"Da lontano leggo anch'io le notizie e vedo che, al di là di questa indiscrezione, è un po' tutto fermo. Finché non finirà il Mondiale per Club, credo che il mercato non entrerà davvero nel vivo e i movimenti saranno pochi. Se però, come sento dire, un club di Premier League è davvero intenzionato a prendere Arthur Atta, penso che alla fine lo porterà in Inghilterra. Oggi la forza economica ce l'ha la Premier League e, quando decide di affondare il colpo per un giocatore di questo livello, difficilmente se lo lascia sfuggire. Per il momento, però, vedo soprattutto tante chiacchiere e pochi fatti concreti".
Abbiamo visto anche nel caso di Palestra che spesso le chiacchiere le fanno soprattutto i club italiani, mentre quelli inglesi individuano l'obiettivo e chiudono l'operazione in pochissimo tempo.
"Hanno i soldi per comprare chi vogliono e quindi non perdono tempo. I club italiani, invece, stanno tutti lì a trattare, a riflettere, a rimandare. Mi sembra che le squadre più importanti siano ferme e, anzi, stiano perdendo proprio quei giocatori sui quali avevano messo gli occhi. Se una società è convinta di un calciatore, deve prenderlo subito, senza trascinare le trattative. Ormai il calcio è in gran parte nelle mani dei procuratori e loro fanno giustamente gli interessi dei propri assistiti".
Lei ha accennato ai soldi, che sicuramente fanno la differenza. In Italia c'è una trattativa che può sembrare marginale, ma che sta facendo discutere parecchio: quella di Mattia Liberali, ex Milan, che ha scelto il Como invece di restare in rossonero. Come interpreta questa scelta?
"Anche qui il discorso è sempre lo stesso: il Como ha una proprietà fortissima dal punto di vista economico ed è probabilmente la società più ricca della Serie A. Oltre ai soldi, però, c'è anche un progetto importante. Il Como non è più la squadra che per tanti anni veniva considerata una realtà minore: oggi è un club ambizioso, con una visione internazionale. Secondo me Liberali ha fatto un'ottima scelta rimanendo in Italia. Il Como ha deciso di prenderlo, ha investito e lo ha portato a casa. Altri club, invece, parlano tanto, riflettono troppo e nel frattempo chi ha le possibilità economiche conclude l'affare. Questo modo di fare sta diventando piuttosto fastidioso".
È cambiato tutto, quindi?
"Sì, è cambiato il calcio. La federazione, dal mio punto di vista, è troppo assente e non detta regole sufficientemente chiare. Così diventa una corsa in cui chi ha più risorse economiche può permettersi praticamente tutto".
Allargando il discorso, anche il Mondiale sembra aver evidenziato qualche problema. Da una parte sembrano pochi i posti riservati alle nazionali europee, dall'altra alcuni continenti hanno avuto rappresentanze molto numerose. Crede che il sistema di qualificazione andrebbe rivisto?
"Sì, anche in questo caso penso che il fattore economico incida molto. La FIFA organizza un Mondiale e vuole coinvolgere tutto il mondo, anche per ragioni di marketing. È normale che partecipino nazionali provenienti da ogni continente. Poi ci sono state belle sorprese, ma alla fine le squadre più forti restano quelle che possono contare su tanti giocatori impegnati nei principali campionati europei. Molti calciatori africani, ad esempio, giocano in Francia, Belgio o negli altri grandi tornei europei e questo ne alza il livello. In generale, però, mi sembra che ormai si guardi più all'aspetto economico che a quello sportivo.”
Le chiedo un parere su Mario Gila. Può davvero spostare gli equilibri in Serie A? Ricordiamo che è ormai ufficiale il suo trasferimento dalla Lazio al Milan.
“Secondo me no. Il Milan, come il Napoli o la Juventus, non cambia il proprio livello per un solo giocatore. Gila è un buon difensore, ma sono il gruppo e la squadra a fare la differenza. Puoi prendere un ottimo calciatore, ma se attorno non costruisci una rosa di alto livello non cambia molto. È sicuramente un buon acquisto, però da solo non sposta gli equilibri".
Sicuramente gli arrivi di Mario Gila e Gonzalo Ramos fanno capire che il Milan vuole ripartire dopo la scorsa stagione. Inoltre c'è il Napoli con Massimiliano Allegri in panchina, un allenatore che nella sua carriera ha quasi sempre fatto bene quando ha avuto a disposizione rose di alto livello. È stato scelto proprio per questo?
"Sì, Allegri ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper guidare grandi squadre. A volte ha vinto, altre volte è arrivato vicino al successo, ma non si può pretendere di vincere sempre. Dal mio punto di vista il Milan ha fatto un ottimo acquisto in panchina. Adesso bisognerà vedere come verrà completata la rosa. Da quello che leggo, il club dovrà comunque rispettare determinati parametri economici e quindi non potrà spendere senza limiti. La squadra è già forte, ma ogni allenatore vuole inserire giocatori funzionali al proprio modo di giocare. Vedremo cosa succederà, finché non finirà il Mondiale credo che il vero mercato resterà ancora piuttosto fermo. In ogni caso, l'arrivo di Allegri è una scelta importante, perché ha già dimostrato di saper mantenere le proprie squadre ai massimi livelli".