A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve.
Una Roma che ha sfiorato l'impresa contro il Real Madrid: troppo Real per la Roma oppure i giallorossi hanno buttato via una vittoria che sembrava quasi acquisita?
"È vero che l'Europa è un'altra cosa, però la Roma ha disputato una grandissima partita. Paradossalmente, credo che sia stata una prova di forza, dalla quale la squadra può trarre indicazioni positive".
Dove può arrivare la Roma, secondo lei, in questo campionato?
"La Roma sarà sicuramente protagonista, una delle squadre più importanti del nostro campionato. Mi aspetto che possa giocarsi un posto in Champions League".
Per lei, la Roma può addirittura lottare per lo scudetto? È all'altezza di competere con l'Inter?
"Assolutamente sì, anche se bisogna considerare che ci sono stati due infortuni importanti. Non so se a gennaio abbiano già in mente qualche intervento sul mercato, ma credo che la Roma sia proiettata verso il futuro per diventare un top club anche in Europa. C'è anche il progetto del nuovo stadio e, soprattutto, i proprietari hanno dichiarato che, una volta ceduto l'Everton, potranno concentrarsi maggiormente sulla Roma. Non so se accadrà già da quest'anno, ma nei prossimi anni credo che sarà una società in grado di lottare su tutti i fronti".
In Europa, le italiane stanno facendo fatica. Quattro squadre impegnate in Champions e risultati che fanno riflettere. È un segnale negativo? Un altro dato curioso è che tre delle quattro squadre italiane, tra cui Napoli e Roma, hanno gestito male il vantaggio.
"Sicuramente il Napoli è incappato in un errore che, soprattutto in trasferta, può cambiare la storia di una partita. In Champions League gli errori si pagano, e si pagano a caro prezzo. Detto questo, le rimonte subite non devono necessariamente diventare un campanello d'allarme: ogni anno si ripete che la Champions League è un'altra cosa. Spero che tutte le italiane facciano tesoro di queste partite e prestino maggiore attenzione nelle prossime gare".
Dalle prestazioni ed i continui cambi di assetto tattico sembra che il Napoli abbia una crisi d’identità: è così?
"Sono d'accordo solo in parte. Secondo me, questa volta il Napoli non ha disputato una partita pessima, quindi non me la sento di criticarlo su tutti i fronti. Allegri sta gestendo un gruppo che non è stato costruito e formato da lui, e questo non è semplice. Giocare una partita importante in Spagna, contro il Villarreal, in uno stadio con il pubblico così vicino al campo, non è facile. Andare in vantaggio era importante, ma il modo in cui è arrivato il pareggio ha inevitabilmente abbassato un po' l'autostima della squadra. Non credo che sia tutto da buttare, soprattutto per quanto riguarda il Napoli. Bisogna però invertire la rotta: se i risultati non arrivano, è evidente che qualcosa debba cambiare".
Per quanto De Bruyne sia stato e sia un grandissimo calciatore, nessun giocatore può essere più grande del club. È lui che deve mettersi a disposizione di Allegri o viceversa?
"No, questo è giusto: lui deve assecondare le richieste del mister. In passato, anche guardando le sue esperienze precedenti, è capitato che avesse qualcosa da ridire su determinate posizioni, anche con Guardiola. È un giocatore dal carattere forte, questo si è capito. La sua carriera, però, parla per lui: è stato ed è un campione, un calciatore di livello superiore. Come hai detto giustamente, nessun campione può essere al di sopra delle gerarchie di un club. La gerarchia più importante è quella della società e, in campo, è l'allenatore a decidere. Se Allegri ti chiede di giocare da difensore centrale, tu giochi da difensore centrale. Non rispettare le indicazioni dell'allenatore significa mancare di rispetto non soltanto a lui, ma anche ai compagni e al club stesso. Non so nello specifico che cosa si siano detti e che cosa sia successo, ma, se la domanda è se un giocatore debba rispettare le indicazioni dell'allenatore, la risposta è assolutamente sì. De Bruyne deve essere un po' più disponibile nei confronti di Allegri e delle sue richieste. L'anno scorso, inoltre, è rimasto a lungo fuori per un grave infortunio, e in alcune partite si è visto quanto possa fare la differenza quando è al meglio. È normale che un giocatore non possa essere sempre al top, ma il club deve venire prima di tutto".
In questo momento comandano Inter e Roma, con Lazio e Cagliari nelle zone alte della classifica. Milan, Juventus e Napoli inseguono. Che cosa La sorprende maggiormente di questa classifica?
"Sicuramente la Lazio, ma anche il Cagliari. Gli allenatori fanno la differenza, soprattutto quelli giovani che portano idee innovative. In Europa facciamo fatica, come dimostrano anche altre squadre, ma la Lazio è una sorpresa particolare. La società ha attraversato una situazione complicata, con un mercato difficile e un rapporto non semplice con la tifoseria. È stato scelto un allenatore che, a mio avviso, non era la soluzione più scontata, considerando anche i risultati ottenuti in precedenza con la Nazionale. Eppure oggi la Lazio è prima in classifica. Tanto di cappello a Gattuso e ai giocatori, per quello che stanno facendo".
Questa Lazio è una realtà oppure un bluff?
"Non mi permetterei mai di definirla un bluff in questo momento. Oggi è una realtà e merita la posizione che occupa. Credo però che, alla lunga, sarà difficile mantenere questo rendimento contro club che hanno maggiori risorse e che potranno rinforzarsi anche nel mercato di gennaio. Non so se in futuro la Lazio riuscirà a mantenere questa posizione, ma oggi bisogna riconoscerle i meriti. È uscita dalla Coppa Italia in maniera clamorosa, perdendo contro il Mantova contro ogni pronostico, ma in campionato sta dimostrando di avere qualità e di meritare attenzione".
di Napoli Magazine
15/10/2026 - 15:00
A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve.
Una Roma che ha sfiorato l'impresa contro il Real Madrid: troppo Real per la Roma oppure i giallorossi hanno buttato via una vittoria che sembrava quasi acquisita?
"È vero che l'Europa è un'altra cosa, però la Roma ha disputato una grandissima partita. Paradossalmente, credo che sia stata una prova di forza, dalla quale la squadra può trarre indicazioni positive".
Dove può arrivare la Roma, secondo lei, in questo campionato?
"La Roma sarà sicuramente protagonista, una delle squadre più importanti del nostro campionato. Mi aspetto che possa giocarsi un posto in Champions League".
Per lei, la Roma può addirittura lottare per lo scudetto? È all'altezza di competere con l'Inter?
"Assolutamente sì, anche se bisogna considerare che ci sono stati due infortuni importanti. Non so se a gennaio abbiano già in mente qualche intervento sul mercato, ma credo che la Roma sia proiettata verso il futuro per diventare un top club anche in Europa. C'è anche il progetto del nuovo stadio e, soprattutto, i proprietari hanno dichiarato che, una volta ceduto l'Everton, potranno concentrarsi maggiormente sulla Roma. Non so se accadrà già da quest'anno, ma nei prossimi anni credo che sarà una società in grado di lottare su tutti i fronti".
In Europa, le italiane stanno facendo fatica. Quattro squadre impegnate in Champions e risultati che fanno riflettere. È un segnale negativo? Un altro dato curioso è che tre delle quattro squadre italiane, tra cui Napoli e Roma, hanno gestito male il vantaggio.
"Sicuramente il Napoli è incappato in un errore che, soprattutto in trasferta, può cambiare la storia di una partita. In Champions League gli errori si pagano, e si pagano a caro prezzo. Detto questo, le rimonte subite non devono necessariamente diventare un campanello d'allarme: ogni anno si ripete che la Champions League è un'altra cosa. Spero che tutte le italiane facciano tesoro di queste partite e prestino maggiore attenzione nelle prossime gare".
Dalle prestazioni ed i continui cambi di assetto tattico sembra che il Napoli abbia una crisi d’identità: è così?
"Sono d'accordo solo in parte. Secondo me, questa volta il Napoli non ha disputato una partita pessima, quindi non me la sento di criticarlo su tutti i fronti. Allegri sta gestendo un gruppo che non è stato costruito e formato da lui, e questo non è semplice. Giocare una partita importante in Spagna, contro il Villarreal, in uno stadio con il pubblico così vicino al campo, non è facile. Andare in vantaggio era importante, ma il modo in cui è arrivato il pareggio ha inevitabilmente abbassato un po' l'autostima della squadra. Non credo che sia tutto da buttare, soprattutto per quanto riguarda il Napoli. Bisogna però invertire la rotta: se i risultati non arrivano, è evidente che qualcosa debba cambiare".
Per quanto De Bruyne sia stato e sia un grandissimo calciatore, nessun giocatore può essere più grande del club. È lui che deve mettersi a disposizione di Allegri o viceversa?
"No, questo è giusto: lui deve assecondare le richieste del mister. In passato, anche guardando le sue esperienze precedenti, è capitato che avesse qualcosa da ridire su determinate posizioni, anche con Guardiola. È un giocatore dal carattere forte, questo si è capito. La sua carriera, però, parla per lui: è stato ed è un campione, un calciatore di livello superiore. Come hai detto giustamente, nessun campione può essere al di sopra delle gerarchie di un club. La gerarchia più importante è quella della società e, in campo, è l'allenatore a decidere. Se Allegri ti chiede di giocare da difensore centrale, tu giochi da difensore centrale. Non rispettare le indicazioni dell'allenatore significa mancare di rispetto non soltanto a lui, ma anche ai compagni e al club stesso. Non so nello specifico che cosa si siano detti e che cosa sia successo, ma, se la domanda è se un giocatore debba rispettare le indicazioni dell'allenatore, la risposta è assolutamente sì. De Bruyne deve essere un po' più disponibile nei confronti di Allegri e delle sue richieste. L'anno scorso, inoltre, è rimasto a lungo fuori per un grave infortunio, e in alcune partite si è visto quanto possa fare la differenza quando è al meglio. È normale che un giocatore non possa essere sempre al top, ma il club deve venire prima di tutto".
In questo momento comandano Inter e Roma, con Lazio e Cagliari nelle zone alte della classifica. Milan, Juventus e Napoli inseguono. Che cosa La sorprende maggiormente di questa classifica?
"Sicuramente la Lazio, ma anche il Cagliari. Gli allenatori fanno la differenza, soprattutto quelli giovani che portano idee innovative. In Europa facciamo fatica, come dimostrano anche altre squadre, ma la Lazio è una sorpresa particolare. La società ha attraversato una situazione complicata, con un mercato difficile e un rapporto non semplice con la tifoseria. È stato scelto un allenatore che, a mio avviso, non era la soluzione più scontata, considerando anche i risultati ottenuti in precedenza con la Nazionale. Eppure oggi la Lazio è prima in classifica. Tanto di cappello a Gattuso e ai giocatori, per quello che stanno facendo".
Questa Lazio è una realtà oppure un bluff?
"Non mi permetterei mai di definirla un bluff in questo momento. Oggi è una realtà e merita la posizione che occupa. Credo però che, alla lunga, sarà difficile mantenere questo rendimento contro club che hanno maggiori risorse e che potranno rinforzarsi anche nel mercato di gennaio. Non so se in futuro la Lazio riuscirà a mantenere questa posizione, ma oggi bisogna riconoscerle i meriti. È uscita dalla Coppa Italia in maniera clamorosa, perdendo contro il Mantova contro ogni pronostico, ma in campionato sta dimostrando di avere qualità e di meritare attenzione".