NAPOLI - Ci vuole senso di responsabilità e spirito di comprensione. Da entrambe le parti. Litigare e pendere decisioni estreme non serve a nessuno. La ‘crisi’ nei rapporti tra Romelu Lukaku e il Napoli - provocata, sia chiaro, da un’avventata decisione del calciatore non preannunciata alla Società e da quest’ultima non condivisa - rischia di provocare un effetto nefasto sui risultati della squadra che in un momento così delicato della stagione non si augura nessuno tra coloro i quali – e si tratta di qualche milione di persone – hanno a cuore le sorti dei colori azzurri. Lukaku dice “non potrei mai voltare le spalle al Napoli” e bisogna credergli. Però è anche vero che i calciatori sono dipendenti profumatamente retribuiti per le loro prestazioni professionali e hanno obblighi molto chiari con chi – le Società – garantiscono loro una vita più che agiata. Non possono dunque agire di testa propria senza confrontarsi con il datore di lavoro, soprattutto quando una loro presa di posizione configura una ingiustificata assenza dal lavoro. Dunque sul torto di Lukaku, che è rimasto in Belgio invece di presentarsi a Castel Volturno dopo la rinuncia alla convocazione in Nazionale, non c’è un minimo di dubbio. Dopo le spiegazioni del suo comportamento che il calciatore belga ha affidato a un post su Instagram (si spera che l’abbia anche comunicate alla Società, altrimenti si configurerebbe una ulteriore aggravante), però, si dovrebbe essere aperto un canale di comunicazione per tentare di risolvere la spinosa contrapposizione che si è innescata, evitando danni irreparabili per tutti. Come potrebbe andare a finire? Lukaku, a mio parere, dovrebbe infilarsi in un aereo oggi stesso e tornare a Napoli. La Società dovrebbe affidare la gestione del caso a qualcuno che sia in grado di giudicare con serenità e lungimiranza per intavolare un dialogo con il calciatore, salvando la forma e guardando al tempo stesso alla sostanza. E’ di tutta evidenza che Lukaku – a torto o a ragione, non lo sappiamo – si fidi molto di più dei riabilitatori belgi che non di quelli che il Napoli gli ha già da tempo messo a disposizione. E’ probabile che la straordinaria ripresa dello stato di forma di De Bruyne, curato in Belgio per l’appunto, non sia estranea a questo modo di pensare dell’attaccante. Probabilmente sarebbe bastato che Lukaku avesse spiegato il suo pensiero alla Società con calma e con il cuore in mano prima di partire per raggiungere la Nazionale in ritiro e non ci sarebbe stato alcun problema. A questo punto, comunque, chi può esercitare questo decisivo ruolo di cuscinetto tra il giocatore e la Società? Per me il nome giusto è uno soltanto: Antonio Conte. L’allenatore, che è anche manager al servizio della Società, può prendere in mano la situazione. Lukaku può tornare a Napoli e dopo essersi giustificato a dovere e aver chiarito quali sono le sue ragioni, tornarsene in Belgio per curare il problema fisico che ha manifestato e per riprendere poi, appena guarito, la preparazione atletica. Il calciatore, non dimentichiamolo, è un patrimonio della Società ed è anche colui il quale, con il memorabile gol del 2-0 messo a segno nella sfida dello scorso anno al Maradona con il Cagliari, mise la firma sul quarto scudetto del Napoli. E’ opportuno che le parti in causa, giocatore compreso, non se lo dimentichino.

Mario Zaccaria
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
di Napoli Magazine
31/03/2026 - 13:00
NAPOLI - Ci vuole senso di responsabilità e spirito di comprensione. Da entrambe le parti. Litigare e pendere decisioni estreme non serve a nessuno. La ‘crisi’ nei rapporti tra Romelu Lukaku e il Napoli - provocata, sia chiaro, da un’avventata decisione del calciatore non preannunciata alla Società e da quest’ultima non condivisa - rischia di provocare un effetto nefasto sui risultati della squadra che in un momento così delicato della stagione non si augura nessuno tra coloro i quali – e si tratta di qualche milione di persone – hanno a cuore le sorti dei colori azzurri. Lukaku dice “non potrei mai voltare le spalle al Napoli” e bisogna credergli. Però è anche vero che i calciatori sono dipendenti profumatamente retribuiti per le loro prestazioni professionali e hanno obblighi molto chiari con chi – le Società – garantiscono loro una vita più che agiata. Non possono dunque agire di testa propria senza confrontarsi con il datore di lavoro, soprattutto quando una loro presa di posizione configura una ingiustificata assenza dal lavoro. Dunque sul torto di Lukaku, che è rimasto in Belgio invece di presentarsi a Castel Volturno dopo la rinuncia alla convocazione in Nazionale, non c’è un minimo di dubbio. Dopo le spiegazioni del suo comportamento che il calciatore belga ha affidato a un post su Instagram (si spera che l’abbia anche comunicate alla Società, altrimenti si configurerebbe una ulteriore aggravante), però, si dovrebbe essere aperto un canale di comunicazione per tentare di risolvere la spinosa contrapposizione che si è innescata, evitando danni irreparabili per tutti. Come potrebbe andare a finire? Lukaku, a mio parere, dovrebbe infilarsi in un aereo oggi stesso e tornare a Napoli. La Società dovrebbe affidare la gestione del caso a qualcuno che sia in grado di giudicare con serenità e lungimiranza per intavolare un dialogo con il calciatore, salvando la forma e guardando al tempo stesso alla sostanza. E’ di tutta evidenza che Lukaku – a torto o a ragione, non lo sappiamo – si fidi molto di più dei riabilitatori belgi che non di quelli che il Napoli gli ha già da tempo messo a disposizione. E’ probabile che la straordinaria ripresa dello stato di forma di De Bruyne, curato in Belgio per l’appunto, non sia estranea a questo modo di pensare dell’attaccante. Probabilmente sarebbe bastato che Lukaku avesse spiegato il suo pensiero alla Società con calma e con il cuore in mano prima di partire per raggiungere la Nazionale in ritiro e non ci sarebbe stato alcun problema. A questo punto, comunque, chi può esercitare questo decisivo ruolo di cuscinetto tra il giocatore e la Società? Per me il nome giusto è uno soltanto: Antonio Conte. L’allenatore, che è anche manager al servizio della Società, può prendere in mano la situazione. Lukaku può tornare a Napoli e dopo essersi giustificato a dovere e aver chiarito quali sono le sue ragioni, tornarsene in Belgio per curare il problema fisico che ha manifestato e per riprendere poi, appena guarito, la preparazione atletica. Il calciatore, non dimentichiamolo, è un patrimonio della Società ed è anche colui il quale, con il memorabile gol del 2-0 messo a segno nella sfida dello scorso anno al Maradona con il Cagliari, mise la firma sul quarto scudetto del Napoli. E’ opportuno che le parti in causa, giocatore compreso, non se lo dimentichino.

Mario Zaccaria
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