Cultura & Gossip
EVENTO - Napoli applaude la Calabria: omaggio a Francesco Cilea e debutto di “CalabroPartenopi” al San Pietro a Majella
24.10.2026 12:52 di Napoli Magazine
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Applausi, emozione e grande partecipazione al Conservatorio San Pietro a Majella per la giornata dedicata a Francesco Cilea, nel 160° anniversario della nascita. Un evento che ha celebrato il profondo legame storico, artistico e musicale tra Calabria e Napoli, riunendo istituzioni, studiosi, musicisti e appassionati nelle sale Martucci e Scarlatti.

Tre i momenti principali: il concerto dell'Orchestra Filarmonica della Calabria diretta da Filippo Arlia, con i solisti Francesco Mariozzi al violoncello e Sergio Messina al violino; il forum «Francesco Cilea e i calabresi a Napoli: una lunga tradizione»; e la prima cerimonia di consegna del Premio CalabroPartenopi. La manifestazione ha segnato anche il debutto di «CalabroPartenopi - La storia che viene da lontano», progetto ideato e diretto dai giornalisti Roberto Messina e Carmelo Lentino, che porta la firma di Calabria Mundi (Academ Editore) e Meraviglia Italiana.

Accoglienza entusiasta e Sala Scarlatti gremita per l’Orchestra Filarmonica della Calabria, protagonista di un concerto inserito nei «Concerti d’autunno 2026» nell'ambito delle celebrazioni per i 200 anni del San Pietro a Majella. Il programma ha riportato all'attenzione del pubblico il repertorio strumentale di Cilea, noto soprattutto per capolavori operistici come L'Arlesiana, Adriana Lecouvreur e Gloria, valorizzando un versante meno frequentato, ma significativo, della sua personalità artistica. In apertura, il Concerto in re maggiore per violoncello e archi di Leonardo Leo, nell’arrangiamento di Cilea, con Francesco Mariozzi solista; quindi, la Piccola Suite; e la Suite in mi maggiore per violino e orchestra di Cilea, con Sergio Messina solista.

La direzione di Filippo Arlia ha valorizzato il dialogo tra la tradizione strumentale del Settecento napoletano e la sensibilità lirica del primo Novecento. Mariozzi si è distinto per intensità espressiva, qualità del suono e accuratezza del fraseggio; Messina per naturalezza cantabile, slancio virtuosistico e capacità di restituire la forte vocazione lirica di Cilea. Un’esecuzione di notevole qualità artistica, che ha conquistato anche il pubblico abituale del San Pietro a Majella, restituendo centralità al contributo di Cilea alla letteratura strumentale italiana. La giornata ha inoltre valorizzato la collaborazione tra il Conservatorio napoletano, diretto da Gaetano Panariello, e il «Saverio Arlia» di Catanzaro-Nocera Terinese, diretto da Valentina Currenti, aprendo nuove prospettive artistiche e formative.

Nella Sala Martucci si è svolto il forum «Francesco Cilea e i calabresi a Napoli: una lunga tradizione», inserito nel convegno internazionale «I compositori a Napoli nel Novecento», organizzato per il bicentenario del San Pietro a Majella con il coinvolgimento dell'Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli». Dopo il saluto del direttore Gaetano Panariello, l’incontro, moderato dalla giornalista Rai Olimpia Mignosi, ha ospitato gli interventi di Paola De Simone, Emanuela Grimaccia e Paologiovanni Maione. Nella relazione conclusiva, Roberto Messina ha ricostruito cinque secoli di presenza calabrese nella cultura napoletana, dalla musica all’architettura, dalle arti figurative alle istituzioni e alla spiritualità. Tra i protagonisti ricordati, Marcello Fossataro, francescano di Nicotera, fondatore del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo; Giovanni Donadio, detto il Mormando (Mormanno); Leonardo Vinci (Strongoli), Nicola Antonio Manfroce (Palmi), Paolo Serrao (Filadelfia), Alfonso Rendano (Carolei), Alessandro Longo (Amantea), Francesco Florimo (San Giorgio Morgeto), Saverio Mattei (Montepaone) e Francesco Cilea (Palmi).

Spazio anche a figure meno conosciute, tra cui Giovanni Frojo, musicista catanzarese legato al vecchio Teatro Comunale della città; e poi Maurizio Quintieri, Davide Summaria, Pasquale Benintende, Emilio Capizzano e Vincenzo Scaramuzza, fondatore in Argentina di una prestigiosa scuola pianistica frequentata anche da Marta Argerich.

Messina ha richiamato inoltre il contributo di Florimo alla Biblioteca del Conservatorio, l’impegno di Cilea per il Museo storico musicale, gli artisti calabresi presenti nella Quadreria e la statua di Beethoven realizzata dallo scultore di Polistena Francesco Jerace, collocata nel chiostro.

«Da Donadio a Cilea: per cinque secoli la Calabria non è stata spettatrice, ma protagonista della storia musicale di Napoli», ha sottolineato Messina, evidenziando un patrimonio comune che attraversa musica, arte, istituzioni e memoria culturale.

La prima edizione del Premio CalabroPartenopi ha assegnato quattro riconoscimenti a personalità e realtà che contribuiscono a rafforzare il legame storico, culturale e umano tra Napoli e la Calabria.  Di speciale rilievo il premio al Cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, nato a Satriano, nel Catanzarese, per il valore del suo ministero pastorale e la testimonianza di fede, carità e attenzione alla dignità umana, soprattutto attraverso la vicinanza ai poveri, ai fragili, agli emarginati e a quanti vivono sofferenza e solitudine. Un riconoscimento che celebra anche la continuità spirituale tra Calabria e Napoli, simboleggiata da San Francesco di Paola, patrono della Calabria e compatrono della città partenopea, nel segno di solidarietà, accoglienza e responsabilità verso il prossimo.

Per la sezione musica, premiato Sergio Messina, violinista catanzarese, diplomatosi nel 1983 al San Pietro a Majella con Giovanni Leone, protagonista di una carriera concertistica internazionale e docente nei Conservatori di Parma e Firenze. Particolarmente emozionante il suo ritorno nell’istituzione in cui si era formato, questa volta come premiato e solista.

Altro riconoscimento a Fausto Castiglione, violoncellista cosentino, diplomato a Salerno, specializzato nella musica antica e nell’insegnamento con il metodo Suzuki, docente al Conservatorio «Saverio Arlia» di Catanzaro-Nocera Terinese. Con l’Orchestra Filarmonica della Calabria ha rappresentato l’Italia all’Expo 2025 di Osaka.

Il Premio «Alle Istituzioni» è stato assegnato alla Città di Palmi, patria di Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce, per lo straordinario patrimonio musicale e culturale e il contributo offerto alla storia della musica italiana e al rapporto tra Calabria e Napoli. Un legame emblematicamente rappresentato dai due compositori palmesi: Manfroce, formatosi a Napoli e autore dell'Ecuba, rappresentata al Teatro San Carlo nel 1812, e Cilea, allievo e successivamente direttore del San Pietro a Majella. Il riconoscimento valorizza anche il ruolo di Palmi nella conservazione della memoria musicale, testimoniato dal Museo «Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce», ospitato nella Casa della Cultura «Leonida Rèpaci», che custodisce spartiti, manoscritti, documenti e il prezioso epistolario di Cilea. Un patrimonio che rende la città calabrese un luogo significativo di tutela e trasmissione della cultura musicale italiana.

La giornata napoletana ha rappresentato il punto di partenza di “CalabroPartenopi – La storia che viene da lontano”, progetto concepito per trasformare cinque secoli di relazioni tra Calabria e Napoli in un laboratorio culturale permanente. Il nome fonde «calabresi» e «partenopei», espressione di una storia comune fatta di scambi artistici, intellettuali, spirituali, sociali ed economici. Napoli, per generazioni di calabresi, è stata luogo di formazione, lavoro e affermazione; la Calabria ha contribuito alla sua crescita attraverso personalità, opere e saperi.

Oltre alla musica, esplorerà arte, architettura, letteratura, giornalismo, scienza, spiritualità, università, professioni, impresa, tradizioni popolari ed emigrazione, comprese le grandi traversate verso le Americhe. L’obiettivo è realizzare un festival diffuso e un laboratorio permanente tra Napoli e Calabria, con concerti, convegni, mostre, pubblicazioni, audiovisivi, itinerari culturali, attività formative e un Premio stabile. Prevista anche la creazione di un Archivio digitale della memoria calabro-partenopea, con biografie, documenti, fotografie, opere e testimonianze, affiancato da iniziative rivolte alle nuove generazioni.

«La memoria non è soltanto nostalgia: è identità, responsabilità, progetto», hanno dichiarato Roberto Messina e Carmelo Lentino. «La Calabria ritrova a Napoli una parte preziosa della propria storia. E Napoli ritrova nei calabresi una parte della propria grandezza. Vogliamo trasformare questa memoria condivisa in una risorsa viva, capace di generare nuove relazioni, conoscenza e opportunità per il futuro».

La scelta del San Pietro a Majella, dove Cilea si formò e del quale sarebbe poi diventato direttore, ha conferito all'iniziativa un particolare valore simbolico: un omaggio al compositore palmese nel luogo che ne segnò profondamente il percorso artistico e istituzionale.

«Calabria e Napoli hanno scritto insieme pagine straordinarie. Ora abbiamo il privilegio e la responsabilità di scriverne di nuove», hanno concluso Messina e Lentino.

Da Napoli ha preso così avvio un percorso destinato a trasformare una storia secolare in nuove occasioni di incontro, collaborazione e progettualità culturale. CalabroPartenopi: la storia che viene da lontano. E che vuole andare lontano.

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EVENTO - Napoli applaude la Calabria: omaggio a Francesco Cilea e debutto di “CalabroPartenopi” al San Pietro a Majella

di Napoli Magazine

24/10/2026 - 12:52

Applausi, emozione e grande partecipazione al Conservatorio San Pietro a Majella per la giornata dedicata a Francesco Cilea, nel 160° anniversario della nascita. Un evento che ha celebrato il profondo legame storico, artistico e musicale tra Calabria e Napoli, riunendo istituzioni, studiosi, musicisti e appassionati nelle sale Martucci e Scarlatti.

Tre i momenti principali: il concerto dell'Orchestra Filarmonica della Calabria diretta da Filippo Arlia, con i solisti Francesco Mariozzi al violoncello e Sergio Messina al violino; il forum «Francesco Cilea e i calabresi a Napoli: una lunga tradizione»; e la prima cerimonia di consegna del Premio CalabroPartenopi. La manifestazione ha segnato anche il debutto di «CalabroPartenopi - La storia che viene da lontano», progetto ideato e diretto dai giornalisti Roberto Messina e Carmelo Lentino, che porta la firma di Calabria Mundi (Academ Editore) e Meraviglia Italiana.

Accoglienza entusiasta e Sala Scarlatti gremita per l’Orchestra Filarmonica della Calabria, protagonista di un concerto inserito nei «Concerti d’autunno 2026» nell'ambito delle celebrazioni per i 200 anni del San Pietro a Majella. Il programma ha riportato all'attenzione del pubblico il repertorio strumentale di Cilea, noto soprattutto per capolavori operistici come L'Arlesiana, Adriana Lecouvreur e Gloria, valorizzando un versante meno frequentato, ma significativo, della sua personalità artistica. In apertura, il Concerto in re maggiore per violoncello e archi di Leonardo Leo, nell’arrangiamento di Cilea, con Francesco Mariozzi solista; quindi, la Piccola Suite; e la Suite in mi maggiore per violino e orchestra di Cilea, con Sergio Messina solista.

La direzione di Filippo Arlia ha valorizzato il dialogo tra la tradizione strumentale del Settecento napoletano e la sensibilità lirica del primo Novecento. Mariozzi si è distinto per intensità espressiva, qualità del suono e accuratezza del fraseggio; Messina per naturalezza cantabile, slancio virtuosistico e capacità di restituire la forte vocazione lirica di Cilea. Un’esecuzione di notevole qualità artistica, che ha conquistato anche il pubblico abituale del San Pietro a Majella, restituendo centralità al contributo di Cilea alla letteratura strumentale italiana. La giornata ha inoltre valorizzato la collaborazione tra il Conservatorio napoletano, diretto da Gaetano Panariello, e il «Saverio Arlia» di Catanzaro-Nocera Terinese, diretto da Valentina Currenti, aprendo nuove prospettive artistiche e formative.

Nella Sala Martucci si è svolto il forum «Francesco Cilea e i calabresi a Napoli: una lunga tradizione», inserito nel convegno internazionale «I compositori a Napoli nel Novecento», organizzato per il bicentenario del San Pietro a Majella con il coinvolgimento dell'Università degli Studi della Campania «Luigi Vanvitelli». Dopo il saluto del direttore Gaetano Panariello, l’incontro, moderato dalla giornalista Rai Olimpia Mignosi, ha ospitato gli interventi di Paola De Simone, Emanuela Grimaccia e Paologiovanni Maione. Nella relazione conclusiva, Roberto Messina ha ricostruito cinque secoli di presenza calabrese nella cultura napoletana, dalla musica all’architettura, dalle arti figurative alle istituzioni e alla spiritualità. Tra i protagonisti ricordati, Marcello Fossataro, francescano di Nicotera, fondatore del Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo; Giovanni Donadio, detto il Mormando (Mormanno); Leonardo Vinci (Strongoli), Nicola Antonio Manfroce (Palmi), Paolo Serrao (Filadelfia), Alfonso Rendano (Carolei), Alessandro Longo (Amantea), Francesco Florimo (San Giorgio Morgeto), Saverio Mattei (Montepaone) e Francesco Cilea (Palmi).

Spazio anche a figure meno conosciute, tra cui Giovanni Frojo, musicista catanzarese legato al vecchio Teatro Comunale della città; e poi Maurizio Quintieri, Davide Summaria, Pasquale Benintende, Emilio Capizzano e Vincenzo Scaramuzza, fondatore in Argentina di una prestigiosa scuola pianistica frequentata anche da Marta Argerich.

Messina ha richiamato inoltre il contributo di Florimo alla Biblioteca del Conservatorio, l’impegno di Cilea per il Museo storico musicale, gli artisti calabresi presenti nella Quadreria e la statua di Beethoven realizzata dallo scultore di Polistena Francesco Jerace, collocata nel chiostro.

«Da Donadio a Cilea: per cinque secoli la Calabria non è stata spettatrice, ma protagonista della storia musicale di Napoli», ha sottolineato Messina, evidenziando un patrimonio comune che attraversa musica, arte, istituzioni e memoria culturale.

La prima edizione del Premio CalabroPartenopi ha assegnato quattro riconoscimenti a personalità e realtà che contribuiscono a rafforzare il legame storico, culturale e umano tra Napoli e la Calabria.  Di speciale rilievo il premio al Cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, nato a Satriano, nel Catanzarese, per il valore del suo ministero pastorale e la testimonianza di fede, carità e attenzione alla dignità umana, soprattutto attraverso la vicinanza ai poveri, ai fragili, agli emarginati e a quanti vivono sofferenza e solitudine. Un riconoscimento che celebra anche la continuità spirituale tra Calabria e Napoli, simboleggiata da San Francesco di Paola, patrono della Calabria e compatrono della città partenopea, nel segno di solidarietà, accoglienza e responsabilità verso il prossimo.

Per la sezione musica, premiato Sergio Messina, violinista catanzarese, diplomatosi nel 1983 al San Pietro a Majella con Giovanni Leone, protagonista di una carriera concertistica internazionale e docente nei Conservatori di Parma e Firenze. Particolarmente emozionante il suo ritorno nell’istituzione in cui si era formato, questa volta come premiato e solista.

Altro riconoscimento a Fausto Castiglione, violoncellista cosentino, diplomato a Salerno, specializzato nella musica antica e nell’insegnamento con il metodo Suzuki, docente al Conservatorio «Saverio Arlia» di Catanzaro-Nocera Terinese. Con l’Orchestra Filarmonica della Calabria ha rappresentato l’Italia all’Expo 2025 di Osaka.

Il Premio «Alle Istituzioni» è stato assegnato alla Città di Palmi, patria di Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce, per lo straordinario patrimonio musicale e culturale e il contributo offerto alla storia della musica italiana e al rapporto tra Calabria e Napoli. Un legame emblematicamente rappresentato dai due compositori palmesi: Manfroce, formatosi a Napoli e autore dell'Ecuba, rappresentata al Teatro San Carlo nel 1812, e Cilea, allievo e successivamente direttore del San Pietro a Majella. Il riconoscimento valorizza anche il ruolo di Palmi nella conservazione della memoria musicale, testimoniato dal Museo «Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce», ospitato nella Casa della Cultura «Leonida Rèpaci», che custodisce spartiti, manoscritti, documenti e il prezioso epistolario di Cilea. Un patrimonio che rende la città calabrese un luogo significativo di tutela e trasmissione della cultura musicale italiana.

La giornata napoletana ha rappresentato il punto di partenza di “CalabroPartenopi – La storia che viene da lontano”, progetto concepito per trasformare cinque secoli di relazioni tra Calabria e Napoli in un laboratorio culturale permanente. Il nome fonde «calabresi» e «partenopei», espressione di una storia comune fatta di scambi artistici, intellettuali, spirituali, sociali ed economici. Napoli, per generazioni di calabresi, è stata luogo di formazione, lavoro e affermazione; la Calabria ha contribuito alla sua crescita attraverso personalità, opere e saperi.

Oltre alla musica, esplorerà arte, architettura, letteratura, giornalismo, scienza, spiritualità, università, professioni, impresa, tradizioni popolari ed emigrazione, comprese le grandi traversate verso le Americhe. L’obiettivo è realizzare un festival diffuso e un laboratorio permanente tra Napoli e Calabria, con concerti, convegni, mostre, pubblicazioni, audiovisivi, itinerari culturali, attività formative e un Premio stabile. Prevista anche la creazione di un Archivio digitale della memoria calabro-partenopea, con biografie, documenti, fotografie, opere e testimonianze, affiancato da iniziative rivolte alle nuove generazioni.

«La memoria non è soltanto nostalgia: è identità, responsabilità, progetto», hanno dichiarato Roberto Messina e Carmelo Lentino. «La Calabria ritrova a Napoli una parte preziosa della propria storia. E Napoli ritrova nei calabresi una parte della propria grandezza. Vogliamo trasformare questa memoria condivisa in una risorsa viva, capace di generare nuove relazioni, conoscenza e opportunità per il futuro».

La scelta del San Pietro a Majella, dove Cilea si formò e del quale sarebbe poi diventato direttore, ha conferito all'iniziativa un particolare valore simbolico: un omaggio al compositore palmese nel luogo che ne segnò profondamente il percorso artistico e istituzionale.

«Calabria e Napoli hanno scritto insieme pagine straordinarie. Ora abbiamo il privilegio e la responsabilità di scriverne di nuove», hanno concluso Messina e Lentino.

Da Napoli ha preso così avvio un percorso destinato a trasformare una storia secolare in nuove occasioni di incontro, collaborazione e progettualità culturale. CalabroPartenopi: la storia che viene da lontano. E che vuole andare lontano.