Ardon Jashari, centrocampista del Milan, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Il Foglio: "Se ho una routine personale, un porta fortuna o una playlist? Nulla di tutto questo in realtà. Sono musulmano, spesso durante il tragitto verso lo stadio ascolto il Corano, mi aiuta a concentrarmi spiritualmente prima di giocare. Il calore e il tifo dei nostri tifosi una volta arrivati a San Siro fanno il resto. E poi ogni volta che indossi la maglia rossonera l'adrenalina sale. La maglia 30 una casualità? Assolutamente no. lo quando ero bambino e giocavo a pallone non ho mai avuto un ruolo. Guardavo Messi e mi bastava. Indossava la 30 e io pensavo che, se mai fossi stato un calciatore, avrei voluto lo stesso numero. Per la verità in quel periodo sapevo poco. Difensore, centrocampista e attaccante era la stessa cosa, volevo solo il pallone e divertirmi. Diversi anni dopo, quando iniziai tra i professionisti in Svizzera, mi dissero che avrei potuto scegliere il mio numero preferito ma solo dopo il 20, quindi chiesi il 30 con orgoglio. È stata una delle prime richieste che ho fatto anche al Milan, ancor prima ancora di firmare il contratto e andare in sede. Ho mandato un messaggio, chiedendo la numero 30 e sono stato accontentato".
di Napoli Magazine
28/03/2026 - 20:20
Ardon Jashari, centrocampista del Milan, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Il Foglio: "Se ho una routine personale, un porta fortuna o una playlist? Nulla di tutto questo in realtà. Sono musulmano, spesso durante il tragitto verso lo stadio ascolto il Corano, mi aiuta a concentrarmi spiritualmente prima di giocare. Il calore e il tifo dei nostri tifosi una volta arrivati a San Siro fanno il resto. E poi ogni volta che indossi la maglia rossonera l'adrenalina sale. La maglia 30 una casualità? Assolutamente no. lo quando ero bambino e giocavo a pallone non ho mai avuto un ruolo. Guardavo Messi e mi bastava. Indossava la 30 e io pensavo che, se mai fossi stato un calciatore, avrei voluto lo stesso numero. Per la verità in quel periodo sapevo poco. Difensore, centrocampista e attaccante era la stessa cosa, volevo solo il pallone e divertirmi. Diversi anni dopo, quando iniziai tra i professionisti in Svizzera, mi dissero che avrei potuto scegliere il mio numero preferito ma solo dopo il 20, quindi chiesi il 30 con orgoglio. È stata una delle prime richieste che ho fatto anche al Milan, ancor prima ancora di firmare il contratto e andare in sede. Ho mandato un messaggio, chiedendo la numero 30 e sono stato accontentato".