Calcio
SKY - Di Marzio: "Il direttore sportivo è una figura molto importante nel calcio di oggi, mi inquieta la situazione del Milan"
18.06.2026 12:34 di Napoli Magazine
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Gianluca Di Marzio, giornalista ed esperto di mercato di Sky Sport, nel consueto podcast "Caffè Di Marzio", si è soffermato sull'attuale situazione del Milan: "Devo dire che la situazione del Milan, che non ha ancora un direttore sportivo oppure un Head of Football, chiamiamolo come volete con i termini moderni, non inquieta soltanto i tifosi rossoneri che al 18 giugno non vedono ancora la luce su una figura che possa avviare delle trattative per comprare giocatori, per venderli eccetera eccetera. Mi inquieta proprio da sportivo, da appassionato, da esperto di calcio, esperto con tutto il rispetto per quelli che sono esperti e per quelli che non lo sono. Mi inquieta da chi ha vissuto il calcio da 30 anni, da chi ha avuto un papà che è stato allenatore prima e poi direttore sportivo, che mi ha insegnato come questo feeling tra allenatore e DS fosse alla base del successo nel calcio, anche se è un calcio che adesso non c'è più. Il direttore sportivo dovrebbe scegliere l'allenatore e con l'allenatore cercare di costruire non solo empatia e feeling, ma anche la squadra secondo determinate logiche di assortimento del gruppo, e non soltanto secondo quelli che sono oggi gli algoritmi, i dati e tutti gli strumenti che sicuramente vanno utilizzati per arrivare più velocemente agli obiettivi, ma che non possono sostituirsi all'occhio umano e alla sapienza di una figura dirigenziale. Pensare che il Milan abbia scelto un allenatore affidandosi a lui e che su questo allenatore ci fosse stato il via libera di un direttore sportivo che poi in realtà non è arrivato perché non si è liberato, oppure perché il club non ha voluto lasciarlo andare o perché lui non si è imposto, eccetera eccetera, mi lascia un po' di stucco sinceramente. Perché, ripeto, di solito in un club bisognerebbe lavorare in un modo diverso: puntare prima su una figura calcistica che poi possa scegliere, a seconda di determinati presupposti del club, l’allenatore. Tra l’altro in Italia siamo maestri in questo, perché la figura del direttore sportivo è molto importante nel calcio italiano, spesso non considerata da altre parti. In Inghilterra prima c’era il manager, l’allenatore che faceva tutto, e questo probabilmente ha portato anche determinate squadre a non avere una struttura efficace. Lo stesso Mourinho al Manchester United, quando ha dovuto scegliere da solo con dirigenti che comunque lo spalleggiavano gli acquisti, non è riuscito a incidere. Nell’anno in cui è stato allenatore fin dall’inizio, quindi non quando è subentrato, ma quando ha avuto il mercato, non è riuscito poi a imporsi. Nel calcio italiano funziona in maniera diversa. Ci sono tanti direttori sportivi bravi: sono cresciuto da giornalista con Foschi, con Corvino, figure che hanno davvero insegnato il mestiere a tanti. Non escludo che un domani mi piacerebbe anche diventare direttore sportivo e provare dall’altra parte a vedere come funziona. C’è una generazione di direttori sportivi in Italia bravissimi: da Paratici ad Ausilio, da Giuntoli a Tony D’Amico. Ce ne sono tantissimi anche nelle categorie inferiori, non voglio dimenticare nessuno, ma per esempio quello che ha fatto Matteo Lovisa negli ultimi anni alla Juve Stabia è sotto gli occhi di tutti. Ciro Polito tra Catanzaro e Bari, lo stesso Castagnini che prima a Brescia ha fatto un grande lavoro e poi è andato a Frosinone. Ha sostituito Angelozzi, che ha fatto un altro lavoro straordinario sia a Frosinone che poi anche a Cagliari. Veramente è una lista lunghissima. Ci sono anche figure oggi senza squadra come Massara, come Tare, come Davide Vagnati, che potrebbero stare in qualsiasi tipo di club importante non solo in Italia ma anche all’estero. Ne ho dimenticati sicuramente qualcuno, ma per fare in fretta. Questo per dire che oggi il fatto che il Milan continui a fare un casting soprattutto all’estero nel cercare chissà con quali parametri una figura che debba conciliarsi con il lavoro di Amorim, con le idee di Cardinale e con la figura di Ibrahimovic, che comunque vuole stare lì e decidere anche lui, mi lascia un po’ di inquietudine e anche amarezza e delusione. Perché il direttore sportivo è una figura molto importante nel calcio di oggi: altrimenti potrebbero fare tutto presidenti, allenatori e procuratori. Invece il DS è quello che fa da filtro, che dà una logica alla costruzione della squadra. Al di là della trattativa vera e propria, che può fare tranquillamente un amministratore delegato, vi faccio l’esempio Marotta e Ausilio, Carnevali e Palmieri. Marotta e Carnevali fanno le trattative economiche, ma le scelte tecniche, l’intuizione sui giocatori e la valutazione tecnica sono sempre state di Ausilio nell’Inter e di Palmieri nel Sassuolo. Infatti oggi il Sassuolo continua anche senza Carnevali con Palmieri che assicura la continuità tecnica, e oggi è arrivata un’amministratrice delegata nuova, Veronica Squinzi. Questo per dire che c’è una figura che rappresenta la proprietà, che fa le trattative dal punto di vista economico e finanziario, e poi ci deve essere la “luce” tecnica, gli occhi tecnici, la conoscenza del calcio. Il Milan questo non può dimenticarlo, anche perché quando l’ha avuto con Paolo Maldini e Frederic Massara ha vinto il suo ultimo scudetto."

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SKY - Di Marzio: "Il direttore sportivo è una figura molto importante nel calcio di oggi, mi inquieta la situazione del Milan"

di Napoli Magazine

18/06/2026 - 12:34

Gianluca Di Marzio, giornalista ed esperto di mercato di Sky Sport, nel consueto podcast "Caffè Di Marzio", si è soffermato sull'attuale situazione del Milan: "Devo dire che la situazione del Milan, che non ha ancora un direttore sportivo oppure un Head of Football, chiamiamolo come volete con i termini moderni, non inquieta soltanto i tifosi rossoneri che al 18 giugno non vedono ancora la luce su una figura che possa avviare delle trattative per comprare giocatori, per venderli eccetera eccetera. Mi inquieta proprio da sportivo, da appassionato, da esperto di calcio, esperto con tutto il rispetto per quelli che sono esperti e per quelli che non lo sono. Mi inquieta da chi ha vissuto il calcio da 30 anni, da chi ha avuto un papà che è stato allenatore prima e poi direttore sportivo, che mi ha insegnato come questo feeling tra allenatore e DS fosse alla base del successo nel calcio, anche se è un calcio che adesso non c'è più. Il direttore sportivo dovrebbe scegliere l'allenatore e con l'allenatore cercare di costruire non solo empatia e feeling, ma anche la squadra secondo determinate logiche di assortimento del gruppo, e non soltanto secondo quelli che sono oggi gli algoritmi, i dati e tutti gli strumenti che sicuramente vanno utilizzati per arrivare più velocemente agli obiettivi, ma che non possono sostituirsi all'occhio umano e alla sapienza di una figura dirigenziale. Pensare che il Milan abbia scelto un allenatore affidandosi a lui e che su questo allenatore ci fosse stato il via libera di un direttore sportivo che poi in realtà non è arrivato perché non si è liberato, oppure perché il club non ha voluto lasciarlo andare o perché lui non si è imposto, eccetera eccetera, mi lascia un po' di stucco sinceramente. Perché, ripeto, di solito in un club bisognerebbe lavorare in un modo diverso: puntare prima su una figura calcistica che poi possa scegliere, a seconda di determinati presupposti del club, l’allenatore. Tra l’altro in Italia siamo maestri in questo, perché la figura del direttore sportivo è molto importante nel calcio italiano, spesso non considerata da altre parti. In Inghilterra prima c’era il manager, l’allenatore che faceva tutto, e questo probabilmente ha portato anche determinate squadre a non avere una struttura efficace. Lo stesso Mourinho al Manchester United, quando ha dovuto scegliere da solo con dirigenti che comunque lo spalleggiavano gli acquisti, non è riuscito a incidere. Nell’anno in cui è stato allenatore fin dall’inizio, quindi non quando è subentrato, ma quando ha avuto il mercato, non è riuscito poi a imporsi. Nel calcio italiano funziona in maniera diversa. Ci sono tanti direttori sportivi bravi: sono cresciuto da giornalista con Foschi, con Corvino, figure che hanno davvero insegnato il mestiere a tanti. Non escludo che un domani mi piacerebbe anche diventare direttore sportivo e provare dall’altra parte a vedere come funziona. C’è una generazione di direttori sportivi in Italia bravissimi: da Paratici ad Ausilio, da Giuntoli a Tony D’Amico. Ce ne sono tantissimi anche nelle categorie inferiori, non voglio dimenticare nessuno, ma per esempio quello che ha fatto Matteo Lovisa negli ultimi anni alla Juve Stabia è sotto gli occhi di tutti. Ciro Polito tra Catanzaro e Bari, lo stesso Castagnini che prima a Brescia ha fatto un grande lavoro e poi è andato a Frosinone. Ha sostituito Angelozzi, che ha fatto un altro lavoro straordinario sia a Frosinone che poi anche a Cagliari. Veramente è una lista lunghissima. Ci sono anche figure oggi senza squadra come Massara, come Tare, come Davide Vagnati, che potrebbero stare in qualsiasi tipo di club importante non solo in Italia ma anche all’estero. Ne ho dimenticati sicuramente qualcuno, ma per fare in fretta. Questo per dire che oggi il fatto che il Milan continui a fare un casting soprattutto all’estero nel cercare chissà con quali parametri una figura che debba conciliarsi con il lavoro di Amorim, con le idee di Cardinale e con la figura di Ibrahimovic, che comunque vuole stare lì e decidere anche lui, mi lascia un po’ di inquietudine e anche amarezza e delusione. Perché il direttore sportivo è una figura molto importante nel calcio di oggi: altrimenti potrebbero fare tutto presidenti, allenatori e procuratori. Invece il DS è quello che fa da filtro, che dà una logica alla costruzione della squadra. Al di là della trattativa vera e propria, che può fare tranquillamente un amministratore delegato, vi faccio l’esempio Marotta e Ausilio, Carnevali e Palmieri. Marotta e Carnevali fanno le trattative economiche, ma le scelte tecniche, l’intuizione sui giocatori e la valutazione tecnica sono sempre state di Ausilio nell’Inter e di Palmieri nel Sassuolo. Infatti oggi il Sassuolo continua anche senza Carnevali con Palmieri che assicura la continuità tecnica, e oggi è arrivata un’amministratrice delegata nuova, Veronica Squinzi. Questo per dire che c’è una figura che rappresenta la proprietà, che fa le trattative dal punto di vista economico e finanziario, e poi ci deve essere la “luce” tecnica, gli occhi tecnici, la conoscenza del calcio. Il Milan questo non può dimenticarlo, anche perché quando l’ha avuto con Paolo Maldini e Frederic Massara ha vinto il suo ultimo scudetto."