A “1 Football Club”, in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Sabatino Durante, agente Fifa, esperto di calcio sudamericano.
Alisson Santos ha le stimmate per diventare il nuovo Kvaratskhelia?
“Mi sembra un paragone un po’ prematuro. Però ha qualità importanti. Come la maggior parte dei giocatori brasiliani possiede tecnica, esplosività e soprattutto tanta fame. Quando il Napoli stava per prenderlo dissi esattamente questo: rispetto ad altri ragazzi con caratteristiche simili, lui ha una grande voglia di arrivare. È quella qualità che spesso ti permette di fare il salto di livello. Ha tutte le caratteristiche per diventare un giocatore importante per il Napoli e per il campionato italiano. Da qui però a paragonarlo a Khvicha Kvaratskhelia o a Luis Díaz ce ne passa. Andiamoci piano. Può essere un buon giocatore del nostro campionato, che purtroppo oggi considero un campionato di terzo livello in Europa. E qui torno a un discorso che faccio spesso. Quando rientro in Italia vedo ancora una certa supponenza nei dirigenti, una supponenza che non possiamo più permetterci. Il nostro è un campionato che ha perso competitività e finché non prenderemo coscienza di questo problema sarà difficile migliorare. Quando hai una malattia, il medico deve fare una diagnosi chiara. Ecco, noi dobbiamo riconoscere la realtà. Il Napoli ha vinto lo scudetto e ha dominato l'ultimo campionato, ma questo non cambia il fatto che il livello medio della Serie A non sia quello dei principali tornei europei. Continuiamo a ragionare come facevamo vent'anni fa, ma oggi bisogna essere più realisti".
Esiste un software acquistato dalla FIFA che calcola il giusto stipendio di un calciatore. Secondo lei Aurelio De Laurentiis deve sbrigarsi ad aumentare l'ingaggio di Scott McTominay per evitare un'altra situazione simile a quella vissuta con Kvaratskhelia?
“Sì, ma il presidente deve fare attenzione anche agli equilibri del gruppo. Il Napoli l'anno scorso ha speso tantissimo sul mercato e alla fine ha raccolto meno di quanto ci si aspettasse. Oggi bisogna tenere conto anche della sostenibilità economica. Dico una cosa che probabilmente farà storcere il naso a molti tifosi: per una società il campionato italiano, dal punto di vista economico, è quasi un obiettivo secondario rispetto alla Champions League. Vincere lo scudetto porta una cifra importante ma limitata; andare avanti in Europa garantisce introiti molto superiori. Capisco perfettamente i tifosi e ho il massimo rispetto per loro, perché senza tifosi il calcio non esisterebbe. Però un presidente deve guardare anche ai conti. In questo momento non credo che il Napoli abbia grandissimi margini per aumentare gli stipendi. Certo, McTominay è stato uno dei migliori giocatori dell'ultima stagione e probabilmente meriterebbe uno sforzo da parte del club. Tuttavia mantenere i conti in ordine è fondamentale e credo che, dopo gli investimenti fatti, lo spazio di manovra non sia enorme".
In un certo senso la cessione di Antonio Vergara per 30-35 milioni di euro sarebbe un'operazione vantaggiosa per tutti?
“Certo. Se arrivasse un'offerta di quel livello sarebbe una grande operazione. Parliamo di un ragazzo cresciuto nel sistema del club e quindi di una plusvalenza molto importante. Ogni tanto qualche sacrificio bisogna farlo: lo fanno l'Atalanta, il Real Madrid e tutte le grandi società. Il problema però è un altro. Oggi vedo valutazioni che mi fanno sorridere. Leggo di 50 milioni per Palestra e mi chiedo su quali basi. Con tutto il rispetto per il ragazzo, se Palestra vale 50 milioni, allora Alessandro Buongiorno quanto dovrebbe valere? Centocinquanta? È titolare della Nazionale italiana, ha già dimostrato il suo valore ad alti livelli. Se Vergara vale 35 milioni, allora rischiamo di perdere completamente il senso delle proporzioni. In Italia servirebbe maggiore competenza nella gestione del calcio. Troppo spesso le persone sbagliate si trovano nei posti giusti".
Esce Antonio Conte ed entra Massimiliano Allegri: è un upgrade, un downgrade oppure il livello del Napoli resta invariato?
“Io ho avuto qualche divergenza personale con Allegri in passato, ma mai per questioni tecniche. Dal punto di vista professionale stiamo parlando di un grande allenatore. È uno che sa gestire gli spogliatoi e che ha dimostrato il proprio valore in tutta la carriera. Questo dibattito sul 'giocare bene' o 'giocare male' spesso mi sembra esagerato. Alla fine contano soprattutto i giocatori che hai a disposizione. Allegri ha vinto con il Milan, ha vinto con la Juventus, ha disputato finali di Champions League. In Italia abbiamo l'abitudine di definire bolliti gli allenatori troppo in fretta. È successo con Carlo Ancelotti, è successo con José Mourinho. Poi però Ancelotti è tornato al Real Madrid e ha continuato a vincere. Evidentemente qualcuno che di calcio capisce qualcosa lo considera ancora uno dei migliori. Quando sento storcere il naso davanti al nome di Allegri resto sorpreso. È un tecnico che conosce perfettamente il suo mestiere. Poi i risultati non dipendono solo dall'allenatore, ma anche dalla società, dall'ambiente e dalla qualità della rosa. Prendiamo il Milan degli ultimi anni: spesso i problemi non erano in panchina, ma all'interno della dirigenza. Quando manca unità di intenti ai vertici, inevitabilmente ne risente anche lo spogliatoio. Allegri è un allenatore di alto livello, esattamente come Conte, Ancelotti o Spalletti. Ognuno ha il proprio carattere e il proprio metodo di lavoro, ma stiamo parlando di professionisti di primissima fascia. Chi sa andare in bicicletta non dimentica come si fa. Molto dipenderà dalla rosa che avrà a disposizione, ma io credo che il Napoli abbia già una base importante. L'obiettivo minimo sarà qualificarsi alla prossima Champions League e penso che Allegri abbia tutte le capacità per raggiungerlo".
di Napoli Magazine
11/06/2026 - 14:32
A “1 Football Club”, in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Sabatino Durante, agente Fifa, esperto di calcio sudamericano.
Alisson Santos ha le stimmate per diventare il nuovo Kvaratskhelia?
“Mi sembra un paragone un po’ prematuro. Però ha qualità importanti. Come la maggior parte dei giocatori brasiliani possiede tecnica, esplosività e soprattutto tanta fame. Quando il Napoli stava per prenderlo dissi esattamente questo: rispetto ad altri ragazzi con caratteristiche simili, lui ha una grande voglia di arrivare. È quella qualità che spesso ti permette di fare il salto di livello. Ha tutte le caratteristiche per diventare un giocatore importante per il Napoli e per il campionato italiano. Da qui però a paragonarlo a Khvicha Kvaratskhelia o a Luis Díaz ce ne passa. Andiamoci piano. Può essere un buon giocatore del nostro campionato, che purtroppo oggi considero un campionato di terzo livello in Europa. E qui torno a un discorso che faccio spesso. Quando rientro in Italia vedo ancora una certa supponenza nei dirigenti, una supponenza che non possiamo più permetterci. Il nostro è un campionato che ha perso competitività e finché non prenderemo coscienza di questo problema sarà difficile migliorare. Quando hai una malattia, il medico deve fare una diagnosi chiara. Ecco, noi dobbiamo riconoscere la realtà. Il Napoli ha vinto lo scudetto e ha dominato l'ultimo campionato, ma questo non cambia il fatto che il livello medio della Serie A non sia quello dei principali tornei europei. Continuiamo a ragionare come facevamo vent'anni fa, ma oggi bisogna essere più realisti".
Esiste un software acquistato dalla FIFA che calcola il giusto stipendio di un calciatore. Secondo lei Aurelio De Laurentiis deve sbrigarsi ad aumentare l'ingaggio di Scott McTominay per evitare un'altra situazione simile a quella vissuta con Kvaratskhelia?
“Sì, ma il presidente deve fare attenzione anche agli equilibri del gruppo. Il Napoli l'anno scorso ha speso tantissimo sul mercato e alla fine ha raccolto meno di quanto ci si aspettasse. Oggi bisogna tenere conto anche della sostenibilità economica. Dico una cosa che probabilmente farà storcere il naso a molti tifosi: per una società il campionato italiano, dal punto di vista economico, è quasi un obiettivo secondario rispetto alla Champions League. Vincere lo scudetto porta una cifra importante ma limitata; andare avanti in Europa garantisce introiti molto superiori. Capisco perfettamente i tifosi e ho il massimo rispetto per loro, perché senza tifosi il calcio non esisterebbe. Però un presidente deve guardare anche ai conti. In questo momento non credo che il Napoli abbia grandissimi margini per aumentare gli stipendi. Certo, McTominay è stato uno dei migliori giocatori dell'ultima stagione e probabilmente meriterebbe uno sforzo da parte del club. Tuttavia mantenere i conti in ordine è fondamentale e credo che, dopo gli investimenti fatti, lo spazio di manovra non sia enorme".
In un certo senso la cessione di Antonio Vergara per 30-35 milioni di euro sarebbe un'operazione vantaggiosa per tutti?
“Certo. Se arrivasse un'offerta di quel livello sarebbe una grande operazione. Parliamo di un ragazzo cresciuto nel sistema del club e quindi di una plusvalenza molto importante. Ogni tanto qualche sacrificio bisogna farlo: lo fanno l'Atalanta, il Real Madrid e tutte le grandi società. Il problema però è un altro. Oggi vedo valutazioni che mi fanno sorridere. Leggo di 50 milioni per Palestra e mi chiedo su quali basi. Con tutto il rispetto per il ragazzo, se Palestra vale 50 milioni, allora Alessandro Buongiorno quanto dovrebbe valere? Centocinquanta? È titolare della Nazionale italiana, ha già dimostrato il suo valore ad alti livelli. Se Vergara vale 35 milioni, allora rischiamo di perdere completamente il senso delle proporzioni. In Italia servirebbe maggiore competenza nella gestione del calcio. Troppo spesso le persone sbagliate si trovano nei posti giusti".
Esce Antonio Conte ed entra Massimiliano Allegri: è un upgrade, un downgrade oppure il livello del Napoli resta invariato?
“Io ho avuto qualche divergenza personale con Allegri in passato, ma mai per questioni tecniche. Dal punto di vista professionale stiamo parlando di un grande allenatore. È uno che sa gestire gli spogliatoi e che ha dimostrato il proprio valore in tutta la carriera. Questo dibattito sul 'giocare bene' o 'giocare male' spesso mi sembra esagerato. Alla fine contano soprattutto i giocatori che hai a disposizione. Allegri ha vinto con il Milan, ha vinto con la Juventus, ha disputato finali di Champions League. In Italia abbiamo l'abitudine di definire bolliti gli allenatori troppo in fretta. È successo con Carlo Ancelotti, è successo con José Mourinho. Poi però Ancelotti è tornato al Real Madrid e ha continuato a vincere. Evidentemente qualcuno che di calcio capisce qualcosa lo considera ancora uno dei migliori. Quando sento storcere il naso davanti al nome di Allegri resto sorpreso. È un tecnico che conosce perfettamente il suo mestiere. Poi i risultati non dipendono solo dall'allenatore, ma anche dalla società, dall'ambiente e dalla qualità della rosa. Prendiamo il Milan degli ultimi anni: spesso i problemi non erano in panchina, ma all'interno della dirigenza. Quando manca unità di intenti ai vertici, inevitabilmente ne risente anche lo spogliatoio. Allegri è un allenatore di alto livello, esattamente come Conte, Ancelotti o Spalletti. Ognuno ha il proprio carattere e il proprio metodo di lavoro, ma stiamo parlando di professionisti di primissima fascia. Chi sa andare in bicicletta non dimentica come si fa. Molto dipenderà dalla rosa che avrà a disposizione, ma io credo che il Napoli abbia già una base importante. L'obiettivo minimo sarà qualificarsi alla prossima Champions League e penso che Allegri abbia tutte le capacità per raggiungerlo".