“Sono onorato, ma non me la sento”. Così Pep Guardiola ha comunicato nottetempo a Paolo Maldini il suo rifiuto alla panchina della Nazionale italiana. A meno di ulteriori colpi di scena - stasera, peraltro, i due dovrebbero incrociarsi al matrimonio di Gianluigi Donnarumma -, sfuma in via definitiva quello che il direttore tecnico della Nazionale e il suo advisor Leonardo, oltre ovviamente al presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò, avevano indicato come l’ambizioso piano A per guidare gli azzurri.
“Vogliamo un allenatore che ragioni come noi”. È in queste parole che va cercata la chiave per trovare il prossimo allenatore dell’Italia calcistica, a quasi due mesi dal ritorno in campo con il Belgio, in programma il 25 settembre in Nations League. Se non Guardiola, si salta di parecchie categorie per atterrare su Andrea Pirlo, l’identikit individuato dai due come la migliore alternativa possibile.
La filosofia “giochista” che Maldini e Leonardo intendono portare in Nazionale è abbastanza chiara: l’hanno spiegata ieri anche ai club della Serie A. Guardiola ne è il riferimento principale e la sinergia con la coppia sarebbe stata legata anche al concetto di essere tutti, in un certo modo, alieni ai meccanismi recenti dell’Italia calcistica. Se non c’è lui, la virata su Pirlo nasce dalla possibilità di impostare un lavoro basato su un tecnico con un curriculum palesemente diverso, ma idee potenzialmente affini. A costi contenuti - anche se Guardiola non è mai stato un tema di soldi - e con la possibilità di costruire un percorso di più ampio respiro. E poi, se non è andata con i club, non è detto che la Nazionale non possa essere la casa del “Maestro”, una specie di tecnico federale sui generis.
Allo stesso tempo, in una fase nuova legata alle riflessioni - difficile che si chiuda già oggi -, c’è da dire che Pirlo solleva dubbi sparsi. Quelli di Giovanni Malagò in primis, dato che il presidente federale sa benissimo quanto la chiamata dell’ex allenatore di Juventus e Sampdoria convinca poco l’opinione pubblica. Non è un mistero che, fosse stato per lui, avrebbe già telefonato a Roberto Mancini per un grande ritorno in azzurro. Allo stesso modo, le società di Serie A - che non decidono, ma un peso ce l’hanno, anche perché si sono dette pronte a dare un contributo - vorrebbero Antonio Conte.
Al momento, le quotazioni dei due, che si sposano malissimo con il concetto del “vogliamo un allenatore che ragioni come noi”, sono in calo verticale, ma, appunto, ripartono le valutazioni. E chissà che non possa arrivare qualche sorpresa, anche se la shortlist è complicata: i rapporti tra Maldini e Stefano Pioli si sono raffreddati nel tempo, Simone Inzaghi è in Arabia Saudita, alcuni profili, come De Rossi e De Zerbi, sono legati ad altri club. Tra i jolly liberi ci sarebbero Fabio Cannavaro e Didier Deschamps. Altri profili molto diversi, per ora tutti dietro a Pirlo, in pole per la Nazionale.
di Napoli Magazine
24/07/2026 - 11:52
“Sono onorato, ma non me la sento”. Così Pep Guardiola ha comunicato nottetempo a Paolo Maldini il suo rifiuto alla panchina della Nazionale italiana. A meno di ulteriori colpi di scena - stasera, peraltro, i due dovrebbero incrociarsi al matrimonio di Gianluigi Donnarumma -, sfuma in via definitiva quello che il direttore tecnico della Nazionale e il suo advisor Leonardo, oltre ovviamente al presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò, avevano indicato come l’ambizioso piano A per guidare gli azzurri.
“Vogliamo un allenatore che ragioni come noi”. È in queste parole che va cercata la chiave per trovare il prossimo allenatore dell’Italia calcistica, a quasi due mesi dal ritorno in campo con il Belgio, in programma il 25 settembre in Nations League. Se non Guardiola, si salta di parecchie categorie per atterrare su Andrea Pirlo, l’identikit individuato dai due come la migliore alternativa possibile.
La filosofia “giochista” che Maldini e Leonardo intendono portare in Nazionale è abbastanza chiara: l’hanno spiegata ieri anche ai club della Serie A. Guardiola ne è il riferimento principale e la sinergia con la coppia sarebbe stata legata anche al concetto di essere tutti, in un certo modo, alieni ai meccanismi recenti dell’Italia calcistica. Se non c’è lui, la virata su Pirlo nasce dalla possibilità di impostare un lavoro basato su un tecnico con un curriculum palesemente diverso, ma idee potenzialmente affini. A costi contenuti - anche se Guardiola non è mai stato un tema di soldi - e con la possibilità di costruire un percorso di più ampio respiro. E poi, se non è andata con i club, non è detto che la Nazionale non possa essere la casa del “Maestro”, una specie di tecnico federale sui generis.
Allo stesso tempo, in una fase nuova legata alle riflessioni - difficile che si chiuda già oggi -, c’è da dire che Pirlo solleva dubbi sparsi. Quelli di Giovanni Malagò in primis, dato che il presidente federale sa benissimo quanto la chiamata dell’ex allenatore di Juventus e Sampdoria convinca poco l’opinione pubblica. Non è un mistero che, fosse stato per lui, avrebbe già telefonato a Roberto Mancini per un grande ritorno in azzurro. Allo stesso modo, le società di Serie A - che non decidono, ma un peso ce l’hanno, anche perché si sono dette pronte a dare un contributo - vorrebbero Antonio Conte.
Al momento, le quotazioni dei due, che si sposano malissimo con il concetto del “vogliamo un allenatore che ragioni come noi”, sono in calo verticale, ma, appunto, ripartono le valutazioni. E chissà che non possa arrivare qualche sorpresa, anche se la shortlist è complicata: i rapporti tra Maldini e Stefano Pioli si sono raffreddati nel tempo, Simone Inzaghi è in Arabia Saudita, alcuni profili, come De Rossi e De Zerbi, sono legati ad altri club. Tra i jolly liberi ci sarebbero Fabio Cannavaro e Didier Deschamps. Altri profili molto diversi, per ora tutti dietro a Pirlo, in pole per la Nazionale.