Calcio
MILAN - Bartesaghi: "Tifo per i rossoneri fin da bambino, non mi aspettavo di giocare qui dopo la retrocessione in D"
02.04.2026 13:10 di Napoli Magazine
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A margine dell'incontro coi tifosi al Flagship Store di via Dante a Milano, il laterale rossonero Davide Bartesaghi ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del Milan col format “On the road”. Queste le sue dichiarazioni, a partire dal momento in cui ogni giorno varca il cancello di Milanello: "Già solo il fatto di varcarlo è incredibile. Mi ricordo il primo giorno che sono venuto qua ad allenarmi… Ancora mi portava mio padre ed era stata un’emozione incredibile per entrambi. Ogni volta che passo questo cancello cerco sempre di farmi venire in mente il ragazzo che ero e quindi cerco sempre di dare il massimo quando sono in campo".

Su quanto tifa il Milan: "Tanto. Lo so da quando ero veramente piccolo. Mio padre mi ha trasmesso la passione Milan, poi quando ero piccolo ho iniziato a giocarci, quindi sono tifosissimo da quando ero piccolo. Il primo ricordo in assoluto era il primo giorno di provino. Ho varcato i cancelli del Vismara e mi ero trovato due leggende come Paolo Maldini ed Angelo Carbone. Ma più per mio padre, lui li conosceva meglio. È stato qualcosa di incredibile".

Sulla prima maglia del Milan che ha avuto: "Forse me l’aveva regalata mio padre, ma non ricordo l’anno. Era senza nome, con un paio di firme. Ce l’ho appesa in camera in quadretto".

Su quando ha iniziato a giocare: "Più o meno a 5 anni nella squadra del mio paese. Da lì ho fatto un paio di anni prima di andare nel settore giovanile dell’Atalanta per un anno e mezzo. E poi varcare i cancelli del Vismara è stato un sogno".

Sul suo idolo da bambino: "Oltre a Maldini osservavo Marcelo, lì iniziavo a bazzicare il calcio. Ero senza parole".

Su Modric. "È una persona eccezionale, oltre che un grande calciatore. Bisogna imparare tanto da lui, sia per come si allena sia per la persona che è fuori dal campo, è una cosa molto importante. Il primo pensiero di quando l’ho visto in maglia rossonera… Quella scena lì l’ho vista con mio padre perché eravamo a casa che stavamo mangiando ed era uscita l’ufficialità. Il giorno dopo me lo sono trovato a Milanello e ha fatto un certo effetto, perché qualche anno fa non pensavo di condividere campo e spogliatoio con lui".

Sui consigli dei calciatori più esperti: "Ci sono varie persone che mi hanno parlato. Leao, Gabbia, Modric… Sono persone molto importanti nello spogliatoio. Con loro ho un bel rapporto e loro cercano sempre di aiutarmi in qualche modo, sia se le cose vanno sia quando vanno male. Gabbia mi sta sempre vicino, facciamo sempre le cose insieme. È la persona con cui ho più rapporto all’interno del Milan. Rafa, quando ho fatto doppietta, oltre a regalarmi il quadro con la mia foto, che è stato un bel regalo, mi ha detto che sarebbe arrivato il momento più difficile. È una cosa che ho apprezzato perché è veramente una persona top e gli voglio bene".

Su mister Allegri: "Una parola? Simpatico e positivo. Cerca sempre di trovare il lato giusto delle cose, cerca di essere sempre positivo e lo chiede anche a noi. Dice che la negatività non porta buone cose. Non c’è bisogno di dire che è un grandissimo allenatore, lo ringrazio per quello che mi sta dando".

Sulla partita che vorrebbe rigiocare: "Credo la finale di Youth League. L’anno prima eravamo arrivati in semifinale, ci eravamo impegnati veramente tanto soprattutto con mister Abate, che è stato un allenatore molto importante per la mia carriera. Credo che sia la partita che vorrei rigiocare. C’è stato troppo lavoro dietro e l’abbiamo persa in modo un po’ ambiguo".

Sul suo cammino nel settore giovanile del Milan: "Direi il cammino in Under 23, da una certa prospettiva non è stato bellissimo ma come ho sempre detto i frutti del lavoro si continuano a vedere soprattutto quando le cose non vanno bene. Anche perché l’anno scorso non è stato facile, è stata una categoria nuova con un nuovo progetto. A livello di classifica non è andata bene, ma come persona sono cambiato tanto".

Sulla retrocessione in Serie D e se si sarebbe mai aspettato di arrivare in A: "No, non me lo sarei immaginato. Ma lavoravo per quello. Quella sera lì ero veramente distrutto, non mi aspettavo di arrivare a toccare il fondo. Mi è servito ed è stata una bella lezione di vita".

Sul suo rito quando entra in campo: "Saluto i bambini, faccio il segno della croce, dico una frase in modo scaramantico e poi guardo la curva che mi dà sempre quella carica in più, quell’emozione che mi dice di dare sempre qualcosa in più".

Sui riti nel post: "Magari sedermi e a mente ancora un po’ calda analizzare e rivedere la partita, mentalmente. Poi magari quando arrivo a casa la riguardo. Se so che ho fatto una grande partita cerco di guardare ancora di più il dettaglio perché sono cose che fanno la differenza".

Sulla partita a cui è più legato da quando gioca in prima squadra al Milan: "Il giorno della doppietta (contro il Sassuolo, ndr) il 14 dicembre. È stato un giorno straordinario. È veramente incredibile sentire il proprio nome urlato da San Siro. Credo che sia una cosa unica. Quando mi chiedono com’è sentire il mio cognome a San Siro faccio fatica a rispondere perché è una sensazione un po’ strana".

Su cosa gli aveva detto Corradi in settimana: "Ci stavamo preparando per la partita e mi ha detto 'Quando me lo fai un gol?'. La settimana prima a Torino avevo provato a segnare di testa e il portiere aveva fatto una bella parata, lui mi ha preso un po’ in giro così. Però dopo gli ho dato una bella risposta (ride, ndr)".

Su un messaggio per tutti i tifosi: "Dico un grazie gigantesco per tutto quello che stanno facendo, anche solo per il sostegno che ci danno partita dopo partita in qualunque modo vada. In questa stagione soprattutto si sta facendo sentire il tifo in casa ed è quella cosa che ci spinge a fare bene negli ultimi minuti, a recuperare le partite come abbiamo fatto in alcuni momenti”.

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MILAN - Bartesaghi: "Tifo per i rossoneri fin da bambino, non mi aspettavo di giocare qui dopo la retrocessione in D"

di Napoli Magazine

02/04/2026 - 13:10

A margine dell'incontro coi tifosi al Flagship Store di via Dante a Milano, il laterale rossonero Davide Bartesaghi ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del Milan col format “On the road”. Queste le sue dichiarazioni, a partire dal momento in cui ogni giorno varca il cancello di Milanello: "Già solo il fatto di varcarlo è incredibile. Mi ricordo il primo giorno che sono venuto qua ad allenarmi… Ancora mi portava mio padre ed era stata un’emozione incredibile per entrambi. Ogni volta che passo questo cancello cerco sempre di farmi venire in mente il ragazzo che ero e quindi cerco sempre di dare il massimo quando sono in campo".

Su quanto tifa il Milan: "Tanto. Lo so da quando ero veramente piccolo. Mio padre mi ha trasmesso la passione Milan, poi quando ero piccolo ho iniziato a giocarci, quindi sono tifosissimo da quando ero piccolo. Il primo ricordo in assoluto era il primo giorno di provino. Ho varcato i cancelli del Vismara e mi ero trovato due leggende come Paolo Maldini ed Angelo Carbone. Ma più per mio padre, lui li conosceva meglio. È stato qualcosa di incredibile".

Sulla prima maglia del Milan che ha avuto: "Forse me l’aveva regalata mio padre, ma non ricordo l’anno. Era senza nome, con un paio di firme. Ce l’ho appesa in camera in quadretto".

Su quando ha iniziato a giocare: "Più o meno a 5 anni nella squadra del mio paese. Da lì ho fatto un paio di anni prima di andare nel settore giovanile dell’Atalanta per un anno e mezzo. E poi varcare i cancelli del Vismara è stato un sogno".

Sul suo idolo da bambino: "Oltre a Maldini osservavo Marcelo, lì iniziavo a bazzicare il calcio. Ero senza parole".

Su Modric. "È una persona eccezionale, oltre che un grande calciatore. Bisogna imparare tanto da lui, sia per come si allena sia per la persona che è fuori dal campo, è una cosa molto importante. Il primo pensiero di quando l’ho visto in maglia rossonera… Quella scena lì l’ho vista con mio padre perché eravamo a casa che stavamo mangiando ed era uscita l’ufficialità. Il giorno dopo me lo sono trovato a Milanello e ha fatto un certo effetto, perché qualche anno fa non pensavo di condividere campo e spogliatoio con lui".

Sui consigli dei calciatori più esperti: "Ci sono varie persone che mi hanno parlato. Leao, Gabbia, Modric… Sono persone molto importanti nello spogliatoio. Con loro ho un bel rapporto e loro cercano sempre di aiutarmi in qualche modo, sia se le cose vanno sia quando vanno male. Gabbia mi sta sempre vicino, facciamo sempre le cose insieme. È la persona con cui ho più rapporto all’interno del Milan. Rafa, quando ho fatto doppietta, oltre a regalarmi il quadro con la mia foto, che è stato un bel regalo, mi ha detto che sarebbe arrivato il momento più difficile. È una cosa che ho apprezzato perché è veramente una persona top e gli voglio bene".

Su mister Allegri: "Una parola? Simpatico e positivo. Cerca sempre di trovare il lato giusto delle cose, cerca di essere sempre positivo e lo chiede anche a noi. Dice che la negatività non porta buone cose. Non c’è bisogno di dire che è un grandissimo allenatore, lo ringrazio per quello che mi sta dando".

Sulla partita che vorrebbe rigiocare: "Credo la finale di Youth League. L’anno prima eravamo arrivati in semifinale, ci eravamo impegnati veramente tanto soprattutto con mister Abate, che è stato un allenatore molto importante per la mia carriera. Credo che sia la partita che vorrei rigiocare. C’è stato troppo lavoro dietro e l’abbiamo persa in modo un po’ ambiguo".

Sul suo cammino nel settore giovanile del Milan: "Direi il cammino in Under 23, da una certa prospettiva non è stato bellissimo ma come ho sempre detto i frutti del lavoro si continuano a vedere soprattutto quando le cose non vanno bene. Anche perché l’anno scorso non è stato facile, è stata una categoria nuova con un nuovo progetto. A livello di classifica non è andata bene, ma come persona sono cambiato tanto".

Sulla retrocessione in Serie D e se si sarebbe mai aspettato di arrivare in A: "No, non me lo sarei immaginato. Ma lavoravo per quello. Quella sera lì ero veramente distrutto, non mi aspettavo di arrivare a toccare il fondo. Mi è servito ed è stata una bella lezione di vita".

Sul suo rito quando entra in campo: "Saluto i bambini, faccio il segno della croce, dico una frase in modo scaramantico e poi guardo la curva che mi dà sempre quella carica in più, quell’emozione che mi dice di dare sempre qualcosa in più".

Sui riti nel post: "Magari sedermi e a mente ancora un po’ calda analizzare e rivedere la partita, mentalmente. Poi magari quando arrivo a casa la riguardo. Se so che ho fatto una grande partita cerco di guardare ancora di più il dettaglio perché sono cose che fanno la differenza".

Sulla partita a cui è più legato da quando gioca in prima squadra al Milan: "Il giorno della doppietta (contro il Sassuolo, ndr) il 14 dicembre. È stato un giorno straordinario. È veramente incredibile sentire il proprio nome urlato da San Siro. Credo che sia una cosa unica. Quando mi chiedono com’è sentire il mio cognome a San Siro faccio fatica a rispondere perché è una sensazione un po’ strana".

Su cosa gli aveva detto Corradi in settimana: "Ci stavamo preparando per la partita e mi ha detto 'Quando me lo fai un gol?'. La settimana prima a Torino avevo provato a segnare di testa e il portiere aveva fatto una bella parata, lui mi ha preso un po’ in giro così. Però dopo gli ho dato una bella risposta (ride, ndr)".

Su un messaggio per tutti i tifosi: "Dico un grazie gigantesco per tutto quello che stanno facendo, anche solo per il sostegno che ci danno partita dopo partita in qualunque modo vada. In questa stagione soprattutto si sta facendo sentire il tifo in casa ed è quella cosa che ci spinge a fare bene negli ultimi minuti, a recuperare le partite come abbiamo fatto in alcuni momenti”.