Intervistato dal Corriere della Sera, Mattia De Sciglio, ex terzino della Juventus, attualmente svincolato, ricorda gli anni della carriera trascorsi a Torino e con il Milan: “La Juve? Mi voleva anche il Liverpool, ma ho scelto Torino. In panchina c’era Allegri e la squadra era davvero forte. E il trovarmi in uno spogliatoio di campioni, dopo aver giocato anche un Europeo da protagonista, è stata una bella rivincita dopo il periodo difficile che avevo vissuto. Gli scudetti? Una soddisfazione enorme. Un obiettivo che rincorrevo da tempo. Un’emozione difficile da spiegare a parole vincere un campionato e festeggiarlo con una città intera”. De Sciglio ha ricordato poi come si è incrinato il suo rapporto con il Milan e Montella durante un Milan-Empoli del 2017: “Eravamo sotto di due goal. Al 70’ Montella aveva deciso di togliermi. Ero arrabbiato. Un cambio che non ho mai capito. Mi è sembrato solo un modo di usare me e ciò che stavo passando per distogliere l’attenzione dalle difficoltà dell’intera squadra. Mentre uscivo, una pioggia di fischi si è abbattuta su di me. Quel giorno ho compreso che non potevo più continuare così, la mia storia a Milano era finita”.
di Napoli Magazine
03/02/2026 - 15:34
Intervistato dal Corriere della Sera, Mattia De Sciglio, ex terzino della Juventus, attualmente svincolato, ricorda gli anni della carriera trascorsi a Torino e con il Milan: “La Juve? Mi voleva anche il Liverpool, ma ho scelto Torino. In panchina c’era Allegri e la squadra era davvero forte. E il trovarmi in uno spogliatoio di campioni, dopo aver giocato anche un Europeo da protagonista, è stata una bella rivincita dopo il periodo difficile che avevo vissuto. Gli scudetti? Una soddisfazione enorme. Un obiettivo che rincorrevo da tempo. Un’emozione difficile da spiegare a parole vincere un campionato e festeggiarlo con una città intera”. De Sciglio ha ricordato poi come si è incrinato il suo rapporto con il Milan e Montella durante un Milan-Empoli del 2017: “Eravamo sotto di due goal. Al 70’ Montella aveva deciso di togliermi. Ero arrabbiato. Un cambio che non ho mai capito. Mi è sembrato solo un modo di usare me e ciò che stavo passando per distogliere l’attenzione dalle difficoltà dell’intera squadra. Mentre uscivo, una pioggia di fischi si è abbattuta su di me. Quel giorno ho compreso che non potevo più continuare così, la mia storia a Milano era finita”.