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SAN MARINO - Cevoli: "Bosnia squadra lenta, ma occhio all'ambiente, lo stadio sembra l'Ezio Scida di Crotone, la gente tifa dai balconi"
29.03.2026 19:43 di Napoli Magazine
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Roberto Cevoli, c.t. del San Marino, ha rilasciato alcune dichiarazioni a La Gazzetta dello Sport, soffermandosi sulla Bosnia, affrontata circa un anno fa: Abbiamo giocato la gara d’andata al Bilino Polje lo scorso 7 giugno, c’erano 32 gradi e un caldo asfissiante. Altro che la neve di questi giorni. È uno stadio piccolo, angusto, fatiscente. Le curve sono vicinissime al campo e i tifosi si fanno sentire tantissimo. Ci hanno dato uno spogliatoio al secondo piano dello stadio. Per arrivarci bisognava percorrere due rampe di scale ripidissime. Per i giocatori non è stato un problema, per i magazzinieri assolutamente sì. Portare tutto il materiale fino a lì, senza poter utilizzare l’ascensore, è stato faticoso. La gente tifa dai balconi, quasi come all’Ezio Scida di Crotone. È una squadra lenta nella manovra, un po’ compassata. Giocano a ritmi bassi, per gli azzurri è un fattore positivo. A Zenica ho provato a indirizzare la sfida sull’intensità, pressavamo alti e raddoppiavamo il portatore di palla. In campo però hanno individualità importanti, su tutti l’eterno Dzeko: un attaccante che i difensori azzurri conoscono bene, Gattuso saprà meglio di me come evitare di lasciargli spazio. Ha 40 anni ed è ancora decisivo, lui è il pericolo numero uno. Nella gara di ritorno (persa 6-0) mi ha stupito il giovane Alajbegovic. Contro di noi ha segnato il suo primo gol in nazionale. Corre, dribbla, è bravissimo con entrambi i piedi. Va tenuto d’occhio. Loro però nel gioco sono prevedibili e subiscono anche nei contrasti a livello fisico. In fase di possesso giravamo tanto il pallone, li facevamo correre. Non hanno giocatori estremamente rapidi, pure le manovre offensive sono di facile lettura. Attenzione però a non sottovalutare l’ambiente".

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29/03/2026 - 19:43

Roberto Cevoli, c.t. del San Marino, ha rilasciato alcune dichiarazioni a La Gazzetta dello Sport, soffermandosi sulla Bosnia, affrontata circa un anno fa: Abbiamo giocato la gara d’andata al Bilino Polje lo scorso 7 giugno, c’erano 32 gradi e un caldo asfissiante. Altro che la neve di questi giorni. È uno stadio piccolo, angusto, fatiscente. Le curve sono vicinissime al campo e i tifosi si fanno sentire tantissimo. Ci hanno dato uno spogliatoio al secondo piano dello stadio. Per arrivarci bisognava percorrere due rampe di scale ripidissime. Per i giocatori non è stato un problema, per i magazzinieri assolutamente sì. Portare tutto il materiale fino a lì, senza poter utilizzare l’ascensore, è stato faticoso. La gente tifa dai balconi, quasi come all’Ezio Scida di Crotone. È una squadra lenta nella manovra, un po’ compassata. Giocano a ritmi bassi, per gli azzurri è un fattore positivo. A Zenica ho provato a indirizzare la sfida sull’intensità, pressavamo alti e raddoppiavamo il portatore di palla. In campo però hanno individualità importanti, su tutti l’eterno Dzeko: un attaccante che i difensori azzurri conoscono bene, Gattuso saprà meglio di me come evitare di lasciargli spazio. Ha 40 anni ed è ancora decisivo, lui è il pericolo numero uno. Nella gara di ritorno (persa 6-0) mi ha stupito il giovane Alajbegovic. Contro di noi ha segnato il suo primo gol in nazionale. Corre, dribbla, è bravissimo con entrambi i piedi. Va tenuto d’occhio. Loro però nel gioco sono prevedibili e subiscono anche nei contrasti a livello fisico. In fase di possesso giravamo tanto il pallone, li facevamo correre. Non hanno giocatori estremamente rapidi, pure le manovre offensive sono di facile lettura. Attenzione però a non sottovalutare l’ambiente".