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SKY - Napoli, Grava: "Vergara? Lo scoprimmo nel 2013 in un torneo Under 11, ha grande personalità, ma ora deve restare con i piedi per terra, giovani? Il nuovo centro sportivo potrebbe essere una bella svolta"
03.02.2026 18:42 di Napoli Magazine
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Gianluca Grava, responsabile del settore giovanile del Napoli, ha rilasciato un'intervista a Sky Sport: "Vergara? E' un percorso iniziato nel 2013, era il periodo di Natale, con Luigi (Caffarelli) e mio padre andammo a vedere un torneo Under 11 organizzato dalla Scuola calcio dei fratelli Lodi dove partecipavamo anche noi del Napoli. Lo notammo subito, era piccolino, gracile, ma aveva qualità, come tutti i mancini, e forza nelle gambe. Parlammo con i genitori e grazie anche alla disponibilità della scuola calcio riuscimmo ad accoglierlo nella nostra famiglia".

Si è sentito subito a casa.

"Non è stato semplice, Antonio è un ragazzo con grande personalità, del resto se non ce l'hai non puoi pensare di fare la "ruleta" in mezzo ai difensori del Chelsea. Però soprattutto nei primi anni è stato un po' penalizzato dal fisico minuto, era la metà degli altri, e per questo motivo a volte gli allenatori preferivano schierare ragazzi più strutturati. Ho perso il conto delle volte che gli ho detto di avere pazienza, di continuare a lavorare come stava facendo, perchè aveva tutto per emergere".

Vi siete assunti una grande responsabilità.

"Quando decidiamo di prendere un ragazzo, anzi un bambino, ci assumiamo un forte impegno prima di tutto dal punto di vista morale. Abbiamo il dovere di non illudere nessuno, nè tanto meno di compiere scelte avventate, che poi possono ricedere sul ragazzo, perchè poi, se lo devi mandare via dopo due anni, rischi di fare danni incalcolabili nella crescita".

Con Vergara non avete avuto problemi.

"Macchè, pensate che al momento di siglare il primo contratto, a 14 anni, si è seduto davanti a me e ha chiesto informazioni sulla squadra: voleva avere garanzie che si trattasse di un gruppo forte, altrimenti non avrebbe firmato. Non so se mi spiego".

Il primo gol con il Napoli in una notte di Champions, contro il Chelsea. Una cosa del genere capita solo ai predestinati.

"L'ho sentito al telefono il giorno dopo, gli ho ricordato di tutte le litigate che ci siamo fatti quando smaniava per giocare. Ha un carattere particolare che all'apparenza può sembrare presuntuoso, ma era semplicemente consapevole della propria forza. Con noi giocava mezzala, ora con Conte in una posizione più avanzata. Deve migliorare nella fase di non possesso ma è un naturale percorso di crescita che non avrà difficoltà a compiere, soprattutto ora che è sbocciato fisicamente".

Siamo solo all'inizio della storia?

"Sì. Ma deve restare con i piedi per terra, non è una frase fatta, di circostanza; che si goda il momento ma allo stesso tempo non smetta di guardare avanti. I ragazzi oggi vorrebbero tutto e subito, devono avere voglia di lottare e fare sacrifici. Il calcio. la storia di Antonio è emblematica, insegna che non mollare ed essere perseverante nell'inseguire il proprio obiettivo alla fine ti premia. Lui ha avuto un'opportunità e l'ha saputa cogliere al volo, peraltro indossando la maglia della sua città, senza farsi condizionare dal contesto".

La storia di Vergara insegna anche che il territorio non si è inaridito.

"Certo che no! La Campania è piena di talenti, individuarli è semplicissimo, farli crescere nella giusta direzione è l'aspetto più complicato. In questo senso, il nuovo centro sportivo potrebbe rappresentare un momento di svolta per tutto il settore giovanile. C'è ancora tanto lavoro da fare".

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03/02/2026 - 18:42

Gianluca Grava, responsabile del settore giovanile del Napoli, ha rilasciato un'intervista a Sky Sport: "Vergara? E' un percorso iniziato nel 2013, era il periodo di Natale, con Luigi (Caffarelli) e mio padre andammo a vedere un torneo Under 11 organizzato dalla Scuola calcio dei fratelli Lodi dove partecipavamo anche noi del Napoli. Lo notammo subito, era piccolino, gracile, ma aveva qualità, come tutti i mancini, e forza nelle gambe. Parlammo con i genitori e grazie anche alla disponibilità della scuola calcio riuscimmo ad accoglierlo nella nostra famiglia".

Si è sentito subito a casa.

"Non è stato semplice, Antonio è un ragazzo con grande personalità, del resto se non ce l'hai non puoi pensare di fare la "ruleta" in mezzo ai difensori del Chelsea. Però soprattutto nei primi anni è stato un po' penalizzato dal fisico minuto, era la metà degli altri, e per questo motivo a volte gli allenatori preferivano schierare ragazzi più strutturati. Ho perso il conto delle volte che gli ho detto di avere pazienza, di continuare a lavorare come stava facendo, perchè aveva tutto per emergere".

Vi siete assunti una grande responsabilità.

"Quando decidiamo di prendere un ragazzo, anzi un bambino, ci assumiamo un forte impegno prima di tutto dal punto di vista morale. Abbiamo il dovere di non illudere nessuno, nè tanto meno di compiere scelte avventate, che poi possono ricedere sul ragazzo, perchè poi, se lo devi mandare via dopo due anni, rischi di fare danni incalcolabili nella crescita".

Con Vergara non avete avuto problemi.

"Macchè, pensate che al momento di siglare il primo contratto, a 14 anni, si è seduto davanti a me e ha chiesto informazioni sulla squadra: voleva avere garanzie che si trattasse di un gruppo forte, altrimenti non avrebbe firmato. Non so se mi spiego".

Il primo gol con il Napoli in una notte di Champions, contro il Chelsea. Una cosa del genere capita solo ai predestinati.

"L'ho sentito al telefono il giorno dopo, gli ho ricordato di tutte le litigate che ci siamo fatti quando smaniava per giocare. Ha un carattere particolare che all'apparenza può sembrare presuntuoso, ma era semplicemente consapevole della propria forza. Con noi giocava mezzala, ora con Conte in una posizione più avanzata. Deve migliorare nella fase di non possesso ma è un naturale percorso di crescita che non avrà difficoltà a compiere, soprattutto ora che è sbocciato fisicamente".

Siamo solo all'inizio della storia?

"Sì. Ma deve restare con i piedi per terra, non è una frase fatta, di circostanza; che si goda il momento ma allo stesso tempo non smetta di guardare avanti. I ragazzi oggi vorrebbero tutto e subito, devono avere voglia di lottare e fare sacrifici. Il calcio. la storia di Antonio è emblematica, insegna che non mollare ed essere perseverante nell'inseguire il proprio obiettivo alla fine ti premia. Lui ha avuto un'opportunità e l'ha saputa cogliere al volo, peraltro indossando la maglia della sua città, senza farsi condizionare dal contesto".

La storia di Vergara insegna anche che il territorio non si è inaridito.

"Certo che no! La Campania è piena di talenti, individuarli è semplicissimo, farli crescere nella giusta direzione è l'aspetto più complicato. In questo senso, il nuovo centro sportivo potrebbe rappresentare un momento di svolta per tutto il settore giovanile. C'è ancora tanto lavoro da fare".