Calcio
CURIOSITA' - Da Mauro a Fabbricini, 100 anni di commissari alla FIGC
01.04.2026 16:21 di Napoli Magazine
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"Arriva il Commissario": non poche volte, nei suoi quasi 130 anni di storia, la Figc si è trovata alla porta una figura inviata, più spesso che chiamata, a risolvere questioni complesse o a traghettare il governo del calcio italiano verso lidi più tranquilli. Il primo, poco più di un secolo fa, fu Francesco Mauro, l'ultimo Roberto Fabbricini, che nel 2018 precedette la prima elezione di Gabriele Gravina, l'attuale presidente federale. Pochi ricordano la figura di Mauro, che però già prima e durante la Grande Guerra ricoprì più volte il ruolo di reggente, presidente a interim e poi anche presidente eletto fino al 1920, per poi essere nominato commissario tra i due periodi di presidenza di Luigi Bozino (1922/1924). Un trentennio dopo, superato il secondo drammatico periodo bellico e avviata la faticosa ricostruzione, ci fu bisogno di un altro commissario perché il presidente federale in carica nel 1958, Ottorino Barassi, si dimise dopo la fallita qualificazione al Mondiale in Svezia. L'incarico fu affidato a Bruno Zauli, che gestì la Figc per un anno, dall'agosto '58 all'agosto '59. Era il segretario generale del Coni - a volerlo in quel ruolo fu il n.1 dello sport italiano, Giulio Onesti - che lasciò al momento dell'elezione a presidente di Umberto Agnelli. Serve un salto di altri trent'anni, fino al 1986, per trovare un altro commissario. Anche allora, la causa fu la brutta prestazione dell'Italia al Mondiale, l'eliminazione per mano della Francia agli ottavi di finale in Messico, a indurre Federico Sordillo a lasciare la presidenza, ma anche lo scandalo del totonero bis. Arrivò Franco Carraro, allora presidente del Coni (ma lo era stato anche della stessa Figc), che dopo un anno lasciò dopo la nomina a ministro e divenne reggente il suo vice, Andrea Manzella, fino alle elezioni di Antonio Matarrese. Il ritmo delle gestioni commissariali ha subito un'accelerazione nei decenni successivi, con Raffaele Pagnozzi, altro segretario generale del Coni, chiamato nel 1996-97 dopo la fine non brillante della presidenza Matarrese. Seguirono come commissari il presidente del Coni Gianni Petrucci (2000-2001), il giurista Guido Rossi (2006) che gestì il caos post-calciopoli e quando era in carica festeggiò anche l'ultimo mondiale dell'Italia. Rossi si dimise e lasciò la poltrona a Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico, che nel 2007 si fece da parte per l'elezione a presidente Figc di Giancarlo Abete. Quanto a Fabbricini, fu chiamato dopo le dimissioni di Giancarlo Tavecchio per la mancata qualificazione al Mondiale 2018 in Russia. Qualche mese di gestione, prima di lasciare in seguito all'elezione di Gravina.

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CURIOSITA' - Da Mauro a Fabbricini, 100 anni di commissari alla FIGC

di Napoli Magazine

01/04/2026 - 16:21

"Arriva il Commissario": non poche volte, nei suoi quasi 130 anni di storia, la Figc si è trovata alla porta una figura inviata, più spesso che chiamata, a risolvere questioni complesse o a traghettare il governo del calcio italiano verso lidi più tranquilli. Il primo, poco più di un secolo fa, fu Francesco Mauro, l'ultimo Roberto Fabbricini, che nel 2018 precedette la prima elezione di Gabriele Gravina, l'attuale presidente federale. Pochi ricordano la figura di Mauro, che però già prima e durante la Grande Guerra ricoprì più volte il ruolo di reggente, presidente a interim e poi anche presidente eletto fino al 1920, per poi essere nominato commissario tra i due periodi di presidenza di Luigi Bozino (1922/1924). Un trentennio dopo, superato il secondo drammatico periodo bellico e avviata la faticosa ricostruzione, ci fu bisogno di un altro commissario perché il presidente federale in carica nel 1958, Ottorino Barassi, si dimise dopo la fallita qualificazione al Mondiale in Svezia. L'incarico fu affidato a Bruno Zauli, che gestì la Figc per un anno, dall'agosto '58 all'agosto '59. Era il segretario generale del Coni - a volerlo in quel ruolo fu il n.1 dello sport italiano, Giulio Onesti - che lasciò al momento dell'elezione a presidente di Umberto Agnelli. Serve un salto di altri trent'anni, fino al 1986, per trovare un altro commissario. Anche allora, la causa fu la brutta prestazione dell'Italia al Mondiale, l'eliminazione per mano della Francia agli ottavi di finale in Messico, a indurre Federico Sordillo a lasciare la presidenza, ma anche lo scandalo del totonero bis. Arrivò Franco Carraro, allora presidente del Coni (ma lo era stato anche della stessa Figc), che dopo un anno lasciò dopo la nomina a ministro e divenne reggente il suo vice, Andrea Manzella, fino alle elezioni di Antonio Matarrese. Il ritmo delle gestioni commissariali ha subito un'accelerazione nei decenni successivi, con Raffaele Pagnozzi, altro segretario generale del Coni, chiamato nel 1996-97 dopo la fine non brillante della presidenza Matarrese. Seguirono come commissari il presidente del Coni Gianni Petrucci (2000-2001), il giurista Guido Rossi (2006) che gestì il caos post-calciopoli e quando era in carica festeggiò anche l'ultimo mondiale dell'Italia. Rossi si dimise e lasciò la poltrona a Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico, che nel 2007 si fece da parte per l'elezione a presidente Figc di Giancarlo Abete. Quanto a Fabbricini, fu chiamato dopo le dimissioni di Giancarlo Tavecchio per la mancata qualificazione al Mondiale 2018 in Russia. Qualche mese di gestione, prima di lasciare in seguito all'elezione di Gravina.