Cultura & Gossip
SPETTACOLI - "Him" con Marco Cavalcoli, in scena al Teatro Stabile d'Innovazione Galleria Toledo il 17 e 18 gennaio
15.01.2026 13:43 di Napoli Magazine
aA

17—18 gennaio 2026 

sabato ore 20.30

domenica ore 18.00

 

HIM

produzione E Production / Fanny & Alexander
con Marco Cavalcoli 
drammaturgia Chiara Lagani 
regia Luigi Noah De Angelis 
organizzazione e promozione Marco Molduzzi

 

«E la voce?». Chiese la bambina. «Oh, io sono ventriloquo», disse l’omino, «e posso fare uscire il suono della mia voce da dove voglio; per questo hai creduto che venisse fuori dalla testa. E adesso vi mostrerò le altre cose che ho adoperato per ingannarvi...»

 

F. L. Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz 

 

Malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrato di vedere nel suo viso, ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la sua parola. 

 

Dal discorso di N. Chamberlain alla Camera dei Comuni, 28 settembre 1938.

 

Forse delle immagini mi affascina proprio la possibilità di non controllarle mai fino in fondo. Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti.

 

Maurizio Cattelan, Lectio magistralis

Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago – la grande testa, la bella dama, la bestia feroce – si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno? Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla. Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile.

Su un grande schermo approntato su palco è proiettato un film su Il Mago di Oz. Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d’orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori. La comicità scaturisce proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E‘ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film. Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro.

­Costola ormai solitaria del progetto OZ, presentato per la prima volta nel 2007, HIM porta in scena, in modo grottesco ed esilarante, la figura del dittatore. In una modalità straniante, che strizza l’occhio all’omonima opera di Cattelan, lo spettacolo ripercorre l’ambiguità di quel simbolo dell’orrore che rappresenta Adolf Hitler. Non solo primo simbolo assoluto del male in Occidente, ma anche primo dei dittatori del Novecento ad essere esplicitamente uscito dall'ambito della retorica, della grande retorica, per essere veramente un attore. La messinscena mescola teatro e cinema non privilegiando nessuno dei due linguaggi. Ad attendere il pubblico in sala in posa composta, Hitler in ginocchio e con una matita in mano. Dietro di lui uno schermo su cui iniziano a scorrere le immagini del classico Il mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939, Victor Fleming). L'abilità di Cavalcoli sta tutta nel mescolare rapidamente intonazioni e espressioni mimiche da Dorothy al Mago di Oz, dallo Spaventapasseri all'Uomo di Latta, dal Leone al cagnetto Toto, dalla feroce strega dell'Ovest alla buona strega del Nord. Un attore-dittatore che cerca di impossessarsi di un mito, di una favola, di un'opera. 

In un’intervista di Nicola Villa, è lo stesso Cavalcoli ad affermare: 

“C'è qualcosa di inquietante in questo tentativo megalomane di doppiare un intero film. La sfida è vedere fino a che punto questa megalomania può esprimersi e dove è destinata a infrangersi sui limiti evidenti della rappresentazione scenica”. 

L’intreccio stesso della trama favorisce un’epifania sulla funzione significativa di questa performance che finisce per aprirsi ad una magistrale riflessione sul potere. Come tutte le grandi favole, "Il mago di Oz" è una divertente storia per bambini estremamente aperta alla crudeltà, anche alla crudeltà del teatro, quella di cui parla Artaud.

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SPETTACOLI - "Him" con Marco Cavalcoli, in scena al Teatro Stabile d'Innovazione Galleria Toledo il 17 e 18 gennaio

di Napoli Magazine

15/01/2026 - 13:43

17—18 gennaio 2026 

sabato ore 20.30

domenica ore 18.00

 

HIM

produzione E Production / Fanny & Alexander
con Marco Cavalcoli 
drammaturgia Chiara Lagani 
regia Luigi Noah De Angelis 
organizzazione e promozione Marco Molduzzi

 

«E la voce?». Chiese la bambina. «Oh, io sono ventriloquo», disse l’omino, «e posso fare uscire il suono della mia voce da dove voglio; per questo hai creduto che venisse fuori dalla testa. E adesso vi mostrerò le altre cose che ho adoperato per ingannarvi...»

 

F. L. Baum, Il Meraviglioso Mago di Oz 

 

Malgrado la durezza e la crudeltà che mi è sembrato di vedere nel suo viso, ho avuto l’impressione che davanti a me ci fosse un uomo di cui ci si poteva fidare, una volta che avesse dato la sua parola. 

 

Dal discorso di N. Chamberlain alla Camera dei Comuni, 28 settembre 1938.

 

Forse delle immagini mi affascina proprio la possibilità di non controllarle mai fino in fondo. Non so esattamente perché, ma mi sembra sempre che le immagini non appartengano mai a nessuno e che invece siano lì, a disposizione di tutti.

 

Maurizio Cattelan, Lectio magistralis

Al termine della sua famosa storia Dorothy giunge a Oz e, in procinto di essere esaudita, scopre che il suo mago è un falso mago e un vero artista: un ventriloquo, esperto d’aria e mongolfiere, di illusioni e altre cose inesistenti. Le alterne sembianze del mago – la grande testa, la bella dama, la bestia feroce – si rivelano fittizie e mendaci. Ma erano davvero un inganno? Se si volesse dar un volto a questo mago, concedere un’apparenza istantanea al suo smascheramento, forse più che un’immagine occorrerebbe una lacuna, una traccia, un lembo del suo possibile e misterioso aspetto. Quest’istantanea, però, sarebbe lunga quanto la storia che l’ha prodotta, o che dall’immagine si è generata, lunga quanto il racconto intero che le è sigillo e che lei sigilla. Il Mago, protagonista indiscusso della storia, artefice dell’inganno e della realtà dell’opera, ne è forse il primo e solo committente: inginocchiato, crudele e devoto, esile figurina desunta dalle pale di un altare barocco, spettro tridimensionale rubato alla storia o alla storia dell’arte, statuetta ambigua sottratta a un più maestoso, ma invisibile, monumento civile.

Su un grande schermo approntato su palco è proiettato un film su Il Mago di Oz. Al di sotto, al centro della scena, la figura di un piccolo dittatore-direttore d’orchestra, ossessionato dal film, del quale esegue senza tregua il doppiaggio, arrogandosi tutti i ruoli e, di più, l’intera parte audio: voci, musiche, suoni e rumori. La comicità scaturisce proprio dall’impossibilità di poter doppiare effettivamente tutto e quindi dalla necessità di selezionare, volta a volta, le parti e i punti a cui dare voce. E‘ come se il piccolo dittatore-direttore fosse „parlato“ dal film. Egli adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione del film, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro.

­Costola ormai solitaria del progetto OZ, presentato per la prima volta nel 2007, HIM porta in scena, in modo grottesco ed esilarante, la figura del dittatore. In una modalità straniante, che strizza l’occhio all’omonima opera di Cattelan, lo spettacolo ripercorre l’ambiguità di quel simbolo dell’orrore che rappresenta Adolf Hitler. Non solo primo simbolo assoluto del male in Occidente, ma anche primo dei dittatori del Novecento ad essere esplicitamente uscito dall'ambito della retorica, della grande retorica, per essere veramente un attore. La messinscena mescola teatro e cinema non privilegiando nessuno dei due linguaggi. Ad attendere il pubblico in sala in posa composta, Hitler in ginocchio e con una matita in mano. Dietro di lui uno schermo su cui iniziano a scorrere le immagini del classico Il mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939, Victor Fleming). L'abilità di Cavalcoli sta tutta nel mescolare rapidamente intonazioni e espressioni mimiche da Dorothy al Mago di Oz, dallo Spaventapasseri all'Uomo di Latta, dal Leone al cagnetto Toto, dalla feroce strega dell'Ovest alla buona strega del Nord. Un attore-dittatore che cerca di impossessarsi di un mito, di una favola, di un'opera. 

In un’intervista di Nicola Villa, è lo stesso Cavalcoli ad affermare: 

“C'è qualcosa di inquietante in questo tentativo megalomane di doppiare un intero film. La sfida è vedere fino a che punto questa megalomania può esprimersi e dove è destinata a infrangersi sui limiti evidenti della rappresentazione scenica”. 

L’intreccio stesso della trama favorisce un’epifania sulla funzione significativa di questa performance che finisce per aprirsi ad una magistrale riflessione sul potere. Come tutte le grandi favole, "Il mago di Oz" è una divertente storia per bambini estremamente aperta alla crudeltà, anche alla crudeltà del teatro, quella di cui parla Artaud.