo colpo di pedale: Francesco Lamon, Filippo Ganna, Alessio Magagnotti e Jonathan Milan partono subito più lenti, con gli avversari che giro dopo giro accumulano progressivamente sempre più vantaggio. I danesi arrivano infatti al traguardo con il tempo di 3'40"865, un crono molto vicino al record del mondo, precedendo di ben 4"731 un quartetto italiano dove i meccanismi non sono oliati e la forma non è delle migliori: a parte Lamon, tutti sono reduci da una lunga stagione su strada, con l'inserimento del promettentissimo 19enne Magagnotti (che in stagione ha saputo battere il re dello sprint Paul Magnier al Giro di Germania) che necessiterà di ulteriori allenamenti condivisi. La cavalcata delle azzurre, invece, è tutta giornaliera, con Martina Alzini (sostituita in finale da Chiara Consonni), Elisa Balsamo, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini partono bene al mattino, poi in semifinale superano la Germania abbastanza agevolmente, risparmiando qualcosina in ottica finale. Nell'atto conclusivo, Fidanza lancia benissimo il quartetto, che arriva al secondo di vantaggio nel primo chilometro. Un ritmo che però non riesce a trovare continuità, con la Gran Bretagna che rinviene e nel finale straborda, infliggendo addirittura 5"357 alle italiane, che non riescono quindi a confermare l'iride dello scorso anno. Mentre nelle altre discipline della pista il panorama è tutt'altro che roseo, la soddisfazione per le due prove di gruppo dell'inseguimento è percepibile: "Noi arriviamo da percorsi nettamente diversi da quelli intrapresi da tutti gli altri competitors - analizza il ct maschile, Edoardo Salvoldi, soddisfatto anche dei tanti punti presi in ottica qualificazione olimpica - Avrei firmato per un argento, l'oro è andato alla squadra nettamente più forte". "Andiamo a casa con un buon secondo posto, nei prossimi appuntamenti possiamo aspirare a fare di più", promette Jonathan Milan, mentre il debuttante Magagnotti, che non si aspettava di arrivare in finale, è conscio del fatto che "c'è tempo per lavorare e rafforzare il gruppo per gli obiettivi più grandi che ci aspetteranno in futuro". "Era importante conquistare questa finale e riconfermarsi tra i migliori al mondo - fa eco il ct femminile, Diego Bragato -. Il nostro lavoro guarda a Los Angeles: dobbiamo continuare a far crescere il gruppo, inserendo forze fresche e recuperando elementi importanti". "Abbiamo dato tutto quello che avevamo - commenta Elisa Balsamo -. C'è ancora tanto lavoro da fare, ma siamo sulla strada giusta"

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15/10/2026 - 17:56

Nel Mondiale su pista che segna il giro di boa verso i Giochi di Los Angeles, l'Italia della bicicletta si conferma ai vertici assoluti dell'inseguimento, nonostante i noti problemi strutturali e gli impegni su strada degli atleti durante l'anno. Un doppio argento di peso, ottenuto prima dal quartetto maschile e poi dal quartetto femminile, che pure dopo due finali in cui il risultato all'arrivo pende nettamente dalla parte degli avversari (rispettivamente Danimarca, al quarto titolo consecutivo, e Gran Bretagna) permette di guardare al futuro con fiducia. La finale degli azzurri - qualificatisi 24 ore prima - non ha storia fin dal primo colpo di pedale: Francesco Lamon, Filippo Ganna, Alessio Magagnotti e Jonathan Milan partono subito più lenti, con gli avversari che giro dopo giro accumulano progressivamente sempre più vantaggio. I danesi arrivano infatti al traguardo con il tempo di 3'40"865, un crono molto vicino al record del mondo, precedendo di ben 4"731 un quartetto italiano dove i meccanismi non sono oliati e la forma non è delle migliori: a parte Lamon, tutti sono reduci da una lunga stagione su strada, con l'inserimento del promettentissimo 19enne Magagnotti (che in stagione ha saputo battere il re dello sprint Paul Magnier al Giro di Germania) che necessiterà di ulteriori allenamenti condivisi. La cavalcata delle azzurre, invece, è tutta giornaliera, con Martina Alzini (sostituita in finale da Chiara Consonni), Elisa Balsamo, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini partono bene al mattino, poi in semifinale superano la Germania abbastanza agevolmente, risparmiando qualcosina in ottica finale. Nell'atto conclusivo, Fidanza lancia benissimo il quartetto, che arriva al secondo di vantaggio nel primo chilometro. Un ritmo che però non riesce a trovare continuità, con la Gran Bretagna che rinviene e nel finale straborda, infliggendo addirittura 5"357 alle italiane, che non riescono quindi a confermare l'iride dello scorso anno. Mentre nelle altre discipline della pista il panorama è tutt'altro che roseo, la soddisfazione per le due prove di gruppo dell'inseguimento è percepibile: "Noi arriviamo da percorsi nettamente diversi da quelli intrapresi da tutti gli altri competitors - analizza il ct maschile, Edoardo Salvoldi, soddisfatto anche dei tanti punti presi in ottica qualificazione olimpica - Avrei firmato per un argento, l'oro è andato alla squadra nettamente più forte". "Andiamo a casa con un buon secondo posto, nei prossimi appuntamenti possiamo aspirare a fare di più", promette Jonathan Milan, mentre il debuttante Magagnotti, che non si aspettava di arrivare in finale, è conscio del fatto che "c'è tempo per lavorare e rafforzare il gruppo per gli obiettivi più grandi che ci aspetteranno in futuro". "Era importante conquistare questa finale e riconfermarsi tra i migliori al mondo - fa eco il ct femminile, Diego Bragato -. Il nostro lavoro guarda a Los Angeles: dobbiamo continuare a far crescere il gruppo, inserendo forze fresche e recuperando elementi importanti". "Abbiamo dato tutto quello che avevamo - commenta Elisa Balsamo -. C'è ancora tanto lavoro da fare, ma siamo sulla strada giusta"