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A NAPOLI - "Imbavagliati 2026", il Festival Internazionale di Giornalismo Civile all'Istituto Italiano per gli studi Filosofici, ecco il programma
03.05.2026 09:11 di Napoli Magazine
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Nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa (oggi domenica 3 maggio) è stato annunciato il programma dell'XI edizione di “Imbavagliati”, che si svolgerà a Napoli  dall’11 al 13 maggio. Il “Festival Internazionale di Giornalismo Civile”, ideato e diretto da Désirée Klain, è realizzato in collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – che ospiterà la manifestazione nella sua storica sede di Palazzo Serra di Cassano (via Monte di Dio 14) – con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa, e con il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e Articolo21.
 
Al centro delle riflessioni delle giornate napoletane il recente indice mondiale di Reporters Sans Frontières (RSF) secondo il quale la libertà di stampa globale è al suo minimo storico, con oltre la metà dei Paesi del mondo in una situazione “difficile” o “molto grave”. In questo crollo senza precedenti, l'Italia precipita di sette posizioni, scivolando al 56° posto. Il tema 2026 è “Il silenzio delle Innocenti: chi dimentica diventa colpevole", un faro puntato sulla più sistematica e globale violazione dei diritti umani: quella perpetrata contro le donne, a partire dall'Afghanistan, a quasi cinque anni da quel tradimento che il mondo sembra voler dimenticare. Per questo il Premio Pimentel Fonseca sarà conferito (lunedì 11 maggio) alla giornalista afghana Leila Sarwari (pseudonimo) e, honoris causa, all'inviata di guerra Barbara Schiavulli.
 
La motivazione del premio alla Schiavulli assume un peso ancora maggiore alla luce dei fatti di queste ore: “Barbara Schiavulli si contraddistingue, in un’epoca in cui il giornalismo libero, critico, indipendente, è sotto attacco, per il suo coraggio nell’aver raccontato eventi storici in zone di guerra, attraverso il suo lavoro di inviata, in oltre 30 anni di professione, accendendo sempre una luce sugli ultimi, sulle vittime innocenti, sulle violazioni del diritto universale e dei diritti umani, proseguendo la sua missione di cronista, partigiana tra i partigiani, quando fu parte dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla per aprire, a sprezzo del pericolo, un corridoio umanitario a Gaza, riaffermando la legalità internazionale”.
 
«Annunciamo l'undicesima edizione di Imbavagliati volutamente nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa – afferma Désirée Klain – perché oggi più che mai il nostro non può essere un mero atto celebrativo, ma di pura resistenza. Un atto necessario di fronte a un attacco sistematico che assume i contorni del giornalisticidio a Gaza e in Libano. Con questo festival, quindi, rivendichiamo con forza il ruolo del giornalismo come ‘cane da guardia della democrazia’, proprio mentre si cerca di mettergli il guinzaglio con leggi bavaglio e querele temerarie. L'annuncio in ore così drammatiche per gli attivisti della Freedom Flotilla non è una coincidenza, ma rafforza la convinzione che quando la parola viene negata, che sia a un giornalista o a un attivista, è la libertà di tutti a essere sotto attacco»
 
A sottolineare l'urgenza del messaggio, il musicista Tony Esposito, nella stessa giornata, presenterà in anteprima nazionale per il festival, il brano e il video Esperanto (Help Me), un inno alla pace dedicato ai bambini vittime dei conflitti. 
 
Martedì 12 maggio, nella giornata dedicata alla letteratura “resistente”, sarà in programma un reading musicale La parola negata: Donne che leggono Donne, ideato e curato da Mariarosaria Sciglitano con l’accompagnamento del musicista Gianfranco Coppola. Un coro di voci dal mondo per rompere simbolicamente il silenzio imposto a tante autrici, con le letture di Fatou Diako (Costa d’Avorio) Souzan Fatayer (Palestina), Maite Iervolino (Italia), Alina Narciso (Italia), Indira Pineda (Cuba), Tatsiana Pumpuleva (Bielorussia), Blanca Yennyre Rivero Prieto (Venezuela), Mariarosaria Sciglitano (Italia e Ungheria), Rozita Shoaei (Iran) e Elisabetta Weglik (Polonia).
 
La Mehari di Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano assassinato dalla camorra nel 1985, è simbolo dell’iniziativa per la libertà di stampa, un legame importante tra passato e futuro, che con lo slogan «Chi dimentica diventa colpevole» rinnova ogni anno dal Festival l’appello per chiedere verità e giustizia per altre vittime innocenti, come Giulio Regeni, Ilaria Alpi e Mario Paciolla. 
 
Lunedì 11 maggio. “Imbavagliati” inizierà alle 10 all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli con l’edizione 2026 del Premio Pimentel Fonseca. Il riconoscimento è dedicato alla memoria di Eleonora Pimentel Fonseca, patriota napoletana e fondatrice del giornale “Monitore Napoletano”, che trovò la morte nei moti rivoluzionari napoletani il 20 agosto del 1799 a piazza Mercato. Giornaliste e attiviste, che portano avanti la difesa dei diritti civili, saranno protagoniste della manifestazione in onore della storica giacobina. 
 
Il premio nella sua X edizione, sarà consegnato alle giornaliste Leila Sarwari (Afghanistan) e honoris causa a Barbara Schiavulli (Italia), entrambe impegnate nella difesa dei diritti delle donne e dell’informazione indipendente. Due figure che rappresentano, in modi diversi, il valore della parola come atto di resistenza.
 
La giornalista italiana vincitrice di numerosi premi, tra cui il Premio Lucchetta (2007), il Premio Antonio Russo (2008), il Premio Maria Grazia Cutuli (2010) e il Premio Enzo Baldoni (2014), è cofondatrice e direttrice di Radio Bullets. 
 
Proprio per la sua testata lavora la cronista afghana Leila Sarwari, il cui vero nome è tenuto nascosto per motivi di sicurezza, ma Radio Bullets  la conosce molto bene. Leila ha studiato all’università di Kabul, ha fatto un master, e il suo sogno era diventare una diplomatica. La sua vita e i suoi sogni, come per tutte le donne afghane che hanno studiato o lavorano o sono socialmente impegnate, si sono infranti il 15 agosto del 2021 quando i talebani hanno preso il potere consegnato loro dagli americani e dalla Nato che, così facendo, hanno tradito le speranze di milioni di donne che ora vivono in un regime di apartheid di genere. 
 
Sentire la loro voce è un modo per non dimenticarle e per noi un monito per quello che il potere fa quando le società civili non intervengono.
 
Ad aprire la cerimonia i saluti del presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Massimiliano Marotta. A seguire, l’esibizione della compagnia I SUD, che da anni fa del teatro un luogo di incontro tra Napoli, una delle porte dei Sud del mondo, e le comunità africane presenti sul territorio con l’obiettivo di contribuire a cambiare la narrazione di un fenomeno epocale come quello delle migrazioni.
 
L’XI edizione di “Imbavagliati” rende omaggio a Gianni Sallustro, con la sua Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema; l’attore e regista napoletano aveva “donato” al festival e al Premio Pimentel Fonseca, in tante edizioni, uno straordinario spettacolo in costume con abiti storici di Costantino Lombardo, che raccontava la storia e gli ultimi giorni di vita di Donna Eleonora. Una performance di grande impatto emotivo, con costruzioni d'insieme uniche, canti, balli e cori suggestivi, che avevano emozionato il pubblico e i tanti testimoni, come Carlos Bardem nella Chiesa del Carmine di Napoli, ma anche l’avvocata Stella Morris, moglie di Juliane Assange, l’attrice Marisa Laurito. In particolare una loro dedica epica commosse Anna Motta e Pino Paciolla quando, nel 2022, la Compagnia concluse la scena finale, chiedendo in abiti rivoluzionari e partigiani, verità e giustizia per Mario Paciolla. Durante la cerimonia sarà proiettato il video di quel momento.
 
Sallustro non era solo un attore, un regista, un Maestro instancabile per i suoi tanti alunni, ma un visionario che aveva sognato un teatro bello, forte e determinato come la sua arte, rilevando il Teatro Instabile nel cuore del centro storico fondato nel 1967 da Michele Del Grosso. Un talento, anche organizzativo, sempre sensibile ai temi della cultura della legalità e alla formazione dei giovani. Con Roberta D’Agostino da anni portava avanti anche il Premio Talentum, e sarà proprio la giornalista napoletana a ricordarlo con un intervento congiunto con Marcello Radano, presidente della Talentum Production. A seguire la testimonianza di Anna Motta e Pino Paciolla, genitori di Mario Paciolla, cooperante dell’Onu in Colombia, trovato senza vita per cause ancora da accertare, nel suo appartamento di S. Vicente del Caguán, il 15 luglio del 2020. La sua famiglia, i parenti, gli amici e tutti coloro che l'hanno conosciuto e sono stati coinvolti dalla sua umanità, chiedono "Verità e Giustizia”, soprattutto dopo la recente richiesta di archiviazione della Procura di Roma continua la campagna, #Noinonarchiviamo. Negli anni per Mario sono state realizzate tante importanti iniziative: murales, strade, panchine, manifestazioni, perché “chi dimentica diventa colpevole”. Mario, che era anche giornalista iscritto all’Ordine della Campania, aveva scoperto verità scomode durante il suo mandato in Colombia come osservatore dell’Onu per il rispetto degli accordi di pace tra il governo locale e le Farc (le Forze armate rivoluzionarie colombiane). Saranno, inoltre, presentati, in anteprima nazionale, il nuovo brano e video di Tony Esposito Esperanto (Help Me), uno straordinario inno alla pace, dedicato a tutti i bambini del mondo, vittime della guerra. Poi l’intervento della giornalista congolese Miphy Buata Eleke e della giornalista messicana Kena A. Megan, che parleranno della condizione delle donne nei loro paesi. Ancora l’intervento di Nino Daniele, presidente del comitato scientifico del premio, Giuseppe Giulietti, coordinatore nazionale di Articolo21, Claudio Silvestri, segretario Aggiunto della FNSI e Vittorio Di Trapani, presidente della FNSI. 
 
Martedì 12 maggio. Il 12 maggio il Festival di Giornalismo Civile inaugura una maratona di letture dedicata alle storie delle donne raccontate da giornalisti e inviati impegnati sul fronte dei diritti umani.
 
Un percorso fatto di parole e testimonianze che attraversano guerre, violenze e resistenze, restituendo voce a chi troppo spesso resta invisibile.
 
Si inizia con La parola negata: Donne che leggono Donne, reading musicale ideato e curato dalla giornalista napoletana Mariarosaria Sciglitano, dedicato a scrittrici e poetesse che abbiano levato la loro voce in contesti sociali e geopolitici instabili o difficili nei quali la libertà di espressione sia stata fortemente limitata o negata. Giornaliste, traduttrici, docenti, attiviste, funzionarie di diversa provenienza, tutte operanti a Napoli, accompagnate dal violoncello di Gianfranco Coppola, reciteranno poesie e brani di opere letterarie dalle lingue: araba, ceca, iraniana, italiana, polacca russa, spagnola, ungherese, dando voce a realtà come per esempio quella palestinese, cubana, iraniana che rappresentano scenari caldi all’interno di un contesto sempre più vicino a un conflitto mondiale. Le letture saranno eseguite da: Fatou Diako (Costa d’Avorio; Presidente dell’Associazione HAMEF), Souzan Fatayer (Palestina; lettore esperto di Lingua araba, esponente della Comunità palestinese della Campania), Maite Iervolino  (Italia; boemista e scrittrice), Alina Narciso (Italia; regista teatrale, drammaturga e traduttrice), Indira Pineda (Cuba; sociologa), Tatsiana Pumpuleva (Bielorussia; mediatrice culturale), Blanca Yennyre Rivero Prieto (Venezuela; educatrice professionale socio-pedagogica), Mariarosaria Sciglitano (Italia e Ungheria; giornalista culturale, magiarista e traduttrice editoriale), Rozita Shoaei (Iran; Associazione culturale Azadi degli iraniani di Napoli, Movimento donna vita libertà Rete mondiale per la liberazione dei prigionieri politici) e Elisabetta Weglik (Polonia; Collettivo Politico-Culturale GalleRi Art).
 
Seguirà una doppia presentazione con il racconto della storia di due donne, censurate dalla storia. Da una parte, la chimica ribelle Maria Bakunin che sfidò le convenzioni scientifiche e sociali; dall'altra, la bibliotecaria Guerriera Guerrieri, che difese i libri come arma contro la barbarie. Le loro vite emblematiche e a lungo relegate ai margini della storia sono al centro di un dialogo incrociato tra le autrici Mirella Armiero (Un Pensiero ribelle) e Vincenza Alfano (La Guerriera dei libri), entrambi i romanzi sono editi da Solferino. In un rovesciamento dei ruoli, ciascuna presenta il libro dell'altra non per celebrare due figure, ma per analizzare criticamente le ragioni della loro rimozione. L'incontro diventa così un'indagine sulla memoria negata e sulla cultura come strumento indispensabile di lotta e di affermazione dei diritti.
 
L’incontro prosegue con protagonista la giornalista Barbara Schiavulli che presenterà Burqa Queen (edizioni Radio Bullets), un libro potente che segue le vite di donne afghane alle prese con il ritorno dei talebani, tra perdita di libertà e coraggio quotidiano: Layla, Faruz e Farida sono una giovane sposa, un'ex poliziotta e un'ex insegnante travolte dalle nuove regole del regime e immerse in una violenza senza precedenti da quando l'Occidente ha voltato le spalle alle donne afghane. Per 20 anni si erano rimboccate le maniche per costruire una società civile, ora uccisa, evacuata o nascosta. Le tre arrancano per sopravvivere un giorno dopo l'altro immerse nella disperazione di un genere che gli estremisti stanno cercando di cancellare. Hanno capito che ci sono solo due alternative: soccombere o reagire; a presentare il libro con l’autrice, il giornalista e storico Massimo Congiu. La maratona continua con l’inviato Stefano Corradino, giornalista di Rainews24 e direttore di Articolo21. Inviato di cronaca di quelli che consumano le suole delle scarpe per raccontare i fatti proprio lì dove accadono è anche cantautore e musicista e ha inciso un disco Note di Cronaca (pubblicato da Villaggio Maori), ispirato ad alcune storie vere raccontate nei suoi servizi televisivi. Il disco in vinile è diventato anche un libro. Tra le storie che ha raccontato la gran parte è al femminile. Una delle protagoniste è Deborah, partita con il padre dalla Costa d'Avorio in gommone per arrivare a Napoli. E in un viaggio disperato ha perso la madre e tre fratelli. Stefano Corradino racconta la storia di Deborah che ora sogna di diventare avvocata per contrastare le ingiustizie. Il libro sarà presentato dall’attivista Fatou Diako e la giornalista Désirée Klain, parti integranti della storia raccontata. 
 
A seguire Paolo Siani, pediatra e componente del Tavolo per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Napoli e Elena Cimmino, avvocata e vice presidente di “Carcere possibile onlus” discuteranno in un focus dedicato al tema Mai più bambini innocenti in carcere; su questo argomento il fratello di Giancarlo Siani, quando nel 2022 rivestiva la carica di deputato, presentò in Parlamento una legge - purtroppo non approvata per il via libera definitivo dal Senato  - che aveva lo scopo di impedire che i bambini di età inferiore a sei anni, al seguito delle madri detenute, varcassero la soglia del carcere, promuovendo il modello delle case famiglie protette.
 
Successivamente l’intervento di Massimo Congiu, giornalista e storico, autore di Micromega e operatore carcerario: che cosa significa punire? Quali comportamenti meritano di essere affidati alla sfera penale in uno Stato di diritto? Sono le questioni su cui Micromega si interroga nel volume dal titolo Dei delitti e delle pene uscito a gennaio e interamente dedicato alla problematica carceraria. 
 
Con Siria, il giorno dopo (add Editore), Asmae Dachan presenta ad “Imbavagliati” un viaggio che da Ancona, dov’e` nata, la porta ad Aleppo, la citta` della sua famiglia, per comporre un mosaico di luoghi e persone. Da Jiza, la citta` di Hamza al-Khatib, torturato e ucciso a undici anni, a Dar’a; da Darayya a Sednaya, «la macelleria umana di Assad»; da Damasco, dove la guerra sembra non esserci mai stata, a Ghouta, Homs e Hama, Idlib e infine Aleppo, le radici. Incontri pieni di dolore si mescolano a incontri di speranza, come quelli con due adolescenti che salvano libri e oggetti d’arte o un artigiano che riapre la sua bottega di biciclette. Storie di famiglie che riportano in vita i morti e gli scomparsi, i mafqud, le persone arrestate, allontanate forzatamente dalle loro case, lasciando chi resta in una vita sospesa. Come si scrive la parola fine a tutto questo? Con l’autrice interverrà Eva Serio, presidente dell'associazione BaCuLe.
 
Mercoledì 13 maggio. Il Festival di Giornalismo Civile nella terza giornata dedica uno speciale ai diritti negati alle donne in Italia con incontri, dibattiti e testimonianze. 
 
Si inizia con il focus: Matilde: una madre dimenticata con l’avvocata Elena Coccia e l’autrice Chiara Freddi. Al centro del racconto un episodio tragico, dimenticato troppo in fretta: l’omicidio di Matilde Sorrentino, trattato di recente con uno speciale di “Confidential”.  Matilde era una mamma-coraggio di Torre Annunziata uccisa con quattro colpi al volto il 26 marzo 2004 per aver denunciato un giro di abusi nella scuola elementare frequentata dal figlio. Dopo molti anni (2021) nel corso di intercettazioni il PM individua il mandante, viene condannato in primo e secondo grado ma la sentenza viene rinviata all’appello dalla Cassazione. È in corso il processo per la seconda volta in appello. Chi ha voluto che Matilde pagasse con la vita la sua fiducia nella giustizia?
 
L’avvocata del figlio, Elena Coccia, e l’autrice della puntata di “Confidential”, Chiara Freddi, cercheranno di squarciare il velo di omertà. 
 
Particolare attenzione sarà dedicata agli stereotipi e alle forme linguistiche che rischiano di colpevolizzare le vittime o attenuare la gravità dei fatti nei linguaggi giornalistici in tema di femminicidio con l’intervento della giornalista Graziella Di Mambro, caposervizio giudiziaria a Latina Oggi e responsabile per la legalità dell’associazione Articolo 21. Un’occasione per riflettere sul ruolo di un’informazione più consapevole, responsabile e attenta ai diritti.
 
La violenza sulle donne è quasi sempre accompagnata da insulti volgari e misogini. Ciò che emerge direttamente dagli atti giudiziari è una doppia violenza che mai viene punita come tale, nella descrizione del reato di violenza gli epiteti sessisti sono solo un corollario mentre per la vittima sono una lesione psicologica e morale forse anche più grave del reato stesso. La giornalista Di Mambro presenterà una parte del dossier raccolto finora attingendo direttamente dai procedimenti seguiti. Alla tavola parteciperà la cronista Titty Improta - consigliera CNOG (Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti) e componente della Commissione Pari Opportunità che illustrerà il lavoro della CPO nell’ordine dei giornalisti e il percorso formativo per diffondere la cultura della parità di genere e combattere gli stereotipi nei confronti delle donne vittime di violenza. 
 
La CPO dell’ordine dei giornalisti della Campania, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha sostenuto il cortometraggio della regista e giornalista Dolly Make Up, 6 minuti e 34 secondi per smascherare il dolore e per rispondere alla domanda: fino a che punto tolleriamo la violenza e non la riconosciamo più? Ne parleremo con la regista Giuliana Boni.
 
Infine l’intervento di Mirella La Magna, fondatrice del Gridas: era il 1981 quando Felice Pignataro e Mirella, “sua compagna di vita” trasformarono un immobile abbandonato, destinato fin dalla costruzione a essere un centro sociale, in un presidio culturale noto per il Carnevale di Scampia. La Corte d’Appello, nel novembre 2025, ha confermato lo stato di “occupazione senza titolo” e ordinato il rilascio. Paradossalmente l’associazione era stata assolta in sede penale nel 2013 con il riconoscimento del suo “valore sociale per la collettività”. Oggi la sentenza civile ignora una realtà costruita in decenni di gratuità e impegno. Mai una sola richiesta di finanziamenti pubblici. Il Gridas ha sottratto questo bene all’incuria e all’abbandono, lo ha mantenuto nella sua destinazione d’uso, tenendo aperte le sue porte al quartiere, pagandone le utenze e cercando soluzioni per regolarizzare la sua presenza nello spazio e rappresentando per decenni un “pronto soccorso culturale”: laboratori, murales, cineforum settimanali, il carnevale che ha costruito un’identità collettiva.
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di Napoli Magazine

03/05/2026 - 09:11

Nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa (oggi domenica 3 maggio) è stato annunciato il programma dell'XI edizione di “Imbavagliati”, che si svolgerà a Napoli  dall’11 al 13 maggio. Il “Festival Internazionale di Giornalismo Civile”, ideato e diretto da Désirée Klain, è realizzato in collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici – che ospiterà la manifestazione nella sua storica sede di Palazzo Serra di Cassano (via Monte di Dio 14) – con l’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani, con la Federazione Nazionale della Stampa, e con il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania e Articolo21.
 
Al centro delle riflessioni delle giornate napoletane il recente indice mondiale di Reporters Sans Frontières (RSF) secondo il quale la libertà di stampa globale è al suo minimo storico, con oltre la metà dei Paesi del mondo in una situazione “difficile” o “molto grave”. In questo crollo senza precedenti, l'Italia precipita di sette posizioni, scivolando al 56° posto. Il tema 2026 è “Il silenzio delle Innocenti: chi dimentica diventa colpevole", un faro puntato sulla più sistematica e globale violazione dei diritti umani: quella perpetrata contro le donne, a partire dall'Afghanistan, a quasi cinque anni da quel tradimento che il mondo sembra voler dimenticare. Per questo il Premio Pimentel Fonseca sarà conferito (lunedì 11 maggio) alla giornalista afghana Leila Sarwari (pseudonimo) e, honoris causa, all'inviata di guerra Barbara Schiavulli.
 
La motivazione del premio alla Schiavulli assume un peso ancora maggiore alla luce dei fatti di queste ore: “Barbara Schiavulli si contraddistingue, in un’epoca in cui il giornalismo libero, critico, indipendente, è sotto attacco, per il suo coraggio nell’aver raccontato eventi storici in zone di guerra, attraverso il suo lavoro di inviata, in oltre 30 anni di professione, accendendo sempre una luce sugli ultimi, sulle vittime innocenti, sulle violazioni del diritto universale e dei diritti umani, proseguendo la sua missione di cronista, partigiana tra i partigiani, quando fu parte dell’equipaggio della Global Sumud Flotilla per aprire, a sprezzo del pericolo, un corridoio umanitario a Gaza, riaffermando la legalità internazionale”.
 
«Annunciamo l'undicesima edizione di Imbavagliati volutamente nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa – afferma Désirée Klain – perché oggi più che mai il nostro non può essere un mero atto celebrativo, ma di pura resistenza. Un atto necessario di fronte a un attacco sistematico che assume i contorni del giornalisticidio a Gaza e in Libano. Con questo festival, quindi, rivendichiamo con forza il ruolo del giornalismo come ‘cane da guardia della democrazia’, proprio mentre si cerca di mettergli il guinzaglio con leggi bavaglio e querele temerarie. L'annuncio in ore così drammatiche per gli attivisti della Freedom Flotilla non è una coincidenza, ma rafforza la convinzione che quando la parola viene negata, che sia a un giornalista o a un attivista, è la libertà di tutti a essere sotto attacco»
 
A sottolineare l'urgenza del messaggio, il musicista Tony Esposito, nella stessa giornata, presenterà in anteprima nazionale per il festival, il brano e il video Esperanto (Help Me), un inno alla pace dedicato ai bambini vittime dei conflitti. 
 
Martedì 12 maggio, nella giornata dedicata alla letteratura “resistente”, sarà in programma un reading musicale La parola negata: Donne che leggono Donne, ideato e curato da Mariarosaria Sciglitano con l’accompagnamento del musicista Gianfranco Coppola. Un coro di voci dal mondo per rompere simbolicamente il silenzio imposto a tante autrici, con le letture di Fatou Diako (Costa d’Avorio) Souzan Fatayer (Palestina), Maite Iervolino (Italia), Alina Narciso (Italia), Indira Pineda (Cuba), Tatsiana Pumpuleva (Bielorussia), Blanca Yennyre Rivero Prieto (Venezuela), Mariarosaria Sciglitano (Italia e Ungheria), Rozita Shoaei (Iran) e Elisabetta Weglik (Polonia).
 
La Mehari di Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano assassinato dalla camorra nel 1985, è simbolo dell’iniziativa per la libertà di stampa, un legame importante tra passato e futuro, che con lo slogan «Chi dimentica diventa colpevole» rinnova ogni anno dal Festival l’appello per chiedere verità e giustizia per altre vittime innocenti, come Giulio Regeni, Ilaria Alpi e Mario Paciolla. 
 
Lunedì 11 maggio. “Imbavagliati” inizierà alle 10 all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli con l’edizione 2026 del Premio Pimentel Fonseca. Il riconoscimento è dedicato alla memoria di Eleonora Pimentel Fonseca, patriota napoletana e fondatrice del giornale “Monitore Napoletano”, che trovò la morte nei moti rivoluzionari napoletani il 20 agosto del 1799 a piazza Mercato. Giornaliste e attiviste, che portano avanti la difesa dei diritti civili, saranno protagoniste della manifestazione in onore della storica giacobina. 
 
Il premio nella sua X edizione, sarà consegnato alle giornaliste Leila Sarwari (Afghanistan) e honoris causa a Barbara Schiavulli (Italia), entrambe impegnate nella difesa dei diritti delle donne e dell’informazione indipendente. Due figure che rappresentano, in modi diversi, il valore della parola come atto di resistenza.
 
La giornalista italiana vincitrice di numerosi premi, tra cui il Premio Lucchetta (2007), il Premio Antonio Russo (2008), il Premio Maria Grazia Cutuli (2010) e il Premio Enzo Baldoni (2014), è cofondatrice e direttrice di Radio Bullets. 
 
Proprio per la sua testata lavora la cronista afghana Leila Sarwari, il cui vero nome è tenuto nascosto per motivi di sicurezza, ma Radio Bullets  la conosce molto bene. Leila ha studiato all’università di Kabul, ha fatto un master, e il suo sogno era diventare una diplomatica. La sua vita e i suoi sogni, come per tutte le donne afghane che hanno studiato o lavorano o sono socialmente impegnate, si sono infranti il 15 agosto del 2021 quando i talebani hanno preso il potere consegnato loro dagli americani e dalla Nato che, così facendo, hanno tradito le speranze di milioni di donne che ora vivono in un regime di apartheid di genere. 
 
Sentire la loro voce è un modo per non dimenticarle e per noi un monito per quello che il potere fa quando le società civili non intervengono.
 
Ad aprire la cerimonia i saluti del presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Massimiliano Marotta. A seguire, l’esibizione della compagnia I SUD, che da anni fa del teatro un luogo di incontro tra Napoli, una delle porte dei Sud del mondo, e le comunità africane presenti sul territorio con l’obiettivo di contribuire a cambiare la narrazione di un fenomeno epocale come quello delle migrazioni.
 
L’XI edizione di “Imbavagliati” rende omaggio a Gianni Sallustro, con la sua Accademia Vesuviana del Teatro e Cinema; l’attore e regista napoletano aveva “donato” al festival e al Premio Pimentel Fonseca, in tante edizioni, uno straordinario spettacolo in costume con abiti storici di Costantino Lombardo, che raccontava la storia e gli ultimi giorni di vita di Donna Eleonora. Una performance di grande impatto emotivo, con costruzioni d'insieme uniche, canti, balli e cori suggestivi, che avevano emozionato il pubblico e i tanti testimoni, come Carlos Bardem nella Chiesa del Carmine di Napoli, ma anche l’avvocata Stella Morris, moglie di Juliane Assange, l’attrice Marisa Laurito. In particolare una loro dedica epica commosse Anna Motta e Pino Paciolla quando, nel 2022, la Compagnia concluse la scena finale, chiedendo in abiti rivoluzionari e partigiani, verità e giustizia per Mario Paciolla. Durante la cerimonia sarà proiettato il video di quel momento.
 
Sallustro non era solo un attore, un regista, un Maestro instancabile per i suoi tanti alunni, ma un visionario che aveva sognato un teatro bello, forte e determinato come la sua arte, rilevando il Teatro Instabile nel cuore del centro storico fondato nel 1967 da Michele Del Grosso. Un talento, anche organizzativo, sempre sensibile ai temi della cultura della legalità e alla formazione dei giovani. Con Roberta D’Agostino da anni portava avanti anche il Premio Talentum, e sarà proprio la giornalista napoletana a ricordarlo con un intervento congiunto con Marcello Radano, presidente della Talentum Production. A seguire la testimonianza di Anna Motta e Pino Paciolla, genitori di Mario Paciolla, cooperante dell’Onu in Colombia, trovato senza vita per cause ancora da accertare, nel suo appartamento di S. Vicente del Caguán, il 15 luglio del 2020. La sua famiglia, i parenti, gli amici e tutti coloro che l'hanno conosciuto e sono stati coinvolti dalla sua umanità, chiedono "Verità e Giustizia”, soprattutto dopo la recente richiesta di archiviazione della Procura di Roma continua la campagna, #Noinonarchiviamo. Negli anni per Mario sono state realizzate tante importanti iniziative: murales, strade, panchine, manifestazioni, perché “chi dimentica diventa colpevole”. Mario, che era anche giornalista iscritto all’Ordine della Campania, aveva scoperto verità scomode durante il suo mandato in Colombia come osservatore dell’Onu per il rispetto degli accordi di pace tra il governo locale e le Farc (le Forze armate rivoluzionarie colombiane). Saranno, inoltre, presentati, in anteprima nazionale, il nuovo brano e video di Tony Esposito Esperanto (Help Me), uno straordinario inno alla pace, dedicato a tutti i bambini del mondo, vittime della guerra. Poi l’intervento della giornalista congolese Miphy Buata Eleke e della giornalista messicana Kena A. Megan, che parleranno della condizione delle donne nei loro paesi. Ancora l’intervento di Nino Daniele, presidente del comitato scientifico del premio, Giuseppe Giulietti, coordinatore nazionale di Articolo21, Claudio Silvestri, segretario Aggiunto della FNSI e Vittorio Di Trapani, presidente della FNSI. 
 
Martedì 12 maggio. Il 12 maggio il Festival di Giornalismo Civile inaugura una maratona di letture dedicata alle storie delle donne raccontate da giornalisti e inviati impegnati sul fronte dei diritti umani.
 
Un percorso fatto di parole e testimonianze che attraversano guerre, violenze e resistenze, restituendo voce a chi troppo spesso resta invisibile.
 
Si inizia con La parola negata: Donne che leggono Donne, reading musicale ideato e curato dalla giornalista napoletana Mariarosaria Sciglitano, dedicato a scrittrici e poetesse che abbiano levato la loro voce in contesti sociali e geopolitici instabili o difficili nei quali la libertà di espressione sia stata fortemente limitata o negata. Giornaliste, traduttrici, docenti, attiviste, funzionarie di diversa provenienza, tutte operanti a Napoli, accompagnate dal violoncello di Gianfranco Coppola, reciteranno poesie e brani di opere letterarie dalle lingue: araba, ceca, iraniana, italiana, polacca russa, spagnola, ungherese, dando voce a realtà come per esempio quella palestinese, cubana, iraniana che rappresentano scenari caldi all’interno di un contesto sempre più vicino a un conflitto mondiale. Le letture saranno eseguite da: Fatou Diako (Costa d’Avorio; Presidente dell’Associazione HAMEF), Souzan Fatayer (Palestina; lettore esperto di Lingua araba, esponente della Comunità palestinese della Campania), Maite Iervolino  (Italia; boemista e scrittrice), Alina Narciso (Italia; regista teatrale, drammaturga e traduttrice), Indira Pineda (Cuba; sociologa), Tatsiana Pumpuleva (Bielorussia; mediatrice culturale), Blanca Yennyre Rivero Prieto (Venezuela; educatrice professionale socio-pedagogica), Mariarosaria Sciglitano (Italia e Ungheria; giornalista culturale, magiarista e traduttrice editoriale), Rozita Shoaei (Iran; Associazione culturale Azadi degli iraniani di Napoli, Movimento donna vita libertà Rete mondiale per la liberazione dei prigionieri politici) e Elisabetta Weglik (Polonia; Collettivo Politico-Culturale GalleRi Art).
 
Seguirà una doppia presentazione con il racconto della storia di due donne, censurate dalla storia. Da una parte, la chimica ribelle Maria Bakunin che sfidò le convenzioni scientifiche e sociali; dall'altra, la bibliotecaria Guerriera Guerrieri, che difese i libri come arma contro la barbarie. Le loro vite emblematiche e a lungo relegate ai margini della storia sono al centro di un dialogo incrociato tra le autrici Mirella Armiero (Un Pensiero ribelle) e Vincenza Alfano (La Guerriera dei libri), entrambi i romanzi sono editi da Solferino. In un rovesciamento dei ruoli, ciascuna presenta il libro dell'altra non per celebrare due figure, ma per analizzare criticamente le ragioni della loro rimozione. L'incontro diventa così un'indagine sulla memoria negata e sulla cultura come strumento indispensabile di lotta e di affermazione dei diritti.
 
L’incontro prosegue con protagonista la giornalista Barbara Schiavulli che presenterà Burqa Queen (edizioni Radio Bullets), un libro potente che segue le vite di donne afghane alle prese con il ritorno dei talebani, tra perdita di libertà e coraggio quotidiano: Layla, Faruz e Farida sono una giovane sposa, un'ex poliziotta e un'ex insegnante travolte dalle nuove regole del regime e immerse in una violenza senza precedenti da quando l'Occidente ha voltato le spalle alle donne afghane. Per 20 anni si erano rimboccate le maniche per costruire una società civile, ora uccisa, evacuata o nascosta. Le tre arrancano per sopravvivere un giorno dopo l'altro immerse nella disperazione di un genere che gli estremisti stanno cercando di cancellare. Hanno capito che ci sono solo due alternative: soccombere o reagire; a presentare il libro con l’autrice, il giornalista e storico Massimo Congiu. La maratona continua con l’inviato Stefano Corradino, giornalista di Rainews24 e direttore di Articolo21. Inviato di cronaca di quelli che consumano le suole delle scarpe per raccontare i fatti proprio lì dove accadono è anche cantautore e musicista e ha inciso un disco Note di Cronaca (pubblicato da Villaggio Maori), ispirato ad alcune storie vere raccontate nei suoi servizi televisivi. Il disco in vinile è diventato anche un libro. Tra le storie che ha raccontato la gran parte è al femminile. Una delle protagoniste è Deborah, partita con il padre dalla Costa d'Avorio in gommone per arrivare a Napoli. E in un viaggio disperato ha perso la madre e tre fratelli. Stefano Corradino racconta la storia di Deborah che ora sogna di diventare avvocata per contrastare le ingiustizie. Il libro sarà presentato dall’attivista Fatou Diako e la giornalista Désirée Klain, parti integranti della storia raccontata. 
 
A seguire Paolo Siani, pediatra e componente del Tavolo per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Napoli e Elena Cimmino, avvocata e vice presidente di “Carcere possibile onlus” discuteranno in un focus dedicato al tema Mai più bambini innocenti in carcere; su questo argomento il fratello di Giancarlo Siani, quando nel 2022 rivestiva la carica di deputato, presentò in Parlamento una legge - purtroppo non approvata per il via libera definitivo dal Senato  - che aveva lo scopo di impedire che i bambini di età inferiore a sei anni, al seguito delle madri detenute, varcassero la soglia del carcere, promuovendo il modello delle case famiglie protette.
 
Successivamente l’intervento di Massimo Congiu, giornalista e storico, autore di Micromega e operatore carcerario: che cosa significa punire? Quali comportamenti meritano di essere affidati alla sfera penale in uno Stato di diritto? Sono le questioni su cui Micromega si interroga nel volume dal titolo Dei delitti e delle pene uscito a gennaio e interamente dedicato alla problematica carceraria. 
 
Con Siria, il giorno dopo (add Editore), Asmae Dachan presenta ad “Imbavagliati” un viaggio che da Ancona, dov’e` nata, la porta ad Aleppo, la citta` della sua famiglia, per comporre un mosaico di luoghi e persone. Da Jiza, la citta` di Hamza al-Khatib, torturato e ucciso a undici anni, a Dar’a; da Darayya a Sednaya, «la macelleria umana di Assad»; da Damasco, dove la guerra sembra non esserci mai stata, a Ghouta, Homs e Hama, Idlib e infine Aleppo, le radici. Incontri pieni di dolore si mescolano a incontri di speranza, come quelli con due adolescenti che salvano libri e oggetti d’arte o un artigiano che riapre la sua bottega di biciclette. Storie di famiglie che riportano in vita i morti e gli scomparsi, i mafqud, le persone arrestate, allontanate forzatamente dalle loro case, lasciando chi resta in una vita sospesa. Come si scrive la parola fine a tutto questo? Con l’autrice interverrà Eva Serio, presidente dell'associazione BaCuLe.
 
Mercoledì 13 maggio. Il Festival di Giornalismo Civile nella terza giornata dedica uno speciale ai diritti negati alle donne in Italia con incontri, dibattiti e testimonianze. 
 
Si inizia con il focus: Matilde: una madre dimenticata con l’avvocata Elena Coccia e l’autrice Chiara Freddi. Al centro del racconto un episodio tragico, dimenticato troppo in fretta: l’omicidio di Matilde Sorrentino, trattato di recente con uno speciale di “Confidential”.  Matilde era una mamma-coraggio di Torre Annunziata uccisa con quattro colpi al volto il 26 marzo 2004 per aver denunciato un giro di abusi nella scuola elementare frequentata dal figlio. Dopo molti anni (2021) nel corso di intercettazioni il PM individua il mandante, viene condannato in primo e secondo grado ma la sentenza viene rinviata all’appello dalla Cassazione. È in corso il processo per la seconda volta in appello. Chi ha voluto che Matilde pagasse con la vita la sua fiducia nella giustizia?
 
L’avvocata del figlio, Elena Coccia, e l’autrice della puntata di “Confidential”, Chiara Freddi, cercheranno di squarciare il velo di omertà. 
 
Particolare attenzione sarà dedicata agli stereotipi e alle forme linguistiche che rischiano di colpevolizzare le vittime o attenuare la gravità dei fatti nei linguaggi giornalistici in tema di femminicidio con l’intervento della giornalista Graziella Di Mambro, caposervizio giudiziaria a Latina Oggi e responsabile per la legalità dell’associazione Articolo 21. Un’occasione per riflettere sul ruolo di un’informazione più consapevole, responsabile e attenta ai diritti.
 
La violenza sulle donne è quasi sempre accompagnata da insulti volgari e misogini. Ciò che emerge direttamente dagli atti giudiziari è una doppia violenza che mai viene punita come tale, nella descrizione del reato di violenza gli epiteti sessisti sono solo un corollario mentre per la vittima sono una lesione psicologica e morale forse anche più grave del reato stesso. La giornalista Di Mambro presenterà una parte del dossier raccolto finora attingendo direttamente dai procedimenti seguiti. Alla tavola parteciperà la cronista Titty Improta - consigliera CNOG (Consiglio Nazionale Ordine Giornalisti) e componente della Commissione Pari Opportunità che illustrerà il lavoro della CPO nell’ordine dei giornalisti e il percorso formativo per diffondere la cultura della parità di genere e combattere gli stereotipi nei confronti delle donne vittime di violenza. 
 
La CPO dell’ordine dei giornalisti della Campania, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha sostenuto il cortometraggio della regista e giornalista Dolly Make Up, 6 minuti e 34 secondi per smascherare il dolore e per rispondere alla domanda: fino a che punto tolleriamo la violenza e non la riconosciamo più? Ne parleremo con la regista Giuliana Boni.
 
Infine l’intervento di Mirella La Magna, fondatrice del Gridas: era il 1981 quando Felice Pignataro e Mirella, “sua compagna di vita” trasformarono un immobile abbandonato, destinato fin dalla costruzione a essere un centro sociale, in un presidio culturale noto per il Carnevale di Scampia. La Corte d’Appello, nel novembre 2025, ha confermato lo stato di “occupazione senza titolo” e ordinato il rilascio. Paradossalmente l’associazione era stata assolta in sede penale nel 2013 con il riconoscimento del suo “valore sociale per la collettività”. Oggi la sentenza civile ignora una realtà costruita in decenni di gratuità e impegno. Mai una sola richiesta di finanziamenti pubblici. Il Gridas ha sottratto questo bene all’incuria e all’abbandono, lo ha mantenuto nella sua destinazione d’uso, tenendo aperte le sue porte al quartiere, pagandone le utenze e cercando soluzioni per regolarizzare la sua presenza nello spazio e rappresentando per decenni un “pronto soccorso culturale”: laboratori, murales, cineforum settimanali, il carnevale che ha costruito un’identità collettiva.