Diego Demme, ex centrocampista del Napoli, è intervenuto nel noto podcast Behind the Athletes, tra i più seguiti in Germania. Demme, campione d’Italia con il Napoli nel 2023, vincitore della Coppa Italia 2020, che due settimane fa ha annunciato il ritiro dal calcio e adesso due pizzerie a Berlino, ha rilasciato l'intervista al podcast in esclusiva su YouTube. Ecco le sue dichiarazioni.
Sul centro sportivo del Napoli
"Rispetto a Lipsia era mini. Forse come una terza serie qui in Germania, direi. Tre campi, una palestra piccolissima, uno spogliatoio piccolissimo, ma era tutto davvero calcio. Non c’era tutta la struttura intorno, dovevi organizzarti da solo. Arrivavi mezz’ora prima dell’allenamento, in Germania sempre un’ora e mezza prima. E il tema era davvero sempre il calcio".
La chiamata del Napoli: "Gattuso ti vuole subito"
"Sono atterrato il 3 gennaio e mi ha chiamato il mio procuratore: il Napoli è interessato. Per me era chiaro: semmai in estate, perché a Lipsia stavo benissimo. E lui: “No, no, deve succedere subito. Gattuso è carico, ti vuole a Napoli.” [...] Volevo farlo, ma ho anche pianto, perché non volevo lasciare Lipsia. [...] Il Napoli, Gattuso allenatore, che era il mio idolo d’infanzia, più il nome che mi ha dato mio padre [in onore di Maradona, ndr]: è tutto così reale, una storia così in realtà non esiste".
Su Gattuso: "Dopo mio padre nessun allenatore poteva essere peggio. Lui, con le urla, ci andava vicino"
"Credo che Gattuso abbia visto in me quello che lui stesso incarnava da giocatore: la mentalità senza palla, la voglia di aggredire l’avversario nei contrasti. Credo che a Napoli allora mancasse proprio questo. [...] Alla mia prima partita ti dà una pacca sulla spalla e ti abbraccia. Ha un’energia tale che entri in campo come un gladiatore".
Una pizzeria con Kvaratskhelia a Tbilisi
"Al primo allenamento è partito in dribbling, ne ha saltati tre e l’ha messa nell’angolino. [...] Con Osimhen ha fatto a pezzi le difese. [...] Forse quest’anno apriamo con lui e i pizzaioli italiani una pizzeria in Georgia, a Tbilisi".
Su Spalletti: "Mi ha sempre fatto sentire importante"
"Nella stagione dello Scudetto non ho giocato molto, ma Spalletti mi ha sempre fatto sentire una parte importante della squadra. Mi parlava spesso, a volte erano solo due, tre frasi, tipo che in allenamento ero stato bravo. Questo ti dà la forza di continuare, anche quando entri solo dalla panchina o non giochi proprio".
Sullo Scudetto: "Forse me lo sono un po' rovinato"
"Per status e per successo è stato sicuramente il momento più grande [della mia carriera]. [...] Eravamo, credo, in 25 in rosa, e io c’ero quando, dopo 33 anni, dopo Maradona, abbiamo vinto lo Scudetto. Ma avendo giocato poco, non lo sentivo come un mio successo. A casa avevo anche il broncio perché non giocavo. [...] Forse a volte me lo sono un po’ rovinato, ci ho pensato troppo, al fatto di non giocare, invece di godermi semplicemente il fatto di esserci. [...] La Coppa Italia per me è stata emotivamente più bella, perché la finale l’ho giocata".
Lo shock culturale a Napoli: il latte d’avena
"A Lipsia mi interessavo molto di alimentazione, prima ero stato vegano per un anno e volevo continuare così a Napoli. Al primo bar ho ordinato latte d’avena e mi hanno guardato come per dire: ma che vuole questo? Dopo una settimana con il vegano avevo chiuso: carne, pesce, latte, di tutto. E ovviamente la mozzarella".
Sul ritiro: due commozioni cerebrali
"Due commozioni cerebrali che mi hanno messo completamente fuori gioco, non solo nel calcio, ma anche mentalmente e nella vita privata. [...] Credo che se non le avessi avute, forse giocherei ancora all’Hertha".