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EVENTO - Il 25 aprile dello Special Olympics Rowing Meeting: a Roma gare finali con la storia di Alessia Bono al centro della giornata
25.04.2026 18:50 di Napoli Magazine
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Nella giornata della Festa della Liberazione, simbolo di rinascita, libertà e nuovi inizi, lo Special Olympics Rowing Meeting in corso presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo si fa interprete di questi stessi valori, attraverso lo sport e le storie dei suoi protagonisti.

Si è conclusa oggi la seconda intensa giornata di gare, tra finali avvincenti, cerimonie di premiazione e momenti di grande valore umano e sportivo. Un appuntamento internazionale che continua a distinguersi non solo per il livello tecnico delle competizioni, ma soprattutto per le storie straordinarie degli atleti protagonisti.

Al centro della giornata, una testimonianza che racconta con forza il significato più autentico dello sport inclusivo.

Alessia Bono, atleta del team Velocior di La Spezia: «Mi chiamo Alessia, ho ventisei anni e vengo da Levanto. Io nella vita ho avuto un po’ di momenti bui, sono sempre stata una persona che è stata esclusa da tutto. Tante persone al giorno d’oggi pensano: o sei perfetto o sei fuori. Da quando ho iniziato a praticare canottaggio con  Special Olympics mi si è aperto un mondo. Sono molto più contenta perché ho degli amici, mi hanno accettata fin da subito, perché l’aiuto è davvero importantissimo, l’inclusione importantissima, il sentire la fiducia e riuscire a riporla negli altri, soprattutto. Alle prime gare avevo un po’ di timore di entrare in barca, ero terrorizzata. I miei educatori e i volontari mi hanno sempre aiutata a puntare più in alto e ad abbandonare la paura. Con il tempo sono riuscita a superarla. Sono queste sfide qua che ci aiutano a crescere, un po’ come il muro di Berlino che tu man mano lo butti giù. Per me il canottaggio è il modo per sentirmi felice, è una medicina per tutto. Ho lavorato molto anche sull’autonomia, e ciò mi ha aiutato anche proprio a essere me stessa, perché nonostante la mia sindrome rara (sindrome di Turner) non mi sono mai sentita diversa da nessuno. Essere diversi non significa non riuscire a fare quello che fanno gli altri. Oggi il limite è soprattutto culturale. Integrarsi con le altre persone è un po’ difficile, perché molte ti giudicano, e se tu non vivi in certe circostanze non sai cosa vuol dire tutto ciò. Un consiglio che posso dare è di non avere paura di essere se stessi, perché non siamo perfetti, è vero, però noi abbiamo una cosa in più di quello che ci si aspetta, perché solo noi sappiamo quello che riusciamo a fare».

Domani si terrà la giornata conclusiva dell’evento, con un programma ricco e altamente simbolico. Tra gli appuntamenti più attesi, la Unified Experience, in cui equipaggi misti composti da atleti, partner e rappresentanti delle istituzioni remeranno insieme. Un momento che traduce concretamente il valore dell’inclusione: collaborare, sostenersi e avanzare verso un obiettivo comune.

Grande attenzione è dedicata anche alla formazione, grazie al programma “Coach for Inclusion”, rivolto a tecnici italiani e internazionali, con l’obiettivo di fornire strumenti pratici per rendere l’allenamento sempre più accessibile e inclusivo.

L’evento, realizzato con il contributo del Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità e con il sostegno del Ministro per le disabilità, rappresenta un’importante occasione di crescita per il movimento del canottaggio Special Olympics a livello globale, con l’ambizione di vedere questa disciplina inclusa nei Giochi Mondiali Estivi.

Un appuntamento che, ancora una volta, dimostra come lo sport possa essere un motore straordinario di inclusione, dignità e speranza per un futuro migliore.

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EVENTO - Il 25 aprile dello Special Olympics Rowing Meeting: a Roma gare finali con la storia di Alessia Bono al centro della giornata

di Napoli Magazine

25/04/2026 - 18:50

Nella giornata della Festa della Liberazione, simbolo di rinascita, libertà e nuovi inizi, lo Special Olympics Rowing Meeting in corso presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo si fa interprete di questi stessi valori, attraverso lo sport e le storie dei suoi protagonisti.

Si è conclusa oggi la seconda intensa giornata di gare, tra finali avvincenti, cerimonie di premiazione e momenti di grande valore umano e sportivo. Un appuntamento internazionale che continua a distinguersi non solo per il livello tecnico delle competizioni, ma soprattutto per le storie straordinarie degli atleti protagonisti.

Al centro della giornata, una testimonianza che racconta con forza il significato più autentico dello sport inclusivo.

Alessia Bono, atleta del team Velocior di La Spezia: «Mi chiamo Alessia, ho ventisei anni e vengo da Levanto. Io nella vita ho avuto un po’ di momenti bui, sono sempre stata una persona che è stata esclusa da tutto. Tante persone al giorno d’oggi pensano: o sei perfetto o sei fuori. Da quando ho iniziato a praticare canottaggio con  Special Olympics mi si è aperto un mondo. Sono molto più contenta perché ho degli amici, mi hanno accettata fin da subito, perché l’aiuto è davvero importantissimo, l’inclusione importantissima, il sentire la fiducia e riuscire a riporla negli altri, soprattutto. Alle prime gare avevo un po’ di timore di entrare in barca, ero terrorizzata. I miei educatori e i volontari mi hanno sempre aiutata a puntare più in alto e ad abbandonare la paura. Con il tempo sono riuscita a superarla. Sono queste sfide qua che ci aiutano a crescere, un po’ come il muro di Berlino che tu man mano lo butti giù. Per me il canottaggio è il modo per sentirmi felice, è una medicina per tutto. Ho lavorato molto anche sull’autonomia, e ciò mi ha aiutato anche proprio a essere me stessa, perché nonostante la mia sindrome rara (sindrome di Turner) non mi sono mai sentita diversa da nessuno. Essere diversi non significa non riuscire a fare quello che fanno gli altri. Oggi il limite è soprattutto culturale. Integrarsi con le altre persone è un po’ difficile, perché molte ti giudicano, e se tu non vivi in certe circostanze non sai cosa vuol dire tutto ciò. Un consiglio che posso dare è di non avere paura di essere se stessi, perché non siamo perfetti, è vero, però noi abbiamo una cosa in più di quello che ci si aspetta, perché solo noi sappiamo quello che riusciamo a fare».

Domani si terrà la giornata conclusiva dell’evento, con un programma ricco e altamente simbolico. Tra gli appuntamenti più attesi, la Unified Experience, in cui equipaggi misti composti da atleti, partner e rappresentanti delle istituzioni remeranno insieme. Un momento che traduce concretamente il valore dell’inclusione: collaborare, sostenersi e avanzare verso un obiettivo comune.

Grande attenzione è dedicata anche alla formazione, grazie al programma “Coach for Inclusion”, rivolto a tecnici italiani e internazionali, con l’obiettivo di fornire strumenti pratici per rendere l’allenamento sempre più accessibile e inclusivo.

L’evento, realizzato con il contributo del Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità e con il sostegno del Ministro per le disabilità, rappresenta un’importante occasione di crescita per il movimento del canottaggio Special Olympics a livello globale, con l’ambizione di vedere questa disciplina inclusa nei Giochi Mondiali Estivi.

Un appuntamento che, ancora una volta, dimostra come lo sport possa essere un motore straordinario di inclusione, dignità e speranza per un futuro migliore.