Cultura & Gossip
SPETTACOLI - "I Persiani" al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei
05.07.2026 20:35 di Napoli Magazine
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I Persiani di Eschilo

la tragedia del 472 a.C. sul primo conflitto

tra Oriente (Persia) e Occidente (Grecia)

secondo il regista spagnolo de La Fura dels Baus ÀLEX OLLÉ

in scena il 10, 11 e 12 luglio alle 20.00

al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei

con protragonisti

Anna Bonaiuto, Giuseppe Sartori, Alessio Boni, Massimo Nicolini

Lo spettacolo chiude la nona edizione

della rassegna estiva del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale

POMPEII THEATRUM MUNDI diretta da Roberto Andò

Si chiude con il più antico dei “classici del teatro” l’edizione 2026 della rassegna POMPEII THEATRUM MUNDI al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei.

Si tratta della tragedia I PERSIANI di Eschilo (rappresentata per la prima volta nel 472 a.C. ad Atene), con la regia del catalano Àlex Ollé, nome di punta della scena spagnola a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, tra i fondatori della storica compagnia La Fura dels Baus.

Nella traduzione di Walter Lapini lo spettacolo arriva al Teatro Grande del Sito di Pompei il 10, 11 e 12 luglio alle 20.00, forte del successo riscosso al Teatro Greco di Siracusa alla 61ma stagione dell’INDA.

Interpreti della vicenda uno straordinario cast di attori quali Anna Bonaiuto (nel ruolo della regina Atossa), Giuseppe Sartori (in quello del Messaggero), Alessio Boni (lo Spettro di Dario), Massimo Nicolini (Serse), Marco Maria Casazza (il Capo coro).

Il numeroso Coro è composto, tra gli altri, da Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Antonello Cossia, Michele Cipriani, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Stefano Quatrosi, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia.

La scena è firmata da Alfons Flores; le musiche sono di Josep Sanou; il disegno luci è di Marco Filibeck; collaborazione alla regia Ramon Simó Viñes. Produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico.

A Susa, capitale dell’Impero persiano, i vecchi dignitari rimasti a guidare il regno sono abitati dall’angoscia: il gran re, Serse, è partito ormai da tempo a capo di un’enorme spedizione contro Atene e non ha ancora fatto ritorno. L’ansia per l’esito della guerra cresce quando Atossa, la madre del re, riferisce di un sogno profetico, che le ha mostrato il figlio caduto nella polvere per mano di una puledra di origine greca. Presto l’angoscia si tramuta in realtà: uno dei pochi superstiti arriva a Susa e riferisce della rotta dell’esercito persiano al largo di Salamina. La flotta di Serse, troppo numerosa, si è fatta accerchiare dalle navi di Atene, e l’esercito persiano è stato massacrato. In preda al terrore, Atossa e il Coro richiamano dall’Ade l’anima del padre defunto di Serse, Dario. Infine, a Susa arriva lo stesso Serse: umiliato, le vesti stracciate, il gran re intona il lamento funebre per i giovani persiani caduti.

«Mettere in scena oggi I Persiani – dichiara il regista – vuol dire far vivere un testo antico che parla ancora al nostro presente: guerre, politica, potere e dolore collettivo. Non vogliamo cambiare il senso del dramma, ma avvicinarlo allo sguardo del pubblico di oggi. I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile. Il cuore della nostra lettura è l’illusione della perpetuità del potere. In Atossa e in Serse emerge il desiderio di prolungare l’egemonia costruita da Dario, garantire continuità dinastica e mantenere un dominio che sembra immutabile.

Eschilo è stato spesso lodato per la sua empatia, e la sua tragedia è stata interpretata come un atto di grande umanità nel mostrare solidarietà con il dolore dei vinti. Senza negare la solidarietà verso il dolore persiano, I Persiani diventa anche un atto politico: la democrazia greca si contrappone alla dittatura persiana, mostrando la propria superiorità persino nel momento della sconfitta». (Àlex Ollé)

I Persiani di Eschilo

regia Àlex Ollé, traduzione Walter Lapini

con Anna Bonaiuto (Atossa), Giuseppe Sartori (Messaggero)

Alessio Boni (Spettro di Dario), Massimo Nicolini (Serse)

Marco Maria Casazza (Capo coro)

coro (oppositori): Fabrizio Bordignon, Michele Cipriani

Antonello Cossia, Elena Polic Greco, Francesco Migliaccio

(sostenitori): Francesco Biscione, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi

Giovanni Nardoni, Stefano Quatrosi, Rosario Tedesco

(assistenti messaggero): Lorenzo Patella, Tommaso Quadrella

(coro donne): Carla Bongiovanni, Francesca Totti, Giulia Maroni

(coro uomini): Riccardo Massone, Salvo Mancuso, Daniele Sardelli

Simonetta Cartia (TestimoneMadre), Virginia Giannone (TestimoneGiovane Donna)

Gabriele Antonio Esposito (Testimone – Soldato)

Pietro Bernetti, Giovanni Ragusa (Cameramen)

collaborazione alla regia Ramon Simó Viñes

responsabile del coro Elena Polic Greco, responsabile dei cori cantati Simonetta Cartia

scena Alfons Flores, assistente Sarah Bernardy

costumi Lluc Castells, assistente Aleix Garcia Valle

musiche Josep Sanou; disegno luci Marco Filibeck; video Joan Rodon

produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico

inizio rappresentazioni ore 20.00; durata spettacolo 1h e 45’ [atto unico]

Info teatrodinapoli.it > Pompei > I PERSIANI

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SPETTACOLI - "I Persiani" al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei

di Napoli Magazine

05/07/2026 - 20:35

I Persiani di Eschilo

la tragedia del 472 a.C. sul primo conflitto

tra Oriente (Persia) e Occidente (Grecia)

secondo il regista spagnolo de La Fura dels Baus ÀLEX OLLÉ

in scena il 10, 11 e 12 luglio alle 20.00

al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei

con protragonisti

Anna Bonaiuto, Giuseppe Sartori, Alessio Boni, Massimo Nicolini

Lo spettacolo chiude la nona edizione

della rassegna estiva del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale

POMPEII THEATRUM MUNDI diretta da Roberto Andò

Si chiude con il più antico dei “classici del teatro” l’edizione 2026 della rassegna POMPEII THEATRUM MUNDI al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei.

Si tratta della tragedia I PERSIANI di Eschilo (rappresentata per la prima volta nel 472 a.C. ad Atene), con la regia del catalano Àlex Ollé, nome di punta della scena spagnola a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, tra i fondatori della storica compagnia La Fura dels Baus.

Nella traduzione di Walter Lapini lo spettacolo arriva al Teatro Grande del Sito di Pompei il 10, 11 e 12 luglio alle 20.00, forte del successo riscosso al Teatro Greco di Siracusa alla 61ma stagione dell’INDA.

Interpreti della vicenda uno straordinario cast di attori quali Anna Bonaiuto (nel ruolo della regina Atossa), Giuseppe Sartori (in quello del Messaggero), Alessio Boni (lo Spettro di Dario), Massimo Nicolini (Serse), Marco Maria Casazza (il Capo coro).

Il numeroso Coro è composto, tra gli altri, da Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Antonello Cossia, Michele Cipriani, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Stefano Quatrosi, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia.

La scena è firmata da Alfons Flores; le musiche sono di Josep Sanou; il disegno luci è di Marco Filibeck; collaborazione alla regia Ramon Simó Viñes. Produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico.

A Susa, capitale dell’Impero persiano, i vecchi dignitari rimasti a guidare il regno sono abitati dall’angoscia: il gran re, Serse, è partito ormai da tempo a capo di un’enorme spedizione contro Atene e non ha ancora fatto ritorno. L’ansia per l’esito della guerra cresce quando Atossa, la madre del re, riferisce di un sogno profetico, che le ha mostrato il figlio caduto nella polvere per mano di una puledra di origine greca. Presto l’angoscia si tramuta in realtà: uno dei pochi superstiti arriva a Susa e riferisce della rotta dell’esercito persiano al largo di Salamina. La flotta di Serse, troppo numerosa, si è fatta accerchiare dalle navi di Atene, e l’esercito persiano è stato massacrato. In preda al terrore, Atossa e il Coro richiamano dall’Ade l’anima del padre defunto di Serse, Dario. Infine, a Susa arriva lo stesso Serse: umiliato, le vesti stracciate, il gran re intona il lamento funebre per i giovani persiani caduti.

«Mettere in scena oggi I Persiani – dichiara il regista – vuol dire far vivere un testo antico che parla ancora al nostro presente: guerre, politica, potere e dolore collettivo. Non vogliamo cambiare il senso del dramma, ma avvicinarlo allo sguardo del pubblico di oggi. I Persiani racconta lo smarrimento di un popolo e dei suoi governanti di fronte a una sconfitta brutale e inaspettata. È la tragedia di chi deve fare i conti con il presente e immaginare una sopravvivenza futura dopo aver commesso l’errore fatale di credersi invincibile. Il cuore della nostra lettura è l’illusione della perpetuità del potere. In Atossa e in Serse emerge il desiderio di prolungare l’egemonia costruita da Dario, garantire continuità dinastica e mantenere un dominio che sembra immutabile.

Eschilo è stato spesso lodato per la sua empatia, e la sua tragedia è stata interpretata come un atto di grande umanità nel mostrare solidarietà con il dolore dei vinti. Senza negare la solidarietà verso il dolore persiano, I Persiani diventa anche un atto politico: la democrazia greca si contrappone alla dittatura persiana, mostrando la propria superiorità persino nel momento della sconfitta». (Àlex Ollé)

I Persiani di Eschilo

regia Àlex Ollé, traduzione Walter Lapini

con Anna Bonaiuto (Atossa), Giuseppe Sartori (Messaggero)

Alessio Boni (Spettro di Dario), Massimo Nicolini (Serse)

Marco Maria Casazza (Capo coro)

coro (oppositori): Fabrizio Bordignon, Michele Cipriani

Antonello Cossia, Elena Polic Greco, Francesco Migliaccio

(sostenitori): Francesco Biscione, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi

Giovanni Nardoni, Stefano Quatrosi, Rosario Tedesco

(assistenti messaggero): Lorenzo Patella, Tommaso Quadrella

(coro donne): Carla Bongiovanni, Francesca Totti, Giulia Maroni

(coro uomini): Riccardo Massone, Salvo Mancuso, Daniele Sardelli

Simonetta Cartia (TestimoneMadre), Virginia Giannone (TestimoneGiovane Donna)

Gabriele Antonio Esposito (Testimone – Soldato)

Pietro Bernetti, Giovanni Ragusa (Cameramen)

collaborazione alla regia Ramon Simó Viñes

responsabile del coro Elena Polic Greco, responsabile dei cori cantati Simonetta Cartia

scena Alfons Flores, assistente Sarah Bernardy

costumi Lluc Castells, assistente Aleix Garcia Valle

musiche Josep Sanou; disegno luci Marco Filibeck; video Joan Rodon

produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico

inizio rappresentazioni ore 20.00; durata spettacolo 1h e 45’ [atto unico]

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